Una relazione secolare

L'intervento del card. Vingt-Trois al Sinodo in Vaticano

La secolare relazione della Chiesa cattolica in Francia con le Chiese orientali è stata l’oggetto della relazione, tenuta il 14 ottobre, al Sinodo per il Medio Oriente (in conrso in vaticano) dall’arcivescovo di Parigi e presidente della Conferenza episcopale francese, card. André Vingt-Trois, che è anche ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Francia e sprovvisti di Ordinario del proprio rito. Riportiamo il discorso integrale.”L’esperienza delle secolari relazioni della Chiesa cattolica in Francia con le Chiese orientali è caratterizzata da diversi punti di forza: abbiamo cercato di sostenere il più possibile le Chiese sul territorio attraverso l’istituzione e le attività di numerose congregazioni in ambito educativo e sanitario, attraverso alcune associazioni sostenute dalle nostre parrocchie latine, quali l’Opera d’Oriente, attraverso gemellaggi tra le diocesi o le parrocchie. I numerosi pellegrinaggi permettono a molti dei nostri fedeli di scoprire le comunità cattoliche orientali e di instaurare con esse legami duraturi. Questo appoggio è accompagnato da sollecitazioni rivolte ai nostri governanti affinché sostengano i cristiani in Medio Oriente, evitando in particolare il rischio della creazione di ‘territori confessionali’ in cui verrebbero costituiti delle specie di ghetti e mantenendo sempre aperta una porta per l’emigrazione di coloro, uomini e donne, che non possono continuare a vivere nel loro Paese.La presenza di comunità cattoliche vive in tutti i Paesi del Medio oriente garantisce una continuità storica negli stessi Luoghi Santi. Ci aiuta anche nell’esperienza che oggi vivono la maggior parte dei Paesi occidentali: l’incontro con l’islam. In molti Paesi del Medio Oriente, i cristiani vivono da secoli in regioni a maggioranza musulmana. Hanno perciò acquisito una provata saggezza nel modo di vivere queste situazioni. D’altra parte, la convivenza con un ebraismo vivo, soprattutto in Israele, può inoltre contribuire a far evolvere i rapporti tra ebrei e cristiani. Infine, la convivenza delle Chiese cristiane separate proprio sui luoghi della nascita della nostra Chiesa è un forte stimolo per progredire nell’azione ecumenica.Numerosi fedeli di diverse Chiese orientali sono emigrati da noi. Hanno potuto riunirsi nelle comunità in cui ritrovano la propria liturgia. Ci sforziamo di aiutarli a sviluppare la vita delle loro comunità che favorisce, allo stesso tempo, la fedeltà alla fede nella propria Chiesa e la memoria delle loro radici culturali. Essi godono della solidarietà attiva di coloro che li hanno preceduti e che favoriscono la loro integrazione professionale, sociale e culturale all’interno della società francese. Questa integrazione è accompagnata da rapporti fraterni con le comunità latine dei nostri Paesi. Per i cattolici latini si tratta di ampliare i propri orizzonti ecclesiale e spirituale. La riscoperta delle liturgie orientali e delle comunità che vivono di esse può sicuramente aiutare le nostre parrocchie latine a riconoscere un sano pluralismo nell’espressione della preghiera.Per concludere, non posso evitare di sollevare la questione dell’assistenza pastorale alle comunità orientali. Nel nostro Paese osserviamo la regola fissata dalla Sede apostolica: un sacerdote di una Chiesa cattolica orientale, sposato, non può ricevere una missione pastorale in territorio latino. Noi, tranne in situazioni rarissime, ci atteniamo a questa regola. La mobilità della società attuale cambia la comprensione della nozione di ‘territorio’ e credo di sapere che altri Paesi europei non sono soggetti alla stessa regola. In ogni caso, alcune Chiese patriarcali incontrano sempre maggiori difficoltà nel trovare sacerdoti celibi per il servizio delle loro comunità nei Paesi latini”.

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