Il primato dell’etica

La conferenza stampa del card. Bagnasco

Quella "sui temi, sui valori morali di fondo, che sono irrinunciabili" è "un’unità che tutti auspichiamo, come impegno irrinunciabile di tutti i cattolici che si impegnano in politica, per essere presenza critica, di pace e propositiva, là dove si trovano". A ribadirlo è stato il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nella conferenza stampa che l’11 novembre ha concluso la 62ª assemblea generale dei vescovi italiani, svoltasi in questi giorni ad Assisi. Nel corso della stessa conferenza stampa il cardinale ha annunciato che domenica 21 novembre in tutte le chiese italiane si pregherà per i cristiani perseguitati in Iraq e non solo in questo Paese. "Ai politici cattolici – ha detto il card. Bagnasco rispondendo alla domanda di un giornalista – si chiede l’unità sui temi, sui valori morali di fondo, che sono valori irrinunciabili". Un’unità, ha puntualizzato, "che non è costitutiva di una parte precisa, ma è un’unità valoriale su cui siamo intervenuti diverse volte", l’ultima durante la Settimana Sociale. "Alla base" di tale unità, ha riaffermato il presidente della Cei, "c’è l’etica della vita, come ceppo vivo e vitale dell’etica sociale", come scrive Benedetto XVI nella "Caritas in veritate": "Valori che riguardano la vita nella sua integrità, la famiglia, la libertà religiosa ed educativa. Tutti valori che a loro volta fanno crescere, alimentano, garantiscono tutti quegli altri valori che costituiscono i valori sociali, come il lavoro, la casa, la salute, l’inclusione".

Richiamo per tutti. Interpellato a proposito del "richiamo" fatto, nella prolusione, al saper armonizzare le proprie "pulsioni", il cardinale ha risposto che quello alla "capacità di orientare le proprie scelte" è "un richiamo che vale per tutti", nello spirito del "bisogno di formazione permanente che sta al cuore degli Orientamenti pastorali: intelletto, cuore, volontà devono crescere in modo integrato ed equilibrato in ciascuno", perché "nessuno di noi è arrivato mai totalmente, nella formazione di noi stessi". I politici sono tutti uguali? "È come dire che gli uomini sono tutti uguali", ha risposto il presidente della Cei, per il quale "siamo tutti uguali e diversi: l’uguaglianza è nella nostra dignità fondamentale di persone umane, nella nostra vocazione terrena e celeste, ognuno però porta le proprie qualità, i propri orientamenti, le proprie convinzioni. Qui sta la diversità: vale per qualunque comunità, anche per il mondo politico".

Le "lusinghe" e l’etica pubblica e privata. Da quali "lusinghe" si deve guardare il cattolico impegnato in politica, è stato chiesto al presidente della Cei sulla scorta della prolusione? "Lo vediamo tutti – ha risposto il cardinale – quanto siamo lusingati dalla cultura dominante, o da quella cultura che pretende di essere dominante, con quelle categorie del consumismo e dell’individualismo da cui nessuno di noi è esente. La lusinga del benessere circoscritto al presente, alla sfera materiale, è una lusinga che promette molto, ma toglie tutto, soprattutto la speranza". Ad una domanda sul "sesso a pagamento", definito recentemente da mons. Gianfranco Girotti, reggente della Penitenzieria apostolica, un "peccato contro Dio", il card. Bagnasco ha risposto ricordando che "la dignità di ogni persona è qualcosa d’intangibile come valore, e richiede rispetto e cura, in modo che nessuno sia fatto strumento". Uno dei "cardini" della dottrina sociale della Chiesa è infatti che "la persona è sempre un fine e non è mai un mezzo, per niente e nessuno. Nell’etica pubblica e privata, la persona è un intero. Nessuno di noi può essere totalmente diviso: è vero che ci sono sfere diverse nel vivere di tutti, ma è anche vero che c’è un’unitarietà della persona che ci rende qualcosa d’indivisibile e di unitario sempre, in qualunque momento e ambiente".

Una parola originale. "I cattolici hanno una parola originale da portare nella città degli uomini". Rispondendo ad una domanda di un giornalista sul ruolo del laicato cattolico, il cardinale ha definito quella della Settimana Sociale di Reggio Calabria una "bella" e "promettente testimonianza", che attraverso i 1.200 partecipanti – di cui più di 300 giovani – ha dimostrato che i cattolici hanno "voglia di esserci nel tessuto della società civile, di amare il Paese come cristiani per portare quel messaggio specifico e peculiare che deriva dall’antropologia di cui Gesù è modello e maestro, a servizio di tutti". Di qui la necessità di "laici preparati, dotati di una formazione cristiana autentica e solida, di vita spirituale e di conoscenza della dottrina sociale della Chiesa, consapevoli delle dinamiche politiche, in modo che possano sempre di più essere lievito come sale nella pasta, e una piccola ma autentica luce con quella parola originale e specifica che il laico ha da dire". Quanto ai laici cattolici specificamente impegnati in campo educativo, devono essere "testimoni" e "maestri", perché "c’è una grande attesa di educazione, nel mondo giovanile".

Lavoro e otto per mille. Interpellato sulla proposta di un "tavolo di concertazione" sul lavoro, avanzata nella prolusione, il card. Bagnasco ha precisato che "non c’è nessun intendimento operativo che abbia come soggetto i vescovi, non è nostro compito. Fa parte del nostro dovere, e del desiderio di servire il Paese, richiamare i valori fondamentali che di volta in volta sono più urgenti, e fare anche qualche proposta di indirizzo e di orientamento, che non può essere nelle nostre mani, ma nelle mai di chi ha responsabilità sociale". A proposito dell’otto per mille, oggetto di dibattito in assemblea, il presidente della Cei ha ricordato: "Noi vescovi e sacerdoti viviamo di provvidenza. L’otto per mille è una forma di carità verso la Chiesa nel suo insieme, ma anche verso i suoi ministri, che poi in gran parte rifluisce in altra carità". Di qui la necessità di "educare meglio le nostre comunità al senso di corresponsabilità, di partecipazione, di solidarietà".

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