Il ponte dei martiri

Il card. Péter Erdő (Ccee) al meeting di Sofia

"Il diritto canonico cerca di costruire un ponte tra la teologia e la vita, tra teoria e prassi nelle questioni della vita individuale e comunitaria dei fedeli". Lo ha detto il card. Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), intervenendo al 13° Incontro dei Vescovi delle Chiese cattoliche di rito orientale (Cgoe) in corso fino al 7 novembre a Sofia su "I criteri di ecclesialità delle Chiese orientali oggi". Patrocinato dal Ccee, il meeting riunisce nella capitale bulgara i rappresentanti di 13 Chiese cattoliche di rito orientale in occasione dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell’unione della Chiesa cattolica di rito bizantino-slavo di Bulgaria con la Chiesa cattolica di Roma.

Comunione e solidarietà. Richiamando i vent’anni trascorsi dal crollo del regime comunista, il card. Erdő ha affermato che essi non bastano "per sanare le ferite degli effetti diretti (nell’economia) e ‘collaterali’ (nelle anime della gente) di questo passato", e ha rammentato la celebrazione, quest’anno, del ventesimo anniversario della promulgazione del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, "strumento eminente della comunione a livello disciplinare, ma anche chiara testimonianza del rispetto per le proprietà giuridiche di ciascuna Chiesa sui iuris". Tuttavia, secondo il presidente Ccee, "non bastano gli orientamenti generali o le dichiarazioni politiche per far valere la giustizia, la dignità della persona umana, i diritti e i doveri dell’individuo e delle comunità". Come ha dimostrato il Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente appena conclusosi, "la comunione e la solidarietà dei cattolici di tutti i ‘riti’, di tutte le Chiese sui iuris, di tutte le etnie hanno un importanza vitale". Nel sottolineare anche l’aspetto celebrativo dell’evento – il 150° della nascita della Chiesa cattolica bizantino-slava nel Paese – il card. Erdő si è soffermato in particolare sulla "testimonianza dei martiri e dei confessori, membri del clero e laici nella Bulgaria e nei paesi vicini, cattolici di rito latino e di rito bizantino", e su quella dei martiri "delle chiese sorelle e delle comunità ecclesiali, vittime dei regimi totalitari per la loro fede". Il loro esempio, ha ammonito, "ci ricorda sempre che è possibile obbedire a Dio piuttosto che agli uomini".

La "ricchezza" del cattolicesimo orientale. "Questo incontro è volto ad approfondire la comunione episcopale e a promuovere la conoscenza in Europa della ricchezza delle varie tradizioni orientali del cattolicesimo europeo". Così mons. Christo Proykov, esarca apostolico e presidente della Conferenza episcopale interrituale di Bulgaria, che il 6 novembre ha illustrato le tormentate vicende e la situazione attuale della Chiesa cattolica di rito bizantino del Paese. Il presule ne ha ripercorso la nascita nel 1860, sostenuta da "eminenti rappresentanti del clero bulgaro e laici illustri" tra cui il giornalista Dragan Tsankov, e le difficoltà incontrate e superate fino alla vera e propria persecuzione nel secondo dopoguerra, segnata da arresti di preti e religiosi e confisca da parte dello Stato di "ospedali, orfanotrofi, strutture per bambini, collegi, pensioni, scuole, costruiti e gestiti" dalla Chiesa stessa. Diverse decine i sacerdoti condannati al carcere duro; uno di essi venne anche giustiziato. Una "macchina inarrestabile" per impedire alla Chiesa cattolica qualsiasi attività.

Un "segno di speranza". Solo "dopo il 10 novembre 1989 inizia l’ultima parte della nostra nuova storia", ma la Chiesa cattolica era "debole, i sacerdoti di una certa età, in numero scarso, il personale non preparato, la fede fragile, la fiducia limitata". Nel 1990 partono i primi seminaristi per studiare all’estero; nel 1992 viene annullato il decreto di confisca ma "gran parte degli immobili sequestrati non è ancora stata restituita". Incoraggiante la visita di Giovanni Paolo II nel 2002: "per i cattolici – spiega l’esarca – oltre al senso spirituale–ministeriale del contatto con il capo della Chiesa cattolica di Roma, la visita" del Pontefice "ha portato speranza di chiarezza nello sguardo e nel pensiero sul passato, e consolazione per quelli che hanno vissuto la persecuzione della chiesa nella seconda metà del XX secolo". Dopo la beatificazione "nel 1998 del vescovo di Nikopol, Evgenij Bosilkov, ucciso nel 1952 – ha aggiunto mons. Proykov – il 26 maggio 2002 a Plovdiv" Giovanni Paolo II "ha proclamato beati i sacerdoti cattolici uccisi nello stesso periodo: Kamen Vichev, Josafat Shishkov e Pavel Dzhidzhov". La visita del Papa ha costituito un messaggio positivo "per il superamento dei traumi del passato" ma anche un incoraggiamento e un segno di speranza per il futuro. Infatti, conclude l’esarca, "in questo 2010, anno del giubileo, il 28 luglio il governo della Repubblica bulgara ha riabilitato i nostri martiri beati ed insieme a loro anche tutti i condannati nel processo del 1952 tramite una legge di Lachezar Toshev, erede del giornalista Tsankov, uno degli artefici più importanti della nostra unione alla Chiesa cattolica".

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