Esseri umani

Le Chiese e le Istituzioni europee per un popolo itinerante

In Europa continuano a rimanere accesi i riflettori sulla questione rom, che è stata anche uno dei temi affrontati nel corso della 40ª assemblea generale del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), tenutasi dal 30 settembre al 3 ottobre a Zagabria, in Croazia. Le Chiese europee già operano attraverso le loro istanze pastorali a favore di questa minoranza diffusa in tutto il continente. “Coscienti della gravità del problema – si legge nel comunicato finale del Ccee – i presidenti concordano sul fatto che i governi definiscano una loro propria politica d’immigrazione” ma “s’interrogano anche su cosa la Chiesa può e deve fare per migliorare il dialogo tra esigenze pastorali, diritti di una comunità e necessità della politica”. Per affrontare questi aspetti il Ccee intende promuovere un incontro. Intanto il 7 ottobre si è tenuto a Strasburgo, nell’ambito della sessione autunnale dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa che si chiude oggi, il dibattito con procedura d’urgenza “Le recenti polemiche in Europa sulla sicurezza a livello nazionale: il caso dei rom”. A margine della plenaria si è svolta anche una conferenza per renderne più visibile la cultura. Questo numero di SIR Europa apre con una riflessione sul tema di Piotr Mazurkiewicz, segretario generale Comece (Commissione episcopati Unione europea).Esseri umani come tutti gli altri. I responsabili politici europei e gli opinion maker devono smettere di esprimere “generalizzazioni negative” sui comportamenti dei rom, ha affermato Thomas Hammerberg, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, intervenuto in aula al dibattito. “Tali dichiarazioni”, ha sottolineato, “rafforzano e aggravano i pregiudizi” e “vengono strumentalizzate da gruppi estremisti”. “Perché – si è chiesto – è importante che i politici e gli altri opinion maker stiano attenti al loro linguaggio quando parlano dei rom? Perché é importante che evitino di generalizzare? Perché, quanto parliamo di criminalità, è necessario fare una distinzione tra i pochi che hanno commesso reati e gli altri che non ne hanno commessi?”. Anzitutto, ha spiegato, “perché i rom sono esseri umani come tutti gli altri. Noi non incolpiamo gruppi di persone per qualcosa che hanno commesso solo alcuni individui. Questo è un principio fondamentale dell’etica e dei diritti umani”. In secondo luogo “i pregiudizi contro i rom sono diffusi in gran parte dell’Europa”, come dimostrano recenti episodi, “e i discorsi negativi fatti da personalità di alto livello tendono a rafforzarli”.Inclusione sociale e diritti umani. La sfida dell’integrazione dei rom in Europa si può vincere attraverso “l’inclusione economica e sociale” e la “piena protezione dei diritti umani”. Ne è convinta Maud de Boer-Buquicchio, vicesegretario generale del Consiglio d’Europa, intervenuta al dibattito sui rom. Parlando dell’incontro di alto livello che il CdE promuove il 20 ottobre nella città francese per definire con i rappresentanti dei governi degli Stati membri, dell’Ue, e delle organizzazioni internazionali le priorità d’azione al riguardo, de Boer-Buquicchi ha affermato che le sfide dell’integrazione dei rom hanno “implicazioni di frontiera e quindi richiedono una risposta paneuropea”, ed ha affrontato la “delicata questione” dei diritti e delle responsabilità. “Da un lato, i diritti umani sono assoluti; dall’altro tutti noi, rom e non, abbiamo delle responsabilità” che sono “parti integranti dell’essere cittadini”. Tuttavia le condizioni in cui tali responsabilità possono essere esercitate in modo costruttivo “sono spesso inesistenti o insufficienti”, ha sottolineato richiamando i più frequenti atti di discriminazione verso i bambini rom. Di qui l’auspicio che l’incontro del 20 ottobre sia in grado di “riconciliare questi due aspetti”.Dialogo nella cultura. Elaborare buone pratiche per rendere più visibile la cultura rom in tutta Europa è stato invece l’obiettivo della conferenza “Visibilità e riconoscimento della cultura rom: farla emergere dall’oblio” promossa dal CdE con il sostegno del Programma Cultura dell’Unione europea. All’evento hanno partecipato rappresentanti della comunità rom provenienti da Regno Unito, Grecia, Romania e Slovenia, che insieme studieranno i modi per far conoscere e apprezzare in tutto il continente la cultura di questa minoranza etnica. L’incontro segna il lancio ufficiale del progetto “Itinerari rom” sostenuto dal CdE in partenariato con diverse organizzazioni culturali, tra cui alcuni musei che hanno già stabilito solide relazioni con gruppi rom. “L’impegno legato al patrimonio culturale – spiegano i promotori – è un metodo per comunicare capace di evitare la conflittualità e al tempo stesso valorizzare aspetti attraenti tramite i quali la cultura rom può essere scoperta e compresa lontano dalle tensioni create dalle questioni della sicurezza e dell’alloggio, attraverso le canzoni, la danza, gli oggetti d’arte, le storie familiari, la gastronomia, gli usi e i costumi”. In programma nei prossimi due anni diverse iniziative in Slovenia, Germania, Romania e Grecia.

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