L’Ue in breve

Albania e Bosnia, sui visti la parola al Consiglio UeNel corso dell’ultima sessione plenaria, il Parlamento europeo ha espresso il suo sostegno alla proposta della Commissione europea di “esentare dai requisiti di visto i cittadini di Albania e Bosnia-Erzegovina dalla fine del 2010”, ritenendo che questi due Paesi rispettino “tutte le regole in materia di sicurezza, lotta contro l’immigrazione clandestina e contro la criminalità”. Un anno fa l’Unione aveva già deciso di dispensare dall’obbligatorietà di visto i cittadini di Serbia, Montenegro e Macedonia, decisione entrata in vigore il 19 dicembre 2009. A maggio scorso, la Commissione aveva informato che anche l’Albania e la Bosnia-Erzegovina avevano compiuto dei progressi in tema di controllo dell’immigrazione illegale e di politica per la sicurezza, invitando dunque Parlamento e Consiglio ad abolire gli obblighi di visto per soggiorni fino a 3 mesi. L’esenzione riguarda però solamente i possessori di passaporti biometrici. Tanja Fajon, eurodeputata slovena, la cui relazione ha raccolto la quasi totalità dei consensi parlamentari, durante il dibattito in emiciclo ha affermato che questa decisione “rafforzerà la fiducia fra la gente e accelererà le riforme” nei due Paesi balcanici, i quali “hanno rispettato tutte le condizioni e sono pronti per l’abolizione dei visti”. “È il momento – ha affermato la relatrice – di inviare un messaggio positivo a questi Stati”. L’esenzione dei visti, che di fatto facilita la circolazione dei cittadini, entrerà in vigore solo dopo l’approvazione del Consiglio Ue, che dovrebbe procedere con una decisione a novembre. La relatrice ha però deplorato il fatto che il Kosovo rimanga “l’unica zona dei Balcani occidentali completamente esclusa dal processo di liberalizzazione dei visti”. “La causa di questa situazione – ha affermato Fajon – è la divisione tra gli Stati membri in merito al riconoscimento dell’indipendenza del Paese”.Commissione: biodiversità, “obiettivo mancato”Arrestare la perdita di biodiversità: obiettivo mancato. Una relazione pubblicata dalla Commissione, che fa il punto sulle azioni adottate in tal senso nell’Unione europea, conferma che i 27 hanno “mancato l’obiettivo di arrestare la perdita di biodiversità entro il 2010”, impegno sottoscritto cinque anni or sono e adesso rimandato di un decennio. “Le eccessive pressioni esercitate sull’ambiente – sottolinea l’Esecutivo -, in particolare in termini di cambiamento di destinazione d’uso dei terreni, inquinamento, specie invasive e mutamenti climatici, continuano a costituire una grave minaccia per la biodiversità del nostro continente”. La valutazione rivela, tuttavia, che sono stati realizzati taluni progressi negli ultimi due anni”. Janez Potocnik, commissario all’ambiente, spiega che gli “importanti insegnamenti tratti dall’attuazione del piano” Ue per la biodiversità “saranno alla base della strategia comunitaria per il periodo successivo al 2010”. La relazione verrà ora utilizzata per definire la posizione dell’Europa rispetto alla decima conferenza delle parti della convenzione sulla diversità biologica che si svolgerà dal 18 al 29 ottobre a Nagoya, in Giappone. La Commissione lancia l’allarme anche nel senso di una tutela ambientale che avrebbe ricadute positive sulla vita umana, su alcune specifiche aree geografiche, sull’economia. Potocnik specifica poi che la situazione della biodiversità (soprattutto per quanto attiene le specie animali e vegetali in via di estinzione e il rispetto dei mari) è una “minaccia che grava sul mondo” in maniera ancora più grave di quella che incombe sull’Unione”.Eurostat: molti i giovani che vivono con i genitoriNell’Ue27 il 20 per cento delle donne e il 32 per cento degli uomini di età compresa tra i 25 e i 34 anni vivono con i loro genitori. Lo attesta Eurostat con una indagine che, pur utilizzando dati del 2008, è stata resa nota nei giorni scorsi. Fra queste persone, il 13% prosegue l’attività di formazione o studio universitario. Ovviamente la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni che abita con la famiglia d’origine sale al 71% per le femmine e all’82% per i maschi; in tal caso la cifra degli studenti è pari al 55%. Nella complessiva fascia d’età 18-34, oltre un terzo (48% per le donne, 36% per i maschi) è sposata oppure convive. L’istituto statistico della Commissione segnala che “le più forti proporzioni di giovani-adulti fra i 18 e 24 anni” che vivono presso i genitori si registrano in Slovenia, Malta e Slovacchia, con dati superiori al 90%, mentre le percentuali più basse si evidenziano in Danimarca, Finlandia e Svezia (tra il 27 e il 47%). Più o meno gli stessi risultati si riscontrano per la fascia di popolazione compresa tra 25 e 34 anni: nei Paesi nordici i giovani tendono ad anticipare i tempi per andare a vivere per conto proprio o stabilendo una unione consensuale (sposandosi o mediante unioni più o meno riconosciute sotto il profilo giuridico).

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