Alzare lo sguardo

Mons. Mariano Crociata alla vigilia della visita del Papa

"Non vogliamo che la visita del Papa rimanga un fatto esteriore, sia pure festoso ed emozionante; ci teniamo, invece, a viverla all’altezza del suo significato" e "questo significato consiste nel risveglio, di noi singoli credenti e di tutte le nostre comunità ecclesiali, alla coscienza che la Chiesa non è tutta qui da noi, non siamo solo noi". Lo ha ricordato oggi mons. Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, nella Chiesa di S. Ignazio Martire alla Olivella di Palermo. Alla vigilia della visita del Papa nel capoluogo siculo, mons. Crociata ha riflettuto sul tema "giustizia e legalità" evidenziando che "potremo accogliere ciò che ci aspettiamo dall’incontro di domani con il Papa, se esso è già in qualche modo dentro di noi" perché "il successore di Pietro e pastore di tutta la Chiesa viene a noi per invitarci a rafforzare la nostra fede, ad alzare lo sguardo e ad allargare il cuore ai vasti confini dell’intero mondo della fede". Per il segretario della Cei, è necessaria "una specie di capovolgimento" che vada "dalla giustizia come esigenza successiva, alla giustizia come condizione previa della legalità". Infatti, non basta "l’organizzazione dell’ordinamento giudiziario per assicurare la civile convivenza" ma "c’è bisogno che maturi e si formi la coscienza morale e il senso della giustizia nelle persone, in ciascuno di noi".

Vera condizione. La società odierna, ha sottolineato mons. Crociata, "sembra ossessionata dall’esigenza della giustizia, che si vede ridotta per troppi ad un miraggio irraggiungibile": affinché "la legge sia osservata non basta la minaccia di una punizione (nemmeno la minaccia della pena di morte riesce ad assicurare l’osservanza della legge da parte di tutti)" ma "ci vuole una giustizia che non rimanga esterna e successiva alla legge, e quindi alla persona; c’è bisogno di una giustizia che aderisca all’identità, alla coscienza e alla libertà della persona". In tal senso, "la vera condizione della legalità è la giustizia della persona, o meglio: una persona giusta". Dunque, "affermando l’idea di giustizia, noi affermiamo il suo fondamento in una giustizia assoluta, non condizionata, di fronte alla quale possiamo giudicare veramente ciò che è giusto e ciò che non lo è". Così appare "nel nostro orizzonte la radice e la verità della giustizia, che è Dio stesso" dal momento che "solo se c’è Dio la giustizia è ultimamente garantita". Citando l’esperienza di Zaccheo, il segretario della Cei ha ricordato che "fino a quando non ha incontrato Gesù, egli è vissuto contravvenendo alla legge, anzi in una condizione di pubblico peccatore, profittatore disonesto dei beni altrui, magari sotto la copertura di un ruolo sociale". Ed è in quest’ottica che si comprende come "Dio è giusto perché, fedele a se stesso e all’impegno di alleanza che ha preso con il suo popolo, non cessa di cercarlo e di ricondurlo alla sua amicizia" mentre "l’uomo diventa giusto quando si apre e accoglie questa offerta di amicizia" e "quando è avvenuto questo incontro trasformante, non ci si accontenta più delle prescrizioni della legge, perché al cuore non basta osservare una legge". Inoltre, ha aggiunto mons. Crociata, "chiunque sia mosso dall’amore per qualcuno o dalla passione per qualcosa non sopporta più di essere compresso da vincoli di regole, da limiti di orario, da calcoli meschini per ciò che c’è da spendere" perché "chi ama non si ferma a calcolare, non si accontenta dell’adempimento del dovere, allo stesso modo come fa Dio con noi, che non si lascia trattenere nemmeno dal fatto che l’abbiamo offeso".

Nuova mobilitazione. "Se è necessaria una istituzione giudiziaria a difesa contro l’illegalità, non meno necessario è l’esercizio della responsabilità per il bene di tutti da parte di coloro che detengono pubblica autorità o hanno compiti sociali", ha precisato il segretario della Cei, e "tuttavia non ci sono inadempienze delle istituzioni preposte al bene comune che possano legittimare l’inerzia e l’attesa che qualcun altro, dall’esterno, risolva i problemi". Diventa così imprescindibile "una nuova mobilitazione di risorse personali e di energie vitali, che scaturiscono da una esperienza autentica di fede in qualsiasi condizione di vita" per "una società più giusta". Domani, durante l’incontro con i pastori delle Chiese di Sicilia a Palermo, verrà consegnato a Benedetto XVI il libro "Salute a te Agrigento. La città accoglie Giovanni Paolo II" curato da Carmelo Petrone, direttore dell’ufficio comunicazioni sociali della diocesi agrigentina. Il volume riporta i testi integrali dei discorsi che Papa Wojtyla pronunciò nei due giorni della sua visita alla città di Agrigento, insieme alle fotografie di Angelo Pitrone. Il libro, pubblicato in questi giorni, è stato presentato anche da mons. Crociata che ha rimarcato la volontà dell’autore di cogliere il Magistero pontificio per farne il punto di riferimento eminente dell’azione pastorale dell’esperienza spirituale in Sicilia.

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