Un pensiero comune

È allo studio di Ccee e Comece e sarà un "fatto di Chiesa"

“Educare i cattolici europei a ‘pensare europeo'” e “promuovere un sentire comune dei cattolici nel continente, soprattutto per quanto attiene ai cosiddetti valori indisponibili: vita, famiglia, libertà religiosa, giustizia sociale”. Mons. Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste e presidente della neo costituita Commissione Caritas in veritate del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), a margine della 40ª assemblea generale del Ccee che si è conclusa il 3 ottobre a Zagabria, sintetizza a SIR Europa i principali obiettivi della Settimana sociale d’Europa (Sse) che la sua Commissione ha in animo di avviare “in maniera organica e sistematica”. Il progetto è frutto dell’incontro tra il presidente del Ccee (card. Peter Erdo) e quello della Comece (mons. Adrianus Van Luyn), la commissione degli episcopati europei che l’anno scorso aveva promosso le “Giornate sociali europee” a Danzica.Quali identità e futuro europei? Mons. Crepaldi sottolinea “la necessità e perfino l’urgenza di promuovere una Settimana sociale d’Europa fortemente connessa con la dottrina sociale della Chiesa”. Anzitutto perché l’allargamento dell’Ue e il progetto di ulteriori aperture “hanno riproposto e riproporranno il problema dell’identità europea e del futuro” del continente. La redazione del Trattato costituzionale europeo, aggiunge, “è stata occasione” per portare alla luce “le incertezze e le reticenze della cultura e soprattutto della politica europea”. Secondo il presidente della Commissione Ccee, anche i cambiamenti del quadro geopolitico internazionale richiedono una riflessione sulla presenza dell’Europa nel mondo. Inoltre i numerosi interventi magisteriali di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI “indicano la necessità di impegnarsi per una ‘nuova evangelizzazione’ dell’Europa, di mostrare la fecondità culturale del cristianesimo, di non rinunciare ad un ruolo pubblico della fede cristiana come fermento della storia”. Le tre componenti. Alcuni Paesi europei conoscono una tradizione – in certi casi secolare, in altri di minore durata – di Settimane sociali promosse con regolarità a livello nazionale dal laicato cattolico: Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Polonia, Austria e Slovenia. Facendo riferimento a queste singole esperienze nazionali e precisando che la Sse, pur valorizzandole, “non dovrebbe essere un loro doppione”, mons. Crepaldi evidenzia le “tre componenti fondamentali” che l’appuntamento, nazionale o europeo, dovrebbe avere: “una componente di approfondimento culturale di alto profilo scientifico, una componente sociale” e “una componente pastorale”. Esso inoltre deve fare “esplicito e organico riferimento alla dottrina sociale della Chiesa, deve essere un fatto di Chiesa” con una “chiara finalità pastorale”.Pensare “europeo”. Nel sottolineare la “dimensione europea della missione nel sociale della Chiesa”, il presule spiega che “una Sse dovrebbe educare i cattolici europei a ‘pensare europeo’, ossia ad inquadrare ed affrontare i problemi sociali non solo a livello nazionale ma anche a livello europeo e in un orizzonte mondiale”. Un “vissuto europeo” nella presenza sociale dei cattolici esiste già, ammette, “ma è debole e frammentato. La Sse dovrebbe dare” ad esso visibilità, promuoverne “il potenziamento e lo sviluppo, ma soprattutto chiarirne connotati e specificità”. Soffermandosi poi sulla scelta di un “tema europeo” mons. Crepaldi chiarisce che non basta declinare a livello europeo un qualsiasi tema nazionale. Occorre inoltre concepire la Settimana “in modo allargato, ossia come un momento intensivo durante la Sse propriamente detta, ma anche con processi precedenti e successivi di conoscenza, preghiera, celebrazione e pellegrinaggio”. In continuità con le Giornate sociali europee. Mons. Crepaldi pensa insomma ad “una struttura snella e agile, non ripetitiva delle esperienze nazionali anche se va nella direzione di valorizzarle”. Di qui la proposta di un incontro nel 2011 con i presidenti delle Settimane sociali dei diversi Paesi europei. Si lavorerà in continuità con le Giornate sociali europee tenutesi nello scorso mese di ottobre per iniziativa della Comece (Commissione episcopati Comunità europea), in collaborazione con il Centro di solidarietà europeo. Questo incontro (Danzica, 8-11 ottobre 2009) era dedicato al tema della solidarietà. Tra i possibili temi della futura settimana sociale europea: famiglia e lavoro (con il processo di destrutturazione che la prima sta vivendo e il radicale cambiamento nell’organizzazione del secondo); tempi di lavoro e tempi di festa (come riproporre la festa cristiana); l’economia del dono nell’Europa di domani (partendo dalle indicazioni della Caritas in veritate).

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