Una proposta felice

La famiglia e la vita: conclusa la 40ª assemblea Ccee

La centralità della famiglia per il futuro dell’Europa è stato il tema portante della 40a assemblea generale del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) che si è riunita a Zagabria, in Croazia, dal 30 settembre al 3 ottobre. L’assemblea plenaria ha affrontato la questione “Demografia e famiglia in Europa” attraverso un’inchiesta promossa tra le varie Conferenze episcopali; i vescovi europei, si legge nel comunicato stampa del Ccee, hanno osservato che “di fronte all’attuale situazione, il modello di famiglia cristiana, che accoglie la presenza di Gesù e vive secondo la verità della famiglia, risulta una proposta felice da promuovere e proporre a tutti”. Durante i lavori è stata accolta la richiesta di mons. Fouad Twal, patriarca di Gerusalemme dei latini, di seguire più attentamente i lavori delle assemblee plenarie del Ccee come ordinario per i cattolici di rito latino di Cipro. Il patriarca di Gerusalemme parteciperà in qualità di invitato permanente. Inoltre, l’assemblea ha approvato all’unanimità la realizzazione di un portale informativo europeo del Ccee e la realizzazione di un intranet europeo con lo scopo di migliorare la collaborazione tra le varie Conferenze episcopali. Nel corso della plenaria è stato approvato un nuovo regolamento per le commissioni Ccee e si è parlato del dialogo con la Conferenza delle Chiese europee (Kek) e dei lavori del Comitato congiunto Ccee-Kek.Seria preoccupazione. L’assemblea ha discusso anche della “questione zingari” e “i presidenti concordano sul fatto che i governi definiscano una loro propria politica d’immigrazione” ma “s’interrogano anche su cosa la Chiesa può e deve fare per migliorare il dialogo tra esigenze pastorali, diritti di una comunità e le necessità della politica”. È stata presentata, inoltre, la struttura e le attività dell’Osservatorio su casi di discriminazione ed intolleranza verso i cristiani in Europa. Quanto al dialogo con l’Unione europea, “i presidenti ritengono importante che le Conferenze episcopali si facciano sempre più carico delle problematiche europee per il bene dei propri Paesi” e, allo stesso tempo, hanno potuto anche “apprezzare le molteplici attività e i numerosi ambiti di impegno in cui è coinvolta la Comece”. I presidenti hanno ritenuto “molto significativo che ben 21 Paesi d’Europa si sono dichiarati ufficialmente a sostegno dell’Italia per la sentenza della Corte dei diritti dell’uomo sull’esposizione del crocifisso nello spazio pubblico in Italia (Udienza della Grande Camera della Corte del 30 giugno 2010)”. Hanno invece espresso “seria preoccupazione” per il rapporto che il Consiglio d’Europa discuterà e voterà il 7 ottobre per “limitare la possibilità all’obiezione di coscienza per i medici e il personale sanitario”. Il testo ha come “aspetto più problematico” il fatto che “raccomanda ai 47 Stati membri del Consiglio di limitare il diritto dell’obiezione di coscienza del personale medico in quanto esso renderebbe difficile l’accesso ‘all’aborto’ che viene considerato come un ‘diritto'”. Il documento è pronto a “contraddire quella che appare una grande conquista della cultura e giurisprudenza europea: la libertà di coscienza”. Si assiste, infatti, ad “un capovolgimento di giudizio morale: l’aborto diviene un diritto e l’obiezione di coscienza è vista con sospetto, in qualche modo non morale”.Valori fondamentali. Al termine dell’assemblea plenaria, i vescovi hanno diffuso un messaggio finale che si sofferma sul “chiaro decremento demografico” in Europa. Su di esso “ha sicuramente un influsso il tipo di politiche familiari che i diversi Paesi stabiliscono, ma ciò non pare sufficiente per spiegare la pesante e generalizzata denatalità che viene qualificata come ‘inverno demografico’”. Il clima culturale diffuso, infatti, “incide non poco sui comportamenti personali e sociali”. Da parte dei cattolici, si legge nel messaggio, “è necessario crescere in una fede più consapevole e documentata per poter valutare con senso critico la cultura dominante che ha messo in discussione valori come la vita umana dall’inizio al tramonto naturale, la persona nella sua struttura oggettiva, la libertà come responsabilità morale, la fedeltà, l’amore, la famiglia”. Oltre a “tenere ben radicata e viva la fede, c’è bisogno di credere nella capacità della ragione di scoprire la verità delle cose in se stesse e dell’etica”. Per i presidenti, “la sostanziale sfiducia verso la ragione umana sembra caratterizzare la cosiddetta post-modernità” e “la presenza della Chiesa cattolica, in questo contesto, deve essere ispirata dalla speranza”. Siamo convinti, aggiungono i vescovi, che “la coscienza umana è capace di aprirsi ai valori presenti nella nostra natura creata e redenta da Dio per mezzo di Gesù Cristo” e la Chiesa “ricorda le implicazioni antropologiche e sociali che da Lui derivano”. Per questo “non cessa di affermare i valori fondamentali della vita, del matrimonio fra un uomo e una donna, della famiglia, della libertà religiosa e educativa: valori sui quali s’impianta ed è garantito ogni altro valore declinato sul piano sociale e politico”. Nell’assemblea è emerso poi “in tutta la sua urgenza il compito educativo secondo il millenario patrimonio della Chiesa”: compito che trova in Cristo “il Maestro, il modello e la sorgente di grazia”.

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