Giustizia al povero

Documento congiunto delle Chiese in Europa

14 raccomandazioni politiche alle istituzioni dell’Ue e agli Stati membri per costruire “un’Europa sociale più forte” ma soprattutto per combattere la povertà e l’esclusione sociale nell’Unione europea. A redigerle in un sussidio – dal titolo “Non negate la giustizia ai vostri poveri” – sono un cartello di associazioni e organismi legati alle Chiese a cui hanno aderito Caritas Europa, la Commissione Chiesa e società della Conferenza delle Chiese europee (Csc of Cec), il Segretariato della Commissione degli episcopati della Comunità Europea (Comece) e Eurodiaconia. Sulla base del comune riferimento alla Charta oecumenica, che recita: “Sul fondamento della nostra fede cristiana ci impegniamo per un’Europa umana e sociale, in cui si facciano valere i diritti umani ed i valori basilari della pace, della giustizia, della libertà, della tolleranza, della partecipazione e della solidarietà“, le Chiese hanno predisposto un documento che delinea la situazione del continente, definisce che cosa sia “povertà”, spiega i fondamenti etici delle proposte delle Chiese e formula alcune raccomandazioni politiche. Ma soprattutto lancia un appello: “Chiediamo all’Unione europea e agli Stati membri un impegno politico forte per costruire una società che mette al primo posto il benessere degli individui in modo che tutti possano vivere una vita dignitosa”. Povertà in Europa. Far uscire 20 milioni di persone entro il 2020 dal rischio povertà in cui vivono: questo è l’obiettivo che si è dato il Consiglio europeo. Tre sono a livello europeo gli indicatori di povertà: povertà relativa, ristrettezze materiali e nuclei familiari disoccupati, anche se ogni Stato li può modificare sulla base della propria situazione particolare. Tuttavia, denunciano le Chiese, “la mancanza di incentivi politici per gli Stati membri potrebbe rallentare l’implementazione pratica di questa strategia”. La lotta contro la povertà è stata avviata nel 2000, ma la successiva crisi economico-finanziaria che ha colpito l’Europa ha addirittura aggravato la situazione sociale del continente, in misura tale per cui il numero delle persone a rischio povertà (che vivono con il 60% o meno di uno stipendio medio) è passata da 80 a 84 milioni. In termini percentuali dal 16% al 17% della popolazione europea. Il diritto ad una vita dignitosa per tutti. La povertà va combattuta non solo perché costringe le persone a vivere in ristrettezze materiali, ma anche perché “corrode la possibilità di una piena partecipazione alla vita sociale, ponendo le persone in una posizione vulnerabile e spesso stigmatizzata”. Per questo, i cristiani fanno appello al diritto di “ogni persona ad una vita dignitosa, nel rispetto delle capacità individuali, contribuendo e partecipando alla vita sociale”, sulla base dei principi-giuda della destinazione universale dei beni a servizio dell’umanità e delle generazioni future, della uguale accessibilità ai beni e ai servizi per tutti. Solidarietà e giustizia. Il 2010 è stato l’anno in cui la stabilità dell’euro e dell’unione monetaria europea è stata messa alla prova. Ed è stato anche l’anno – osservano le Chiese nel documento -in cui le istituzioni europee hanno dovuto pensare a strumenti che, al di là della gestione a breve termine della crisi, sappiano proporre nel lungo termine una riforma del modello socio economico attuale, “sulla base della solidarietà e della giustizia”. Per questo le Chiese, alla luce delle proprie esperienze e convinzioni, e dopo aver analizzato cause ed effetti della povertà presentano le loro raccomandazioni alle istituzioni dell’Ue e agli Stati membri per un’Europa sociale più forte. Le 14 raccomandazioni. Le Chiese chiedono l’implementazione di una nuova clausola sociale nella strategia politica annuale della Commissione europea e che il presidente del Consiglio europeo prenda atto di questa clausola. Le Chiese ritengono necessario che Ue e Stati membri facciano il loro possibile, in cooperazione con la società civile, le Chiese, la Caritas e le organizzazioni ecclesiali, per assicurare un accesso per tutti ai “servizi di interesse generale”; nonché la garanzia ad un salario minimo per combattere il fenomeno dei lavoratori poveri. Il documento affronta anche la questione casa. C’è poi la richiesta di promuovere nuovi e alternativi stili di consumo e di utilizzare nuovi indicatori per misurare l’impatto della povertà e della esclusione sociale sugli uomini e le donne. Alle Chiese stanno particolarmente a cuore la condizione dei lavoratori non pagati, affinché anche ad essi possa essere riconosciuto il diritto all’assistenza sanitaria e alla pensione. Alle istituzioni si chiede un supporto alle famiglie a rischio povertà nonché la protezione della domenica come giorno settimanale non lavorativo. Le Chiese invocano inoltre che nella piattaforma europea pianificata per la lotta contro la povertà abbiano un maggiore coinvolgimento i rappresentanti della società civile e delle Chiese. L’ultima raccomandazione è che l’obiettivo di ridurre il numero delle persone a rischio povertà sia obiettivo primario dell’Unione europea.

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