Per costruire la pace

È l'educazione il modo migliore

(da Genova) – "La pace si costruisce attraverso l’educazione, che è un percorso che riguarda tutte le età, e la religione è un fondamento necessario dell’essere umano, perché l’uomo non può trovare in sé stesso il fondamento dell’agire morale": così l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, nel saluto che ha rivolto questa mattina ai partecipanti al convegno internazionale di chiusura del Decennio Onu 2001-2010, sul tema dell’educazione alla pace e alla non violenza per i bambini del mondo, che si è svolto presso il Palazzo Ducale di Genova.

Dimenticare Dio: e poi? “Quanto più l’uomo dimentica Dio – ha affermato il porporato – tanto più perde sé stesso” perché la pace “è frutto delle mani dell’uomo, ma anche frutto e dono di Dio”. All’appuntamento organizzato dal LaborPace della Caritas diocesana di Genova e dalla Fondazione per la cultura di Genova, il cardinale Bagnasco ha ricordato la sua recente partecipazione all’incontro dei presidenti delle Conferenze episcopali europee, che si è tenuto a Zagabria, ed ha spiegato che, in quella sede, i vescovi del Nord Europa, “maggiormente investito dal processo di secolarizzazione”, hanno affermato che, “dal mondo della politica e della cultura, emergono sempre più spesso voci che non solo riconoscono ma invocano la religione come fondamento necessario, riconosciuto, per una costruzione dell’uomo, stabile, giusta e pacifica”. In pratica, ha spiegato il card. Bagnasco, si assiste ad “un recupero del religioso” in conseguenza di “un’esperienza amara”. La religione, ha proseguito l’arcivescovo, è il fondamento dell’agire etico dell’uomo. Infatti, ha domandato: “Cosa sarebbe dei valori quali la libertà, l’amore, la vita umana, senza un fondamento stabile, permanente e non appoggiato sulle opinioni?”. Questo perché “senza un fondamento trascendente, stabile, che non può essere nel cuore dell’uomo, tutto diventa più difficile”. Il cardinale ha poi ricordato brevemente l’eredità del XX secolo, un’eredità di “grandi luci e progressi” ma anche di “tante ombre” con “un numero immenso di morti e violenze”.

La domanda dei giovani. “La grande cultura da cui proveniamo – ha aggiunto il presidente della Cei – sembra essersi frantumata fino a dubitare di sé stessa” tanto che “il Papa, prima ancora di diventare Benedetto XVI, diceva con rammarico che l’Europa sembra odiare se stessa perché ha perso il fondamento della propria identità, il proprio volto”. Il cristianesimo, ha proseguito ancora il porporato, ci svela la vera natura umana, che consiste nel mettersi a servizio dei propri fratelli perché “la natura più profonda dell’umano consiste nel farsi dono, uscire da sé, dalla propria autoreferenzialità, vuol dire essere liberi di farsi dono per gli altri: dono per la famiglia, per coloro che ci raggiungono, per la società, per la Chiesa”. In questo spirito di servizio, tutti, e i cristiani in particolare, sono chiamati a diventare costruttori di pace. Per costruire la pace, ha affermato ancora il porporato, “il modo migliore è l’educazione” tanto che “i vescovi italiani hanno deciso che, per il prossimo decennio, il primo impegno pastorale riguarderà la sfida educativa” perché “l’educazione è il modo migliore per realizzare pace e giustizia" che sono "lo scopo della politica”. “I giovani – ha aggiunto ancora il card. Bagnasco – sono spesso smarriti e i segni di questo smarrimento spesso rimbalzano sulle cronache dei nostri giornali”. Però, “dal mondo giovanile si assiste una richiesta di educazione, spesso detta esplicitamente, a volte non detta, ma sempre in qualche modo segnalata”. Per questo “noi adulti, che siamo gravemente responsabili verso le nuove generazioni, dobbiamo rispondere in modo adeguato sia con la testimonianza della nostra vita, coerente con l’ideale del bene e della giustizia, sia con il dono della parola, una parola che possa essere illuminante su quello che è il fascino di una vita bella perché buona e se buona costruttrice di pace per tutti”.

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