Il tempo dei giovani

Un programma d'interventi tra luci e ombre

Il 9 settembre la Giunta regionale delle Marche, con la delibera 1282, ha delineato il “Programma degli interventi a favore dei giovani per gli anni 2011/2013”. Il testo, che deve passare l’esame della terza Commissione consiliare e poi approdare in assemblea, è il primo piano di programmazione triennale organico da quello del 2001/2003. La Regione ha, per quanto riguarda i giovani, un riferimento normativo nella legge 46 del 1995, “Promozione e coordinamento delle politiche a favore dei giovani” e nel 2007 ha firmato un “Accordo di programma quadro in materia di politiche giovanili e attività sportive” (Apq) con il ministero per le Politiche giovanili e le attività sportive, che ha finanziato vari progetti; nel 2009 è stato siglato il Protocollo di riprogrammazione dell’Accordo. Le Marche hanno anche una norma specifica, la 11 del 2008, per la valorizzazione degli oratori. Il programma triennale deliberato pochi giorni fa dalla Giunta, che riguarda i giovani di età compresa tra i 16 e i 29 anni, ha tre obiettivi: la partecipazione sociale, la promozione di forme aggregative formali e informali, la realizzazione della piena cittadinanza. Il Piano non prevede interventi diretti di trattamento del disagio giovanile, ma, eventualmente, di prevenzione. Tre sono i livelli funzionali individuati: regionale, di indirizzo e programmazione; provinciale, di coordinamento e valutazione; locale, di progettazione e gestione. Per quanto riguarda quest’ultimo punto si prevede che “almeno” debbano essere garantiti l’attivazione dei centri di aggregazione organizzati, di centri di aggregazione autogestiti e di centri di servizi informativi e di orientamento. Sono considerate attività che rientrano nei progetti finanziabili quelle che sono già presenti sul territorio e proposte da associazioni religiose, sportive e culturali. Le risorse finanziare sono stabilite annualmente dalla legge di bilancio, ma gli enti locali coinvolti in progetti per i giovani devono contribuire con le proprie risorse: non meno del 40% per quanto riguarda i comuni e non meno del 20% per i progetti di tipo sovra-comunale o di ambito territoriale. Da giovani ad adulti. Il piano triennale va bene, ma “grazie a une delle attività finanziate dall’Apq del 2007, che coinvolgeva i giovani in una riflessione sulle politiche giovanili, ci aspettavamo una nuova legge globale del settore che sostituisse la vecchia 46 del 1995”. A fare quest’annotazione è Daniele Tassi, presidente regionale del Centro sportivo italiano (Csi), per il quale le politiche giovanili dovrebbero essere “integrate”, ovvero comprendere le politiche del lavoro, della casa, della cultura e del tempo libero, che servano per favorire il “passaggio dei giovani ad una dimensione adulta della vita”. “Mi sembra che questo Piano si occupi principalmente di aggregazione e tempo libero: ma i giovani hanno bisogno di divertirsi o di avere la possibilità di rendersi autonomi e creare una famiglia?”. Per quanto riguarda lo specifico del Piano, il presidente Csi giudica “positivo il fatto che esso favorisca, in qualche modo, le strutture che intercettano i bisogni del territorio”. Tassi prevede comunque che questa programmazione avrà successo “quando le linee di indirizzo saranno calate negli ambiti sociali territoriali e se gli interventi saranno concertati con tutti gli operatori presenti”. Per il presidente Csi la cosa importante è “mettere in rete quello che già c’è, senza pregiudizi, come oratori, associazioni e gruppi informali, senza pensare che si possano creare dei centri di aggregazione giovanile in ogni quartiere, o comunque inventarsi nuovi servizi, per i quali, tra l’altro, non ci sono i fondi”.La crisi ci ha colpito. È giovane, 26 anni, e lavora con i giovani Andrea Chiuri, incaricato regionale del settore giovani di Azione Cattolica. “Guardiamo con favore il tentativo di pensare e progettare su medio termine l’azione politica che ci riguarda direttamente – dice – e apprezziamo i termini e gli obiettivi che sono stati elencati nel Piano triennale”. Chiuri è però convinto che altri ambiti, non contenuti nel documento, dovrebbero essere al centro dell’interesse delle istituzioni, ovvero “la tutela, il sostegno e la promozione delle giovani famiglie”. “La centralità della formazione professionale, ad esempio, è un tema che non può essere sottovalutato nel prossimo triennio” perché “gli anni che abbiamo di fronte chiedono forti investimenti sul tessuto giovanile regionale, soprattutto sul versante professionale”. Chiuri si augura che ci possano essere “forme di coinvolgimento diretto dei giovani da parte delle istituzioni. Ad esempio, sarebbe auspicabile la formazione di Consulte regionali e provinciali dei giovani, visto che in varie realtà extra-regionali esistono i Forum dei giovani che riuniscono tutte le varie aggregazioni giovanili”. Chiuri sottolinea infine come “molti giovani della nostra Regione hanno pagato a causa di questa crisi economica mondiale, ma hanno la forza e la volontà di ripartire. Noi non vogliamo arrenderci, vogliamo mettere a disposizione le nostre competenze, il nostro entusiasmo e le nostre idee. Chiediamo però a gran voce che nessuno, in questo Paese, come in questa Regione, si dimentichi di noi, che siamo il vero futuro”.a cura di Simona Mengascini(06 ottobre 2010)

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