Svizzera, Inghilterra, Ungheria

Svizzera: vescovi su espulsioni In vista del prossimo referendum di iniziativa popolare sull’espulsione degli stranieri che hanno commesso reato, e sul progetto di legge parlamentare, la Conferenza episcopale svizzera (Ces) ha pubblicato una nota per affermare che le leggi attuali sono sufficienti e che i progetti di legge presentati suggeriscono “una necessità giuridica che non esiste”. “Le leggi esistenti – scrivono i presuli – già consentono alle autorità di espellere dalla Svizzera qualunque persona straniera abbia commesso reato. Pertanto l’iniziativa referendaria e il progetto di legge non hanno alcun senso giuridico. Sono piuttosto il segnale di una politica che elude le questioni giuridiche e di Stato essenziali e di difficile soluzione”. Secondo l’episcopato le questioni sono: “Come possiamo migliorare la coesistenza tra gli svizzeri e gli stranieri? Quali sono i doveri che incombono sullo Stato e la società, e quali i doveri che spettano agli immigrati, in vista di una buona integrazione? Cosa si intende per integrazione e qual è la nostra identità svizzera?”. La nota aggiunge: “Chiunque evita di affrontare queste questioni importanti attraverso dispositivi giuridici non solo non riesce a risolverle, ma crea un clima in Svizzera, che nuoce a tutti gli stranieri, e contribuisce al radicamento di pregiudizi malsani, puntando esclusivamente sul problema della criminalità degli stranieri”. Prima di esprimere il proprio parere, la Conferenza episcopale svizzera si è affidata ad un gruppo di esperti legali secondo i quali “l’accettazione dell’iniziativa referendaria potrebbe provocare ulteriori problemi a livello di etica e di diritto internazionale. Perché in linea di principio, con le nuove normative, il provvedimento di espulsione può essere decretato senza considerare la situazione nel Paese di origine o le condizioni di vita in Svizzera, e potrebbe condurre a prendere decisioni che sono ingiustificabili dal punto di vista etico e contrarie ai diritti umani fondamentali. Per questi motivi, l’iniziativa referendaria deve essere chiaramente respinta”. Il progetto di legge invece “non è necessario perché, in realtà, non cambia quasi nulla nella situazione giuridica attuale”. Esistono cioè in Svizzera “misure già sufficienti per espellere gli stranieri condannati”. Inghilterra: simposio su card. NewmanUn simposio internazionale sulla figura del card. Newman si terrà presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma dal 22 al 23 novembre. A darne notizia è un comunicato della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles. Il simposio avrà per tema: “Il primato di Dio nella vita e negli scritti del Beato John Henry Newman” e – attraverso il contributo di eminenti studiosi – esplorerà quattro settori chiave della vita e della spiritualità del card. Newman, beatificato da papa Benedetto XVI nel suo recente viaggio in Inghilterra: la sua ricerca di Dio e le sfide affrontate da coloro che cercano Dio in una cultura secolare; la sua spiritualità e la chiamata alla missione. Ad introdurre le quattro sessioni saranno l’arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il card. Zenon Grocholewksi, prefetto della Congregazione per L’Educazione cattolica, il card. Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e mons. Vincent Nichols, arcivescovo e presidente della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles. Prenderanno la parola esperti di varie nazionalità come Ian Ker, dell’Università di Oxford, Michael Paul Gallagher, della Pontificia Università Gregoriana, Terrence Merrigan, dell’Università Cattolica di Lovanio e Roderick Strano, del Pontificio Collegio Beda.Ungheria: in ricordo del card. MindszentyIl cardinale József Mindszenty è stato ricordato il 31 ottobre, in Ungheria, nell’anniversario del primo giorno del suo breve ritorno alla libertà durante le tragiche vicende della rivolta ungherese, il 31 ottobre 1956, dopo sette anni di prigionia conseguenti alla condanna all’ergastolo inflittagli dal regime comunista nel 1949. Una messa è stata celebrata a Felsopetény – il villaggio dove Mindszenty passò l’ultimo anno del suo calvario ristretto nel castello-prigione di Almássy -, dal vescovo di Vác monsignor Miklós Beer, mentre Lajos Fodor, segretario di Stato del ministero della Difesa, ha tenuto il discorso commemorativo. Le celebrazioni sono proseguite nella caserma di Rétság, prima tappa del festoso viaggio di ritorno a Budapest, tra ali di gente osannante, del cardinale primate, liberato e scortato dai militari dell’esercito magiaro ribellatisi al regime. Mindszenty assaporò per pochi giorni il sapore della libertà ritrovata. Dopo il suo drammatico appello al popolo magiaro e all’Occidente, pronunciato in Parlamento e radiotrasmesso la sera del 3 novembre 1956, la mattina del 4 novembre i carri armati sovietici entrarono a Budapest. La rivolta fu repressa nel sangue, Mindszenty sfuggì all’arresto riparando nell’ambasciata degli Stati Uniti. Ne poté uscire solo quindici anni più tardi, il 28 settembre 1971, grazie a un accordo tra la Santa Sede e il governo ungherese.

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