Scommessa da vincere

Con coraggio, passione e intelligenza " "

L’educazione è una scommessa che si può vincere, se sapremo "ravvivare il coraggio, anzi la passione per l’educare". È netta la convinzione che percorre gli orientamenti pastorali dell’episcopato italiano per il nuovo decennio: una convinzione sostenuta dal riconoscimento che sempre nella storia "Dio educa il suo popolo", e dall’eredità proveniente dalle innumerevoli opere e "figure esemplari – tra cui non pochi santi – che hanno fatto dell’impegno educativo la loro missione". Riconosciuti o nascosti. Di ieri e di oggi.
I vescovi non si nascondono le difficoltà che incontra chi accetta la responsabilità di accompagnare i più giovani nella crescita. I rischi e i fallimenti. In un contesto segnato dal disorientamento e dal ripiegamento su se stessi, in cui le distanze si polverizzano e le diverse generazioni sono sempre più estranee fra loro, la stessa educazione rischia di ridursi a interventi puramente funzionali e frammentari. Più a causa di adulti che faticano a proporre con passione ragioni profonde per vivere, in verità, che a motivo della fragilità in cui versano i giovani, ai quali – scrivono i vescovi – "vogliamo dedicare un’attenzione particolare". "Educare alla vita buona del Vangelo" diventa così la priorità della Chiesa al tempo di facebook e dell’Ipod, perché la fede cristiana "è radice di pienezza umana, amica della libertà, dell’intelligenza e dell’amore". E l’iniziativa educativa dei credenti si offre come patrimonio per tutti, finalizzato alla costruzione del bene comune.
Impegnandosi in questa prospettiva, la Chiesa guarda in primo luogo a se stessa, ponendosi l’obiettivo di diventare sempre più una "comunità educante" con tutta la propria vita, ma allo stesso tempo tende una mano verso l’esterno, desiderando stringere "alleanze educative" con quanti hanno a cuore il futuro dell’intera società. Perché l’educazione, sembra affermare il documento, è la questione su cui sta o cade non solo la permanenza della fede, ma la nostra stessa civiltà.
Alla famiglia, spesso lasciata sola, i vescovi riservano parole di grande fiducia e di sostegno; agli educatori e agli insegnanti, stima e riconoscenza. Non è però un discorso settoriale, o una miscellanea di paterne esortazioni e buoni consigli: c’è un "cantiere" in cui rimboccarsi le mani, dove "ogni adulto è chiamato a prendersi cura delle nuove generazioni, e diventa educatore quando ne assume i compiti relativi con la dovuta preparazione e con senso di responsabilità".
La meta è un "umanesimo integrale e trascendente", e la strada per raggiungerlo passa dal mettersi alla scuola del vero Maestro e dall’incontrare la persona, nell’insieme delle sue esperienze. Si tratta di "ricostruire" le relazioni, aprendole alla stabilità e alla gratuità, e così "educare all’accoglienza dell’altro e al discernimento della verità, alla solidarietà e al senso della festa, alla sobrietà e alla custodia del creato, alla mondialità e alla pace, alla legalità, alla responsabilità etica nell’economia e all’uso saggio delle tecnologie". La lezione del Convegno ecclesiale di Verona è stata metabolizzata: "l’opera educativa si gioca sempre all’interno delle relazioni fondamentali dell’esistenza", afferma il testo. L’educazione è la cifra della missione nel mondo che cambia e il centro attorno a cui ruotano i diversi aspetti della vita ecclesiale, compresa la "pastorale integrata", il rinnovamento dell’iniziazione cristiana e degli itinerari di fede, la corresponsabilità tra le vocazioni e la comunione dei carismi.
È un progetto di uomo e di comunità, un dialogo di libertà e un "sì" alla vita, quello che scaturisce dalla paternità spirituale dei vescovi italiani e viene affidato alle singole Chiese particolari per una progettazione concorde a livello locale. L’esatto contrario di una ricetta con tutte le soluzioni per la crisi educativa. Nel decennio, scrivono, saranno necessari "ulteriori approfondimenti e sviluppi". Il documento non può che costituire il primo passo di un cammino lungo e affascinante da cui nessuno può sentirsi escluso.

Ernesto Diaco

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy