A un anno da Danzica

Dal primo incontro nel 2009 a un grande progetto

Ricorre in questi giorni il primo anniversario delle prime “Giornate sociali cattoliche per l’Europa” che si tennero a Danzica dal 7 al 9 ottobre. Trecentocinquanta delegati, provenienti da 29 Paesi s’interrogarono per tre giorni su alcune questioni ritenute cruciali per l’agenda dell’Europa – la dignità della persona umana, la famiglia, il modello sociale europeo, il ruolo nelle istituzioni, le responsabilità dell’Europa per il bene comune mondiale – racchiudendo poi conclusioni e proposte in un sintetico messaggio finale, letto sotto le tre croci di fronte all’ingresso dei cantieri navali di Danzica. Un messaggio che affermava con chiarezza che la “solidarietà è il futuro dell’Europa” e con le parole del profeta Gioele ribadiva la convinzione che toccasse proprio alla nostra generazione raccogliere nuovamente la sfida della costruzione di una strategia per il bene comune, basata sul principio paolino: “Mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri”.Tappe di un cammino. La forte intenzione di offrire, da cristiani, un significativo contributo per la promozione del bene comune in Europa, alla luce del Vangelo e della dottrina sociale della Chiesa, fu uno sfondo evidente del cammino preparatorio di quell’evento, così come lo fu anche del cammino che lo precedette. Vorrei qui solo ricordarne alcuni passi che hanno segnato in modo forte questo cammino: il pellegrinaggio organizzato dalla Comece a Santiago de Compostela nel 2004, per preparare anche in questo modo l’allargamento storico dell’Unione europea avvenuto il 1° maggio 2004; la celebrazione del centenario delle Settimane Sociali a Lille nel 2004, che furono volute dal suo presidente come europee, sia nella partecipazione (quasi un quarto dei presenti) sia nei contenuti; la costituzione della rete Ixe – Iniziativa di cristiani per l’Europa, che, composta da organizzazioni laicali di diversi Paesi europei, iniziò a predisporre testi e documenti unitari in occasione dei principali avvenimenti dell’agenda dell’Unione; il Congresso di Roma del 2007 della Comece, con l’importante Rapporto dei saggi e il messaggio finale per i 50 anni del Trattato di Roma, fatto pervenire al Summit dei capi di Stato e di governo riuniti a Berlino.I segni si moltiplicano. È certamente ancora presto per dire se i consistenti segni di risveglio religioso che attraversano l’Europa intera siano in grado di rappresentare una forza significativa per la trasformazione della cultura, in modo da essere capace di supportare la nascita e il consolidamento di un movimento rilevante nella sfera pubblica. Voglio però ricordarne alcuni accaduti nell’ultimo anno: la presentazione quale parte terza nella causa sulla questione della croce negli edifici pubblici di fronte alla Corte europea di Strasburgo di una coalizione di tre significative organizzazioni laicali europee (Acli, Settimane Sociali di Francia e Comitato centrale dei cattolici tedeschi) lo scorso 9 maggio, 60° anniversario della Dichiarazione Schuman; la presentazione al Parlamento europeo solo poche settimane or sono di un significativo documento contenente proposte concrete per combattere la povertà e l’esclusione sociale in Europa, sottoscritto da Caritas Europa, Eurodiaconia, Comece e Commissione Chiesa e Società della Cec; l’iniziativa assunta congiuntamente dal Ppe e dalla Comece di una giornata di studio al Parlamento europeo sulla “Caritas in veritate”; lo straordinario successo conseguito all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, con il ribaltamento di un progetto di risoluzione che ha consentito ad un gruppo di parlamentari di chiara origine cristiana di convincere uno schieramento ampio e composito della necessità di salvaguardare uno dei valori fondanti dell’identità europea, la libertà di coscienza e il diritto di obiezione. La memoria e il futuro. In questo senso, la memoria di Danzica e del percorso sinora realizzato, si trasforma in compiacimento per la notizia che ci è giunta da Zagabria, dove l’Assemblea del Ccee ha deciso di rilanciare in modo organico e sistematico il progetto delle Settimane Sociali europee. Mi posso solo augurare che si tengano presenti due necessità ed urgenze.La prima necessità è quella di avere un luogo di alto livello in cui s’incontrino e confrontino le molte forze e movimenti a vario titolo impegnate nell’azione pubblica, presenti nelle nostre diverse Chiese del continente, perché queste diversità spesso sono poco comunicanti tra loro e ciò non solo impedisce di accumulare ricchezza ma anche di creare quella massa critica necessaria ad accompagnare questa necessaria “svolta” pubblica comune sullo scenario europeo.La seconda necessità e che si crei e consolidi un preciso e autorevole luogo d’incontro tra realtà ecclesiali e politici e responsabili delle istituzioni, affinché si generi un vero processo di confronto e discernimento circa le necessarie strategie a lungo termine e le concrete soluzioni e azioni a breve termine. L’urgenza di una simile saldatura fu chiaramente indicata dal presidente uscente del Pe, Hans-Gert Pöttering, sulla spianata di Westerplatte durante l’incontro di Danzica e rappresenta uno snodo fondamentale, per non lasciare sole le grandi energie umane e professionali che già sono attive in tutte le istituzioni.

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy