Dare forma ai valori

Coordinare le politiche in un "piano nazionale"

Passare dalle parole ai fatti: questo l’auspicio di fondo della seconda Conferenza nazionale della famiglia (la prima, nel 2007, si tenne all’indomani del Family Day), che si è aperta oggi (8 novembre) a Milano, sul tema "Famiglia: storia e futuro di tutti", per iniziativa del Dipartimento per le politiche della famiglia presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Sul palco, nel primo giorno di lavori, i rappresentanti delle istituzioni e gli esperti dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia; domani altre due relazioni plenarie e dieci sessioni parallele su altrettanti aspetti legati alla dimensione "famiglia", mentre mercoledì 10 i lavori termineranno con due tavole rotonde sulle politiche familiari.

Dare voce alla famiglia. "Il nuovo fisco dovrà tener conto del numero dei componenti della famiglia in modo che le famiglie con figli o con situazioni di fragilità possano ricevere un concreto e indispensabile aiuto in termini di riduzione della pressione fiscale e di accesso agevolato ai servizi", ha detto in apertura il sottosegretario alle Politiche della famiglia, Carlo Giovanardi. Mentre il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio ha richiamato "tutti i soggetti istituzionali all’esigenza di affrontare con determinazione e lungimiranza i problemi principali che ostacolano il formarsi delle famiglie: la precarietà e l’instabilità dell’occupazione, la difficoltà di accesso ai servizi e sostegni pubblici e la loro disomogenea distribuzione sul territorio nazionale". "Dare voce alle famiglie" è stata la richiesta dell’arcivescovo di Milano, card. Dionigi Tettamanzi, nel saluto ai partecipanti. "Non basta – ha sottolineato il cardinale – la semplice proclamazione di valori, impegni e mete, serve il lavoro quotidiano sulle condizioni concrete perché i valori che tutti proclamano siano resi concreti sulle reti della famiglia". A tal fine, "è necessario un grande coinvolgimento generale e una grande alleanza tra tutte le forze che possono e devono interessarsi della famiglia".

Nuovo welfare. Un nuovo welfare "di tipo relazionale, sussidiario e societario", "basato sulla riconsiderazione della famiglia come soggetto sociale", è la richiesta avanzata dal sociologo Pierpaolo Donati, direttore scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia. "Le politiche sociali di tutela e promozione della famiglia – ha rimarcato Donati – hanno oggi l’esigenza di orientarsi verso un ‘nuovo welfare’", caratterizzato da interventi "alla ricerca di buone pratiche che siano in grado di tutelare tutti i membri della famiglia, non solo donne e bambini, in un contesto relazionale che deve avere e mantenere, generare e rigenerare un carattere ‘familiare’". Guardando alla dimensione europea e alla "pluralità di forme familiari" che vengono rilevate, Donati ha notato che "queste diverse forme devono avere qualcosa in comune affinché si possa parlare in senso specifico di relazioni familiari", devono produrre "beni relazionali" e "le politiche sociali possono essere definite come ‘familiari’ a condizione che abbiano come obiettivo il ‘fare famiglia’, non altri scopi, seppure nobili e positivi". Per l’Italia, Donati ha evidenziato come un "Piano nazionale delle politiche per la famiglia" – del quale alla Conferenza è stata presentata una bozza – non debba cedere "né all’individualismo istituzionalizzato, né a una concezione neutra e puramente aggregativa di famiglia", intendendo invece "la famiglia come soggetto sociale" e promuovendo "le sue funzioni sociali".

Criticità e paradossi. Tre i "nodi critici" che vive l’esperienza familiare nel nostro tempo ad avviso del demografo Gian Carlo Blangiardo: la "difficile transizione allo stato adulto", "il disagio delle coppie nel realizzare gli obiettivi e i desideri di fecondità che si prefiggono", "il crescente rischio di solitudine degli anziani". A determinare il contesto in cui "si rinvia il matrimonio e ancor di più la nascita del primo figlio, ma soprattutto si ritarda l’uscita dalla famiglia d’origine", ha osservato il demografo, contribuiscono "fattori culturali, come la persistenza di una forte solidarietà intergenerazionale", ma anche un mercato del lavoro che protegge "le generazioni più anziane" e non sostiene l’ingresso dei giovani. Per contrastare la solitudine degli anziani, invece, "appare doveroso lavorare sin da ora", poiché se sono vere le previsioni secondo le quali nell’Italia del 2031 gli anziani soli saranno 3.219.000, ossia 922 mila in più rispetto ad oggi, "evitare che per circa un italiano su venti la solitudine si trasformi in una vera e propria esclusione sociale" è "un impegno non marginale". Infine per Luca Antonini, docente di diritto costituzionale all’Università di Padova, l’Italia vive un "paradosso singolare" dato da "un ordinamento dove convivono, da un lato, un’alta protezione costituzionale della famiglia e, dall’altro, un sistema legislativo che solo limitatamente ne ha riconosciuto in modo efficace le prerogative". Ma proprio nell’ottica di "rivisitare, dentro un quadro complessivo, il ‘favor familiae’ previsto dalla Costituzione", ha concluso Antonini, va la riforma del federalismo fiscale.

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy