Passi avanti per l’euro

Si profila però una "parziale revisione" del Trattato di Lisbona

La governance economica europea sta finalmente prendendo forma, pur coi tempi biblici della politica rispetto a quelli incalzanti della crisi, che in questi due anni ci ha consegnato un settore finanziario fragile, produzioni, scambi e investimenti rallentati, disoccupazione crescente. Il Consiglio europeo del 28 e 29 ottobre ha approvato le indicazioni di massima per un sistema comunitario di prevenzione e di risposta agli smottamenti dei mercati, anche se i 27 capi di Stato e di governo Ue si sono presi ancora otto mesi, ossia fino al giugno 2011, per rendere operativa la strategia di risposta. Ma sulla scena continentale si aggira ora un’altra ombra: quella della “parziale revisione” del Trattato di Lisbona che, alla fine, richiederà una fase di ratifica nazionale. Euro ed economia più forti. “Per affrontare le sfide emerse in seguito alla recente crisi finanziaria è necessario un cambiamento fondamentale della governance economica europea”. A questo scopo il Consiglio Ue “ha approvato la relazione della task force sulla governance”, la cui attuazione “costituirà un importante passo avanti sulla via di un rafforzamento” dell’Unione economica e monetaria. Le azioni previste da tale relazione “rafforzeranno la disciplina di bilancio”, amplieranno “la sorveglianza economica e approfondiranno il coordinamento”. La prosa delle “Conclusioni” del summit – il documento finale di 6 pagine che riepiloga le decisioni assunte a Bruxelles la scorsa settimana – deve essere integrata con le dichiarazioni dei vertici comunitari e dei leader degli Stati membri. Il belga Herman van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, ha dichiarato a caldo: “Abbiamo assunto importanti decisioni per rafforzare la zona-euro”. A suo avviso, i temi essenziali dei lavori sono stati tre: la “creazione di un sistema di macro sorveglianza economica” per prevenire le crisi (nel quale si inserirebbe il rafforzamento del Patto di stabilità, lungamente discusso per via delle ricadute istituzionali, e la conseguente richiesta di revisione del Trattato di Lisbona); il bilancio comunitario per il 2011 e la sua struttura pluriennale; la politica estera e i prossimi appuntamenti internazionali (G20, conferenza Onu sul clima, vari incontri bilaterali, fra cui quello con gli Stati Uniti e la Russia).Il rischio delle ratifiche. “Il risultato più rilevante che abbiamo raggiunto è dunque la definizione di misure che tendono a rendere più solida” la moneta unica e l’economia europea, ha insistito Van Rompuy in chiusura del summit. Si dovrebbe quindi creare un “fondo permanente” (subito ribattezzato Fondo monetario europeo) che possa essere utilizzato in caso di instabilità finanziaria e nei conti pubblici statali (il caso della Grecia ha lasciato un segno profondo). Inoltre si punterebbe a concordare delle sanzioni per quegli Stati che non dovessero mantenere un rapporto “virtuoso” tra deficit e Pil e tra debito e Pil, così come prescritto dal Patto di stabilità. Il tam tam della stampa europea si è immediatamente concentrato sul dato politico del summit: ovvero il ventilato, e forse necessario, ritocco al Trattato, che richiederebbe poi un nuovo processo di ratifica in sede nazionale, da concludersi entro il 2013. Ma – ci si domanda – non sarà controproducente per l’Europa intraprendere tale iter (fortemente voluto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel con l’appoggio del presidente francese Nicolas Sarkozy), che tanti problemi ha creato all’Ue fra il 2008 e il 2009? Gli elettori irlandesi diranno ancora una volta sì al Trattato? E nei Paesi in cui tale ratifica è stata più sofferta (in genere quelli dell’Est, ma anche in Germania, Francia, Paesi Bassi…) cosa potrebbe accadere? Le opinioni pubbliche quali reazioni avrebbero nei confronti dell’Unione nel suo complesso? Non si finirebbe con l’alimentare l’euroscetticismo e i populismi che già attraversano il vecchio continente? Corsia preferenziale. Resta il fatto che sulla governance a livello comunitario, il Consiglio Ue indica la necessità di “un approccio da corsia preferenziale”. L’obiettivo del Consiglio è di “giungere a un accordo sulle proposte legislative della Commissione entro l’estate 2011”, proposte che l’Esecutivo formulerà nel prossimo summit di dicembre. José Manuel Barroso, portoghese, presidente della Commissione, nel commentare il summit ha affermato: “Sono state prese decisioni che tendono a rafforzare la stabilità dell’area dell’euro in caso” di minacce esterne. “Non abbiamo precisato, invece, le sanzioni per chi non dovesse rispettare le norme del Patto di stabilità”. Sulla governance aggiunge: “Abbiamo bisogno di prendere queste importanti misure” all’interno dell’Unione; “allo stesso tempo va tenuto presente il contesto mondiale, perché la crescita a lungo termine della nostra economia dipende anche dalla salute dell’ambiente economico globale”. “Perciò sono lieto che il presidente del Consiglio Ue e io, in rappresentanza dell’Ue27, abbiamo ricevuto un forte mandato così da promuovere le riforme della governance globale con i nostri partner del G20”.

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