Verrà la primavera

Le Chiese europee e l'inverno demografico

La famiglia, le sue difficoltà, le sue speranze e il suo posto nella società sono sempre state e rimangono al centro del pensare e dell’agire della Chiesa.Importante è, tuttavia, conoscere trasformazioni e scenari nuovi che gli esperti aggiornano con i loro studi e le loro ricerche perché l’antico impegno della Chiesa sia più adeguato alle sfide del tempo.A Zagabria, dal 30 settembre al 3 ottobre, i presidenti delle Conferenze episcopali europee hanno posto a tema del loro incontro annuale la famiglia e la natalità con l’intento di proporre, attraverso un’analisi rigorosa della realtà, un percorso di speranza e di fiducia.L’inverno demografico, come è stato definito, é in Europa particolarmente rigido: i numeri indicano un calo di nascite che é un calo di speranza.La Chiesa prende atto con preoccupazione ma, quale “madre e maestra”, parte anche dai dati negativi per indicare la strada verso la primavera, non solo demografica.Tre le direzioni principali, differenti ma legate dal filo della responsabilità e dalla verità.La prima direzione è quella dell’annuncio cristiano, la seconda è quella della elaborazione culturale, la terza è quella delle scelte politiche per la famiglia.Si procede senza confusioni ma anche senza separatezze.L’assemblea plenaria del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) a Zagabria lascia, a tale riguardo, un messaggio che si unisce a quello della Comece (Commissione degli episcopati della comunità europea) che negli stessi giorni a Bruxelles nella sede del Parlamento europeo ha affrontato con le altre Chiese cristiane il tema della povertà che inevitabilmente tocca la famiglia.Anche in questo “dettaglio” si coglie l’inscindibile legame tra la questione antropologica e la questione sociale.Dall’assemblea Ccee a Zagabria il primo messaggio da cogliere è che la debolezza della fede colpisce la famiglia la quale, sottoposta a forti condizionamenti esterni, chiede un supplemento di impegno e di intelligenza in quanti desiderano raggiungerla con l’annuncio del Vangelo.Occorre far rinascere il desiderio di Dio, il desiderio di Qualcuno che sieda a tavola ogni giorno e con il quale conversare dell’essenziale, della bellezza, della gioia, del senso del vivere, soffrire e morire.Occorre farlo rinascere, questo desiderio, proprio mentre la cultura dominante è orientata alla rimozione di Dio dai pensieri e dalle azioni con la sottile arma del relativismo.Non c’è d’aver paura in questo andare alle “altezze di Dio”, neppure in Europa.A partire da qui la Chiesa si sente impegnata nell’offrire un contributo culturale sulla famiglia perché non venga svuotata di significato, non venga sacrificata sull’altare di un relativismo che usa spesso il linguaggio dei diritti per nascondere il linguaggio degli egoismi.Da qui l’importanza di un laicato cattolico competente e preparato che sappia fare delle ragioni della famiglia fondata sul matrimonio un ponte per comunicare con le diverse culture e religioni.Infine, in nome della dignità della persona in tutte le stagioni della sua vita e in nome della verità sulla famiglia, la Chiesa si rivolge alla politica perché prenda maggior consapevolezza del bene più prezioso della società e sappia compiere scelte efficaci e lungimiranti.L’appello è rivolto ai singoli Paesi europei perché la famiglia sia veramente e concretamente al cuore di politiche coraggiose anche in tempo di crisi.All’Unione europea, l’appello è di promuovere iniziative, ad esempio quelle previste nell’anno di lotta alla povertà, che aiutino i Paesi Ue nell’affrontare problemi sociali ed economici dalla cui soluzione derivano benefici alla famiglia.La fiducia nelle Istituzioni europee cammina di pari passi con la vigile attenzione perché i principi non negoziabili siano presenti nelle loro scelte come segno di una democrazia autentica e capace di grandi visioni.Gli incontri di Zagabria e Bruxelles confermano la volontà e la capacità della Chiesa di stare con amore nella storia d’Europa ed è questo amore che consente di intravvedere nel rigido inverno, non solo demografico, i primi segni di un risveglio primaverile.

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