All’insegna del bene comune

La 46ª Settimana Sociale dei cattolici

Dalla Settimana sociale di Reggio Calabria possa emergere “una saggezza propositiva, che sia il risultato di un discernimento culturale ed etico, condizione costitutiva delle scelte politiche ed economiche. Da ciò dipende il rilancio del dinamismo civile, per il futuro che sia – per tutti – all’insegna del bene comune”. È l’auspicio con il quale Benedetto XVI ha concluso il Messaggio inviato al card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, in occasione della 46ª Settimana Sociale dei cattolici italiani “Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del Paese” che si è aperta il 14 ottobre a Reggio Calabria (fino al 17 ottobre). Il Papa ha inoltre rilanciato l’appello già rivolto a Cagliari nel 2008 “perché sorga una nuova generazione di cattolici, persone interiormente rinnovate che si impegnino nell’attività politica senza complessi d’inferiorità”. Di fronte alla crisi in atto, che è “soprattutto culturale”, Benedetto XVI invita a “riconoscere e sostenere con forza e fattivamente l’insostituibile funzione sociale della famiglia”, ad allargare “il concetto di ragione” e ad assumersi ognuno le proprie responsabilità per “fare fronte ai problemi attuali tutelando “la vita umana dal concepimento alla sua fine naturale, difendendo la dignità della persona, salvaguardando l’ambiente e promuovendo la pace”. Valori non negoziabili. “In Europa non è il cristianesimo che ostacola il progresso, la democrazia, la pace; piuttosto sono le gravi incoerenze con la fede all’origine di distorsioni che in apparenza promuovono ogni libertà, ma che in realtà non assicurano” il “diritto a vivere” in una società volta al “vero benessere dei suoi cittadini”. Lo ha detto il presidente della Conferenza episcopale italiana, card. Angelo Bagnasco, nella prolusione di apertura Settimana. Nel richiamare quelli che Papa ha definito “valori non negoziabili” in quanto “stanno nel Dna della natura umana e sono il ceppo vivo e vitale di ogni altro germoglio valoriale”, il card. Bagnasco ha parlato di “un elenco non casuale, ma fondativo della persona e di ogni altro diritto e valore”, e ha rammentato la recente Dichiarazione del Consiglio delle Conferenze episcopali europee, a conclusione dell’assemblea plenaria a Zagabria (29 settembre – 3 ottobre). Nel documento, infatti, i presidenti hanno tra l’altro ribadito “i valori fondamentali della vita, del matrimonio fra un uomo e una donna, della famigli,a della libertà religiosa e educativa: valori sui quali si impianta ed è garantito ogni altro valore declinato sul piano sociale e politico”. Terreno di unità per i cattolici. Secondo il card. Bagnasco, “ogni altro valore, necessario per il bene della persona e della società – come il lavoro, la casa, la salute, l’inclusione sociale, la sicurezza, le diverse provvidenze, la pace e l’ambiente…- germoglia e prende linfa da questi”. Si tratta inoltre di valori “non divisivi, ma unitivi, ed è precisamente questo il terreno dell’unità politica dei cattolici. E’ questa la loro peculiarità e l’apporto specifico di cui sono debitori per essere sale e lievito, ma anche luce e città posta sul monte, là dove sono. Su questa linea, infatti, si gioca il confine dell’umano”. Una riflessione anche sulla laicità “che sembrerebbe a qualcuno di per sé incompatibile con ogni istanza di tipo religioso” mentre “la distinzione fino alla separatezza tra le due sfere, e il preteso confinamento della religione nello spazio individuale e privato, non appartengono alla visione né cristiana né religiosa delle cose, ma neppure alla ragione”. Dal card. Bagnasco infine un monito contro “l’impronta individualista che la cultura contemporanea propaga. Più che una persona, l’uomo è concepito come un individuo talmente centrato sulla propria assoluta autonomia che sembra diventato prigioniero di se stesso, una monade che vive accanto ad altre monadi, ma non insieme per fare comunità, popolo, casa”.Un “respiro europeo”. Sul “respiro europeo” delle Settimane sociali si è soffermato mons. Arrigo Miglio, presidente del Comitato per le Settimane sociali, rammentando che la prima edizione italiana nel 1907 era stata già preceduta nel 1904 da quella francese e nel 1906 da quella spagnola. “Una dimensione europea – ha sottolineato mentre è allo studio il progetto di una Settimana sociale d’Europa – che non solo non si è persa ma sta crescendo: lo scorso anno di questi giorni si svolgeva a Danzica la prima edizione delle Giornate sociali europee, organizzate dalla Comece, Commissione degli episcopati dell’Unione europea”. “Nessun Paese europeo – ha rilevato Luca Diotallevi, vicepresidente dello stesso Comitato – conosce al proprio interno differenziali territoriali (economici e non solo economici) paragonabili ai nostri. Le dinamiche economiche, le morfologie sociali, gli assetti istituzionali procedono con velocità diverse ed anche in direzioni sempre più divaricate”. Richiamando anche le altre “dinamiche divaricanti”, Diotallevi ha messo in guardia da una loro “passiva accettazione” ed ha insistito sull’importanza di un serio e condiviso impegno per la costruzione del “bene comune”.

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