L’opera più bella

Educazione e testimonianza

La prossima Giornata nazionale per la vita, è la 33ª dall’inizio, si celebrerà mentre le comunità ecclesiali saranno impegnate nello studio del tema del decennio: “Educare alla vita buona del Vangelo”. E la questione della vita rientra a pieno titolo nell’opera educativa, dal momento che la sua accoglienza, la sua promozione, la sua tutela sono fondamenti della forma di vita propria del Vangelo. Ne sono convinti i vescovi italiani, che scrivono nel loro messaggio: “Auspichiamo e vogliamo impegnarci per educare alla pienezza della vita, sostenendo e facendo crescere, a partire dalle nuove generazioni, una cultura della vita che la accolga e la custodisca dal concepimento al suo termine naturale e che la favorisca sempre, anche quando è debole e bisognosa di aiuto”.
Sempre l’opera educativa è un impegno congiunto, che vede coinvolti diversi educatori: i genitori, anzitutto, i sacerdoti e i religiosi, i catechisti e gli animatori, gli insegnanti e i formatori. Pur con competenze diverse, nell’unico corpo di Cristo, che è la Chiesa, ogni battezzato ha ricevuto da Dio una personale chiamata per l’edificazione e la crescita della comunità, come ricorda l’apostolo Paolo: “Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione… Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo” (Ef 4,4.11-12). Questo fa sì che nella Chiesa ogni sforzo abbia carattere comunitario.
La Chiesa è comunità educante. Questa idea è centrale nei recenti Orientamenti pastorali dei vescovi italiani per il prossimo decennio. Infatti, la complessità dell’azione educativa sollecita i cristiani ad adoperarsi in ogni modo affinché si realizzi una vera e propria alleanza tra tutti coloro che hanno responsabilità in questo delicato ambito della vita sociale ed ecclesiale. Per loro natura la fede, la cultura e l’educazione interagiscono, così da porre in un rapporto dinamico e costruttivo le varie dimensioni della vita: rispetto per la persona, matrimonio tra l’uomo e la donna, libertà religiosa. Al contrario, “la separazione e la reciproca estraneità dei cammini formativi, sia all’interno della comunità cristiana sia in rapporto alle istituzioni civili, indebolisce l’efficacia dell’azione educativa fino a renderla sterile” (Orientamenti n. 35). Se si vuole che l’educazione ottenga il suo scopo, è necessario che tutti i soggetti impegnati operino armonicamente verso lo stesso fine. E come lavorare insieme per educare alla pienezza della vita?
Intanto, occorre che tutti siano consapevoli dell’urgenza di questo impegno e della sua priorità. “Con preoccupante frequenza – notano i vescovi nel messaggio per la Giornata nazionale – la cronaca riferisce episodi di efferata violenza: creature a cui è impedito di nascere, esistenze brutalmente spezzate, anziani abbandonati, vittime di incidenti sulla strada e sul lavoro”. Addirittura, il fattore più inquietante è l’assuefazione: fatti gravi di violenza familiare o urbana appaiono normali, non di rado, a motivo del fatto che chi vi assiste è incapace o non vuole cogliere il grido di chi non può difendersi. La difesa della vita non è un principio negoziabile nel senso che non si possono immaginare casi in cui questo possa essere applicato in parte o sospeso. L’alternativa al “non uccidere”, ad esempio, la vita umana nascente è una sola: quella dell’aborto; in mezzo non vi sono mediazioni eticamente accettabili. Allo stesso tempo, il diritto alla vita è superiore a tanti altri diritti, come quello al lavoro o alla casa, perché senza il riconoscimento e l’attuazione del primo gli altri sarebbero semplicemente impensabili.
Si educa in famiglia, in parrocchia, a scuola, nella società. Nessuno di questi ambiti è sovrapponibile, perché ciascuno mantiene la propria identità, che lo fa essere complementare e necessario rispetto agli altri. Qui è importante precisare che l’educazione non è mai solo trasmissione di valori e di principi, seppure nobili e grandi. È anche testimonianza. Lo sanno bene i vescovi che pensano con riconoscenza “alle tante famiglie che accudiscono nelle loro case i familiari anziani e agli sposi che, talvolta anche in ristrettezze economiche, accolgono con slancio nuove creature”. Esprimono affetto a quei genitori che, con grande pazienza, accompagnano i figli adolescenti nella crescita umana e spirituale e li orientano con profonda tenerezza verso ciò che è giusto e buono; a quei nonni che, con abnegazione, si affiancano alle nuove generazioni educandole alla sapienza e aiutandole a discernere, alla luce della loro esperienza, ciò che conta davvero. Anche grazie a loro risplende di bellezza infinita il volto della Chiesa, maestra di verità e madre di vita.

Marco Doldi

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