La grande paura” “

Un terremoto, uno tsunami e l'eruzione di un vulcano, gli aiuti Caritas

Dopo l’eruzione del vulcano Merapi a Giava, e un terremoto di magnitudo 7,5, un nuovo tsunami si è abbattuto il 25 ottobre sulle isole Mentawai, al largo delle coste di Padang, sull’Isola di Sumatra in Indonesia, provocando, secondo le ultime stime ufficiali, 343 morti, centinaia di dispersi e circa 4 mila sfollati. Un appello alla solidarietà nei confronti delle popolazioni colpite dal "nuovo terribile" tsunami in Indonesia è stato lanciato anche da Benedetto XVI durante la catechesi di mercoledì 27 ottobre. Il Papa ha chiesto "alla comunità internazionale di prodigarsi" per far giungere "il necessario aiuto" e "alleviare le pene di quanti soffrono". Il messaggio è stato trasmetto da tutte le tv indonesiane, un segnale importante in un Paese a maggioranza musulmana. Dopo lo tsunami del 2004 si sono verificate molte altre emergenze in Indonesia: terremoti nel 2005 e nel 2007, alluvioni nel 2008, fino al terremoto che a Padang nel 2009 ha provocato circa 1.500 morti. Caritas italiana ha sostenuto la Caritas indonesiana, chiamata "Karina", ed ha avviato progetti per un totale di circa 5,5 milioni di euro. Dal 2005 è presente sul posto, nell’isola di Nias, con due operatori, Matteo e Stefania Amigoni. Lavorano con le Caritas locali, e spesso si trovano a dover gestire delle emergenze. Alto il livello d’attenzione anche per il vulcano Merapi, vicino Yogjakarta. Gli sfollati sono già 45 mila e una trentina le vittime. Caritas Yogjakarta ha avviato i primi interventi a sostegno a circa 10 mila persone nella zona della parrocchia di Sumber. Servono coperte, maschere antifumo per proteggersi dalle ceneri e ripari di emergenza. Abbiamo raggiunto telefonicamente Matteo Amigoni, che al momento del terremoto era proprio a Padang.

Un terremoto e poi lo tsunami: come avete vissuto quelle ore drammatiche?
"Ero a Padang durante il terremoto e la scossa è stata molto forte. Erano le 9.42, siamo tutti fuggiti in strada. Le autorità avevano diffuso l’allarme tsunami, ma a Sumatra inizialmente non è arrivato niente, per cui siamo andati a dormire tranquilli. Solamente la sera dopo abbiamo saputo che lo tsunami c’era stato, ma alle isole Mentawai. È arrivata un’onda alta 7 metri, rientrata per circa 600 metri, come ci hanno riferito alcuni testimoni. Alle 22 il mare si è ritirato, alle 22.01 è arrivata l’onda. Oramai tutti sanno come funziona lo tsunami, per cui molti sono riusciti a fuggire sulle montagne. I parroci che vivono lì dormono già da due giorni sotto le tende, nelle zone più alte. C’è ancora molta paura, anche perché quella è la zona dove passa la faglia dell’Oceano indiano. Anche ieri, infatti, ci sono state altre piccole scosse".

Pare che i soccorritori abbiano grosse difficoltà per trovare i dispersi e portare gli aiuti alle popolazioni delle isole Mentawai…
"È una zona molto remota, raggiungibile solo dopo dodici ore di viaggio in nave, con tante piccole isole. Gli aerei non arrivano, per questo è così difficile organizzare i soccorsi e trovare i dispersi. Questa è la stagione delle piogge, le onde sono altissime, normalmente bisogna aspettare anche una settimana per viaggiare in nave. Ovviamente ora la situazione è più grave. Le immagini in tv mostrano corpi senza vita sulla spiaggia e sopravvissuti in cerca dei propri cari nella sabbia e tra le macerie. Probabilmente i morti sono soprattutto contadini".

Come state organizzando gli aiuti?
"La Caritas locale ha già portato tende e teloni di plastica per la pioggia, acqua, vestiti e generi alimentari. Sono arrivate anche navi militari inviate dal governo con gli aiuti alimentari. Ora l’operatività è in mano alla Caritas locale. Come Caritas italiana, invece, stiamo cercando di sostenere la Caritas di Padang, alla quale è affidata tutta l’operazione e che oramai è esperta in emergenze. Purtroppo qui ne avvengono una dietro l’altra, la Caritas locale ha già molto personale che lavora per la ricostruzione del terremoto dello scorso anno, e sa come muoversi per portare i primi aiuti. Poi tra qualche settimana si comincerà a parlare di ricostruzione. Caritas Padang ha già inviato una seconda nave con alimenti, acqua potabile, tende, teloni di plastica, coperte, medicine, vestiti, che verranno distribuite nelle parrocchie delle isole Mentawai, con l’aiuto di volontari. I parroci ci dicono che la situazione è difficile e che c’è bisogno di cibo, acqua pulita, vestiti, tende, tendoni, carburante per i motoscafi e cucine da campo. Cominciano a preoccupare anche le condizioni igieniche: c’è il rischio colera e infezioni, per questo stiamo portando acqua potabile e medicine".

Le comunità cattoliche sono state colpite?
"La zona di Padang è a stragrande maggioranza musulmana, ma c’è una piccola Chiesa locale. Alle isole Mendawai ci sono tre o quattro parrocchie, e gli aiuti vengono portati a tutta la popolazione indistintamente. Una parrocchia ha anche un ostello per un centinaio di ragazzi: fortunatamente sono riusciti a mettersi tutti in salvo".

Intanto a 2000 km di distanza, nell’isola di Giava, il vulcano Merapi ha provocato 30 morti colpiti dalla lava incandescente e 60.000 persone sono state evacuate.
"Circa 15-20.000 persone sono state accolte dalla Caritas locale di Giogjakarta. Ci sono sei punti di ritrovo aperti 24 ore su 24 nelle parrocchie della zona. La Caritas ha già distribuito acqua, riso, noodles, mascherine per difendersi dalle polveri, latte condensato, zampironi contro il rischio malaria. "Nelle prossime ore saranno distribuiti materassi, teli, tende, teloni, lampade d’emergenza, cucine da campo, colliri oftalmici, sciroppi contro la tosse e l’asma, multivitaminici, acqua e cibo liofilizzato".

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