La stella polare

"Vita e Pensiero" dell'Università Cattolica di Milano

Le difficoltà dell’Europa sono evidenti; meno le possibili soluzioni per una ripresa. Occorre “ridurre il peso degli Stati e ripensare un’identità adatta al contesto globale, contro le tendenze nichilistiche del capitalismo del XXI secolo”. Questa, in sintesi, l’opinione di Mauro Magatti, preside della Facoltà di sociologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (Italia). In un articolo pubblicato sul n.5 di “Vita e Pensiero”, rivista bimestrale di cultura dell’Ateneo, Magatti definisce “seria” la prognosi sul continente, ma auspica che “le difficoltà poste dalla nuova fase storica costituiscano l’occasione per una «rinascenza» dello spirito europeo, come già altre volte è accaduto nel corso della sua storia millenaria”.L’analisi. I problemi che attraversano l’Europa, rileva lo studioso, “toccano un po’ tutti gli ambiti della vita sociale: dalle deludenti prestazioni in tema di innovazione e produttività al rapido invecchiamento della popolazione (solo in parte compensato dall’arrivo di nuove popolazioni di immigrati, peraltro oggetto di forti tensioni sociali); dalla scioccante esperienza di impotenza lasciata dalla grave crisi dei Balcani negli anni Novanta fino alla diffusa sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni – nazionali e continentali – che costituisce un terreno fertile sul quale sorgono non solo istanze regionaliste e autonomiste, ma persino vere e proprie venature antidemocratiche”. Il tutto “acutizzato dalla crescente fragilità finanziaria di diversi Stati, alle prese con deficit sempre meno agevoli da gestire”.Il “nichilismo sorridente”. Secondo Magatti l’Europa “ha partecipato solo tangenzialmente alla forte accelerazione economica degli ultimi decenni”. Anzi, la sensazione prevalente “è stata quella di aver attraversato un lungo periodo di stasi”. Inoltre, “senza la copertura di una visione e di una politica globale” essa “si è trovata a giocare una partita impossibile, dato che l’aumento delle istanze sociali risultava ingestibile in mancanza di una crescita adeguata”. E ancora: sul piano culturale “la forma del nichilismo europeo è stata particolarmente virulenta al punto da indebolire la spinta propulsiva derivante dall’iniziativa personale. Incapace di darsi un ruolo nel nuovo scenario globale, l’Europa si è avvitata su se stessa” di fronte ad una “forma inedita di ‘nichilismo sorridente’ che si compiace di smontare, senza mai impegnarsi nel cercare di risolvere i problemi del presente e del futuro.Avviare un processo di “destatalizzazione”. Per uscire dalla crisi, avverte il sociologo, occorre anzitutto “non lasciarsi sfuggire” che l’Europa “costituisce oggi uno dei principali laboratori a cielo aperto presenti al mondo” e che la sua rinascita sarà possibile se saprà “stimolare le risorse individuali e sociali allo scopo di costruire una società davvero plurale e solidale”. In una tradizione eccessivamente “centrata sul ruolo dello Stato” secondo Magatti occorre valorizzare i soggetti sociali, la cui attuale “debolezza sulla scena europea” è dovuta proprio allo “statalismo dilagante”. Occorre pertanto avviare “un processo di ‘destatalizzazione’ che non coincide semplicemente con l’espansione del mercato, ma piuttosto con l’identificazione e l’implementazione di beni comuni che, nello stimolare e sostanziare i processi di riconoscimento reciproco, permettano di investire sulle persone, le comunità sociali, i territori, rafforzando il senso di partecipazione e di responsabilità”. Identità europea “esterna”. Un’azione sostenibile “a condizione di venire compensata dal rafforzamento di una strategia europea unitaria sul piano” di una “politica economica globale di matrice europea” che esprima anche “senso e identità comuni”. Ad avviso di Magatti l’identità europea “è forse più semplice da definire e più interessante per i cittadini europei se viene pensata in relazione allo scenario globale”, ossia in relazione “alle sfide che si devono affrontare e agli interlocutori con i quali si ha a che fare”. E questo “perché considerare il rapporto tra Europa e mondo è un modo per facilitare l’identificazione di issues a somma positiva”. Di qui, ad esempio, l’ipotesi di “una presa di posizione dell’Europa sui temi delle regole del mercato del lavoro o di quello finanziario, posizione che metterebbe in evidenza l’interesse comune”. Pur nella varietà, la storia europea “condivide alcune attenzioni che possono costituire la stella polare di un’azione sul piano globale: tale patrimonio consiste, ad esempio, nel dire che democrazia e diritti vanno insieme, che il mondo ha bisogno di trovare i suoi equilibri complessi, che il mercato esiste solo se ci sono regole, che il lavoro va rispettato, che la differenza è una ricchezza, che la storia è importante, che il metodo del dialogo e del confronto è inefficiente nel breve periodo, ma recupera sui tempi medio-lunghi”. Su queste tematiche, conclude Magatti, la posizione europea può essere comune, esprimendo una linea che può incidere sulle stesse condizioni che toccano gli interessi e i cittadini europei”.

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