Un esame di coscienza

La prolusione del card. Angelo Bagnasco

"La politica deve interessare i cattolici, e deve entrare nella loro mentalità un’attitudine a ragionare delle questioni politiche senza spaventarsi dei problemi seri che oggi, non troppo diversamente da ieri, sono sul tappeto". È uno dei passi salienti della prolusione del card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, alla 62ª assemblea generale dei vescovi italiani, che si è aperta l’8 novembre ad Assisi (testo integrale in *pdf: clicca qui). Il cardinale esorta i cattolici ad adottare in politica "un giudizio morale che non sia esclusivamente declamatorio, ma punti ai processi interni delle varie articolazioni e responsabilità sociali e istituzionali". "Famiglie in difficoltà, adulti che sono estromessi dal sistema, giovani in cerca di occupazione stabile anche in vista di formare una propria famiglia": queste, per il card. Bagnasco, le "situazioni che continuano a farsi sentire", in tempo di crisi. Di qui la richiesta che "le riforme in agenda siano istruite nelle maniere utili", in modo da assicurare "maggiore stabilità per il Paese intero". Per quanto riguarda la "scena politica", il presidente della Cei parla di "caduta di qualità, che va soppesata con obiettività, senza sconti e senza strumentalizzazioni, se davvero si hanno a cuore le sorti del Paese, e non solamente quelle della propria parte".

Non è più tempo di galleggiare. "Se la gente perde fiducia nella classe politica, fatalmente si ritira in se stessa", l’ammonimento del card. Bagnasco, che in politica raccomanda una "tensione necessaria tra ideali personali, valori oggettivi e la vita vissuta, tra loro profondamente intrecciati". Per il presidente della Cei, "non è più tempo di galleggiare", perché il rischio "è che il Paese si divida non tanto per questa o quella iniziativa di partito, quanto per i trend profondi che attraversano l’Italia e che, ancorandone una parte all’Europa, potrebbero lasciare indietro l’altra parte. Il che sarebbe un esito infausto per l’Italia, proprio nel momento in cui essa vuole ricordare – a 150 anni dalla sua unità – i traguardi e i vantaggi di una matura coscienza nazionale". Il presidente della Cei chiede quindi un "esame di coscienza" e propone di "convocare ad uno stesso tavolo governo, forze politiche, sindacati e parti sociali e, rispettando ciascuno il proprio ruolo ma lasciando da parte ciò che divide, approntare un piano emergenziale sull’occupazione".

Senza complessi di inferiorità. "Aspettarci che i cattolici circoscrivano il loro apporto nell’ambito sempre importante della carità – ha ribadito il presidente della Cei – significa scadere in una visione utilitaristica, quando non anche autoritaria. I cattolici non possono consegnarsi all’afasia, ideologica o tattica: se lo facessero tradirebbero le consegne di Gesù ma anche le attese specifiche di ogni democrazia partecipata". "Dobbiamo muoverci senza complessi di inferiorità", l’esortazione del card. Bagnasco: "Siamo, e come, interessati alla vita della società; in essa ci si coinvolge con stile congruo, ma a determinarci non sono l’istinto di far da padroni né le logiche di mera contrapposizione". Di qui l’invito a reagire al "conformismo": "Se i credenti conoscono solo le parole del mondo, e non dispongono all’occorrenza di parole diverse e coerenti, verranno omologati alla cultura dominante o creduta tale, e finiranno per essere anche culturalmente irrilevanti", ha ricordato il presidente della Cei, che ha esortato a salvare "l’autonomia della coscienza credente rispetto alle pressioni pubblicitarie, ai ragionamenti di corto respiro, ai qualunquismi, alle lusinghe". Cattolici "scomodi"? Talvolta forse sì, ma "non per posa o per pregiudizio, quanto per sofferta, umile, serena coerenza".

Valori non negoziabili. Quanto allo stile da adottare nel rapporto con la politica, il presidente della Cei ha citato quello sperimentato, con "felice esito", nella recente Settimana Sociale di Reggio Calabria. Altro segno dell’approccio "sempre più consapevole" del "vissuto" delle nostre Chiese alla dimensione politica, le scuole di formazione socio-politica di questi ultimi 20 anni, sulla cui esperienza occorre "nel prossimo futuro" interrogarsi per valutare come procedere "per favorire la maturazione spirituale e culturale richiesta a chi desidera servire nella forma della politica, e così preparare giovani all’esercizio di quella leadership che difficilmente può essere improvvisata". Il riferimento imprescindibile per chi voglia spendersi in politica da cattolico, ha ribadito il card. Bagnasco, sono quei "valori non negoziabili" indicati dal Papa e che "appartengono al DNA della natura umana": "Senza un reale rispetto di questi valori primi che costituiscono l’etica della vita, è illusorio pensare ad un’etica sociale". I valori non negoziabili sono, inoltre, "il vincolo che può di volta in volta dare espressione all’unità politica dei cattolici, ovunque essi si collochino in base alla loro opzione politica".

Educazione e nuovi media. L’ultima parte della prolusione è dedicata al tema degli Orientamenti pastorali della Cei per questo decennio. In Italia, per il cardinale, non siamo ancora arrivati "ad una vera e propria disfatta educativa", ma la cronaca ci segnala "inquietanti episodi che danno la percezione di quanto profondo sia l’abisso in cui può cadere l’animo umano". Un numero rilevante di coppie di sposi e di famiglie – segno di un "tessuto connettivo della società che tiene" – dimostrano che "non è impossibile l’impresa", ma l’educazione è anche questione di "ambiente" e il "realismo" cristiano deve innestarsi nello "scetticismo imperioso di questi tempi fintamente allegri e spensierati". Infine, per il presidente della Cei è "necessaria una riflessione più profonda e onesta" sui "meccanismi" della "frontiera prodigiosa" dei nuovi media, dove la "corsa all’audience ha fatto raggiungere livelli di esasperazione brutale", con giovani "per ore davanti ad Internet" e adulti che "si lasciano drogare da un’informazione morbosa".

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