Come mai?” “

I motivi dell'emergenza e la reazione della gente" "

Prima notte tranquilla nei comuni vesuviani, in provincia di Napoli, dopo giorni e notti di grande tensione e scontri violenti tra la popolazione e le forze dell’ordine per le discariche della discordia. Continuano gli inviti alla calma sia da parte della Chiesa, l’ultimo lunedì 25 ottobre da parte del vescovo di Nola, mons. Beniamino Depalma, sia da parte delle istituzioni, come quello del prefetto di Napoli, Andrea De Martino, che chiede di tornare alla normalità. A Pasquale Giustiniani, membro della Commissione Giustizia e salvaguardia del creato della Conferenza episcopale campana e docente di Bioetica alla facoltà di giurisprudenza della seconda Università di Napoli, abbiamo chiesto un parere su questa ennesima emergenza.

Come mai siamo sempre in una situazione di emergenza con i rifiuti in Campania?
"Ironia delle parole: emergenza, che dovrebbe indicare stato da superare il più presto possibile, anche con mezzi straordinari, come un commissariamento e relativa ‘militarizzazione’ di certi luoghi della Campania e, in particolare, di Napoli e del suo hinterland, diviene, invece, uno stato di emergenza infinita. A cui purtroppo ci si abitua, soprattutto qui al Sud, dove l’arte di ‘arrangiarsi’ e di adattarsi inermi a quanto avviene ‘fuori’ è un atteggiamento atavico. Non si riesce né a progettare né a realizzare una serie di provvedimenti ‘mirati’ e risolutivi, che dovrebbero andare nella direzione del cambiamento di ‘cultura’, invece d’inseguire primariamente la tecnica (e la politica) di piccoli interventi riparatori, simili a chi, nell’approssimarsi della visita di un ospite, mette la polvere sotto il tappeto, ma non spazza mai davvero bene e sistematicamente. Rifiuti e relativo scarico (e discarica) evidenziano, simbolicamente, un modo di stare al mondo: una parte di noi, benché prodotta da noi, viene rifiutata e scaricata su imprecisati altri, i quali non vogliono i nostri scarti, mal digerendo soprattutto i loro".

La gente protesta fortemente…
"La gente di Terzigno e dei paesi ubicati nel Parco nazionale del Vesuvio è legittimamente disperata: le promesse, a volte anche scritte da parte dei politici e degli amministratori locali, non sono mantenute e, all’occorrenza, sono gestite con ‘l’uomo della Provvidenza’ che arriva a risolvere. Anzi la parziale realizzazione del piano, con la prima discarica che diventa simile a un qualunque sversatoio incontrollato e che avvelena ambiente e persone, appare alla gente come una sorta di premonizione del peggioramento successivo inevitabile. Di qui la protesta, le manifestazioni e l’inserimento dei facinorosi e perfino la guerra tra poveri: povera gente destinata a breve a essere abbandonata ai suoi mai risolti problemi (non appena i riflettori mediatici si allontaneranno), posta di fronte a povera gente addetta all’ordine pubblico, di fronte ad altra povera gente che guida i camion della spazzatura e a cui è stato detto di sversare in un determinato sito. Poveri quasi senza regìa, prede dell’ultimo momento su cui scaricare violenza e rabbia repressa".

Esiste un problema per la salute?
"Quello dei rifiuti è uno dei nuovi affari dell’illegalità diffusa e della delinquenza organizzata. Alludo non tanto allo sversamento in discarica (un luogo alternativo prima o poi si troverà), ma alla gestione provinciale della raccolta e dello smaltimento che è stata soltanto ‘politica’ e non ha tenuto presenti le differenti estensioni ed esigenze dei territori provinciali (la provincia di Napoli e di Caserta sono enormi rispetto a quella di Benevento, ad esempio). Come ha trovato impreparata la macchina amministrativa e politica ordinaria: i dipendenti degli ex consorzi da assorbire e gestire; le ecoballe non ecologiche che costano e che spesso sono ancora lì; i sottosuoli con rifiuti tossici e speciali da bonificare. Problemi enormi, insomma, ma anche affari per i mal intenzionati. Intanto, la raccolta differenziata non decolla in molte parti, in quanto non s’incide sulle abitudini inveterate tra la gente e non si attiva un vero e proprio esercizio virtuoso della raccolta. Intanto, sono state vane le promesse gridate all’opinione pubblica del ‘miracolo’ dell’inceneritore di Acerra, che continua a non funzionare, mentre mancano gli altri gangli territoriali che il piano generale prevedeva. Inoltre, fondatamente o infondatamente, le persone si ritrovano, oltre ai miasmi e al percolato qui e là, anche le malattie più silenti di tipo dermatologico, respiratorio e oncologico… I nervi possono saltare".

Qual è il ruolo dei cattolici di fronte a queste situazioni?
"Gli animatori e coloro che svolgono un servizio ministeriale in mezzo alla gente non possono che operare sui tempi medio-lunghi e non certamente nelle continue emergenze. Si tratta di educare a una cultura del cambiamento degli stili di vita e, insieme, di valorizzare l’imprenditorialità creativa e, sul piano tecnico, cercare e realizzare le soluzioni più avanzate e meno dannose per la biosfera. Si tratta, inoltre, di preparare quadri amministrativi e politici secondo le idealità cristiane della salvaguardia del creato e della giustizia. La situazione sta degenerando e ci può scappare, Dio non voglia, il morto, come già ci scappano i feriti dell’una e dell’altra barricata. Non dobbiamo celebrare funerali anche sulle vittime dei rifiuti nell’inerzia generale".

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