In lista d’attesa

Paesi che si fermano e Paesi che avanzano

Le porte dell’Unione europea restano aperte agli Stati del vecchio continente che intendono procedere sulla strada dell’integrazione e della cooperazione, ma il rispetto di tutti i criteri di adesione, fissati a Copenaghen nel 1993 (democrazia e Stato di diritto, economia di mercato, “acquis comunitario”) resta imprescindibile. Il rapporto annuale sul processo di allargamento, reso noto dalla Commissione il 9 febbraio, non fa sconti, dunque. Analizzando i rapporti con i Paesi dei Balcani occidentali, con la Turchia e con l’Islanda, la Commissione sottolinea i progressi compiuti da questi Stati sul piano delle riforme, ma per l’ingresso nella “casa comune” la strada resta generalmente lunga.Botta e risposta con Ankara. Il dato che subito ha sollecitato reazioni e prese di posizione di vario segno riguarda l’accresciuta prudenza con la quale l’Esecutivo si pone nei confronti di Ankara. La Turchia, infatti, aveva avanzato domanda d’adesione fin dal 1987: i negoziati per l’adesione sono stati aperti nel 2005, ma attualmente sembrano essersi arenati. L’Ue pretende che siano rispettati i diritti delle minoranze (curdi, armeni) e quelli delle donne, la libertà religiosa dei non musulmani; che si proceda con le riforme politiche e amministrative, che siano risolti i problemi con Cipro. Ma dal premier Tayyp Erdogan giunge un’immediata risposta: “L’Ue perde tempo. Il Governo e l’opinione pubblica turchi sono infastiditi e offesi da questo tipo di relazioni”. La replica arriva dal commissario all’allargamento, Stefan Füle: “Noi non perdiamo tempo, chiediamo il rispetto di tutti i criteri di adesione. Del resto – aggiunge – constatiamo anche diversi passi avanti”. Il vero problema, però, non sembra essere legato ai singoli dossier del negoziato, quanto piuttosto al fatto che l’Ue, e in particolare alcuni Stati membri, non gradiscono, almeno per il momento, l’abbraccio con Ankara. Del resto i politici europei sanno che una buona parte dell’opinione pubblica dei 27 è quanto meno perplessa circa questa prospettiva.Avanti Croazia e Islanda. Per quanto riguarda gli altri Paesi in fase di avvicinamento a Bruxelles, la Croazia e l’Islanda dovrebbero essere i primi Paesi a raggiungere i 27, e ciò potrebbe avvenire nei prossimi due o tre anni. La Commissione propone poi di concedere al Montenegro lo status di Paese candidato e “raccomanda” di avviare i negoziati di adesione con lo stesso Montenegro e l’Albania, “quando questi Paesi avranno realizzato una serie di priorità fondamentali indicate” nei pareri che il rapporto dedica a ogni singolo Stato. Füle ha dichiarato: “La politica di allargamento permette all’Ue di affrontare le sfide proprie di un mondo multipolare in perpetuo cambiamento, nel quale dobbiamo continuare a proiettare al di là delle frontiere il nostro sistema basato su valori”. Una Unione che “dia vita ancora una volta a una collaborazione fra antichi rivali, promuovendo al tempo stesso gli standard più elevati in materia di diritti umani, disporrà del potere di persuasione necessario per plasmare il mondo circostante anziché subirne l’influenza”.“Benefici per tutti”. Al di là delle affermazioni di principio, occorre segnalare come i negoziati con la Croazia siano entrati nella fase finale. Sono invece stati avviati i negoziati di adesione con l’Islanda e “si sta trattando la candidatura della Serbia”. “Le riforme intraprese nei Paesi dell’allargamento – ha sottolineato il commissario ceco – stanno già portando benefici tangibili ai loro cittadini. Prossimamente i cittadini dell’Albania e della Bosnia-Erzegovina potranno recarsi nell’Unione senza bisogno di visto. Per la Serbia, il Montenegro e l’ex Repubblica iugoslava di Macedonia l’obbligo del visto è stato abolito già da un anno. Molte economie della regione interessata dall’allargamento si stanno rafforzando nonostante la crisi mondiale; la tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali si sta avvicinando ai livelli” comunitari. Paese per Paese. Ed ecco i “pareri” della Commissione per ogni Stato. Sulla Croazia occorre ricordare che sono stati chiusi 25 dossier sui 35 previsti dai Trattati. “I negoziati di adesione sono entrati nella fase finale” ma restano problemi per quanto riguarda il sistema giudiziario e i diritti fondamentali. Alla Turchia (aperti 13 capitoli e chiuso uno solo) si chiede di “adempiere integralmente gli obblighi derivanti dall’unione doganale” e di normalizzare le relazioni con Cipro. L’Islanda ha già buona parte della legislazione in linea con quella dell’Unione (criterio dell'”acquis”). La ex Repubblica iugoslava di Macedonia soddisfa “in maniera sufficiente” i criteri politici, ma deve risolvere con la Grecia la questione del nome. Di Montenegro, Albania e Serbia si è già detto. Su Bosnia-Erzegovina e Kosovo, che formalmente non hanno ancora chiesto di avviare il percorso per l’adesione, rimangono molte perplessità sul piano politico e delle riforme interne.

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