Di generazione in generazione” “” “

La lettera diocesana del card. Angelo Bagnasco " "

La scelta dei Vescovi italiani per il decennio, che è da poco cominciato, è un invito a riunire le tante energie sul tema dell’educazione. Ormai approvati gli Orientamenti "La vita buona secondo il Vangelo", si comincia a studiare l’argomento in tutte le Diocesi. In questo senso il card. A. Bagnasco, Presidente della CEI e Arcivescovo di Genova, entra da pioniere con la Lettera Pastorale 2010 -11 dal titolo "Di generazione in generazione".
Come è nel suo stile, il Cardinale offre un breve testo, ricco, però, di spunti per la riflessione personale e comunitaria. Aiuta questo primo momento, che è proprio quello della formazione degli educatori, a cominciare dai genitori. Prima di individuare le strategie operative, le scelte che impegneranno le comunità ecclesiali per il decennio, è importante fermarsi e pensare al contesto in cui viviamo e al significato dell’educare.
"Purtroppo – scrive l’Arcivescovo di Genova – la cultura contemporanea sembra non aver più nulla da dire né ai giovani, né agli adulti, perché pare non credere al valore dell’uomo". Così la libertà è identificata con il capriccio individuale, la felicità starebbe nel successo, nel piacere e nel denaro. La ragione dell’uomo sarebbe diventata incapace a conoscere la verità delle cose e dei valori. La vita non avrebbe più né una provenienza, né un fine, ma sarebbe solo un eterno presente da vivere sotto il segno dell’eterna giovinezza… Questi ed altri aspetti nascondono dietro di sé solo il nulla. Ecco la cultura del nulla. Eppure, la vita non può essere così!
Occorre guardare con fiducia alla vita, cogliendone con meraviglia il suo autentico significato. Lo richiedono con urgenza i giovani, i quali pongono con forza domande, censurate da falsi maestri. Si domandano che cosa sia il bene, se ci sia qualcosa per cui valga la pena di spendere le proprie energie più belle, quale sia lo scopo dell’esistenza dell’uomo. In nome di un falso concetto di laicità queste ed altre domande sono state spazzate via, perché ritenute di natura religiosa. Si è ridotta l’educazione all’informazione, alla trasmissione di nozioni.
Invece, educare significa aprirsi alla vita. "Ogni giorno – scrive in prima persona il Cardinale – devo incontrare la vita, devo mettermi in dialogo con essa e accoglierla così come mi si presenta, senza evasioni, illusioni o pretese da parte mia". Accoglierla significa portare qualcosa del mio, corrisponderle, così da far diventare le giornate e gli eventi non un peso da subire passivamente, ma qualcosa che scelgo responsabilmente e che contribuisce al fare la storia. Ci si educa ad ogni età per educare.
In questo senso l’adulto è costitutivamente educatore, pur in quella fatica che comporta il mettersi in gioco e nella coerenza delle scelte. Non vi può rinunciare. Certamente, nessuno è mai arrivato, ma comunque l’adulto deve avere qualcosa da dire specialmente a chi si trova all’inizio della parabola della vita. "Nella misura in cui accompagno un altro. Sono chiamato in causa io stesso, chiamato in gioco da coloro che ho il dovere di educare". Il compito di accompagnare le giovani generazioni spetta in particolare ai genitori: sono precisamente loro i primi e fondamentali educatori dei figli e nessuno può sostituirsi loro. Neanche la Chiesa o lo Stato.
Primi maestri di umanità e di fede aiutano i figli a conoscere se stessi, le proprie capacità, la propria indole, le personali aspirazioni ed insieme le mete da raggiungere per realizzare sé stessi; li guidano nel filtrare i messaggi che ricevono dal mondo e a valutarli criticamente; insegnano loro come cercare la verità sul bene e sul male, così da essere pienamente liberi. Con realismo il Cardinale nota: "la vita, in certi momenti, può chiedere di improvvisare, ma l’uomo, per improvvisare, non può essere improvvisato, deve essere pronto e formato".
La Chiesa è vicina agli educatori e, principalmente, ai genitori, ad essi l’Arcivescovo di Genova dice: "a voi genitori voglio rinnovare tutta la mia stima per il grande e non facile compito verso i figli; vi assicuro la disponibilità della comunità cristiana". La Chiesa nella ricchezza dei suoi membri e delle sue organizzazioni farà tutto il possibile nel prossimo decennio per promuovere l’educazione, creando opportune alleanze con coloro che a diverso titolo operano in questo campo. La posta in gioco è troppo importante e vale più di ogni tornaconto. Il decennio è una grande opportunità, è una grazia di Dio, che non può essere sprecata.

Marco Doldi

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