Finanza da riformare

Documento congiunto: analisi della situazione

Nel contesto di una Europa che è cresciuta e si è dotata di strumenti legislativi e politici più forti, come il trattato di Lisbona, i diritti sociali – benché abbiano acquisito una maggiore importanza politica e un più chiaro riconoscimento legale – continuano ad essere molto fragili e la giustizia sociale resta un obiettivo non ancora raggiunto. Tanto più che l’Europa sta affrontando la più grave crisi dagli anni ’30.L’Europa: ricca ma disuguale. Nell’Unione europea, una delle regioni più ricche del mondo, il 17% della popolazione (pari a 84 milioni di persone) vive a rischio di povertà. La crescita economica ha aumentato il divario tra ricchi e poveri; le trasformazioni del mercato del lavoro sono state svantaggiose per i lavoratori con basse professionalità. Le conseguenze sono: economia instabile e vulnerabile e comunità destabilizzate. “Continuare per questa strada non è sostenibile”.La crisi: frutto di politiche, priorità e valori errati. Nel Rapporto, le Chiese sottolineano con forza che “la crisi economica non avviene per caso ma è frutto di scelte politiche ben precise. E’ il frutto di un sistema economico-finanziario viziato e di valutazioni errate compiute dai governi e dai decision-makers del sistema finanziario”. Ed aggiungono: “25 anni di prosperità hanno fatto credere a economisti, governi e responsabili pubblici che il mercato si potesse auto-regolamentare da solo e che fosse in continua crescita positiva. Il desiderio di ricchezza ha impedito di fare scelte di più ampie prospettive”. Il risultato è che “l’economia mondiale è diventata fortemente influenzata da un sistema finanziario speculativo, ingiusto per i cittadini che vivono del solo loro lavoro. Questo disastro deve essere riparato affinché l’economia possa ritornare ad essere stabile e solida”. Accanto a ciò è crollata la fiducia nelle istituzioni e nel sistema, ed “è emersa una crisi di valori che è alla radice della crisi economica e finanziaria”. Questa crisi rivela infatti che “i mezzi e i fini della politica economica sono stati invertiti”: crescita, competitività e il mercato non sono scopi in se stessi, ma mezzi per migliorare il benessere delle persone e assicurare coesione sociale. Le priorità vanno riordinate, affinché il benessere della persona e la salvaguardia del creato siano tutelate.La crisi: i più vulnerabili sono colpiti. Le Chiese fanno notare come “l’impatto sociale della crisi economica e finanziaria ha trascinato un gran numero di persone nella povertà, e la situazione per le persone più vulnerabili è peggiorata. Milioni di persone hanno perso il lavoro, o hanno dovuto accettare una riduzione del loro stipendio, o occupare posti di lavoro precari. Poiché le finanze pubbliche sono state duramente colpite, i livelli della spesa sociale sono stati ridotti se non addirittura tagliati e ciò ha peggiorato le condizioni di vita dei gruppi vulnerabili. Il sovra-indebitamento delle persone e delle famiglie sta diventando un problema diffuso in molti Paesi. La disoccupazione tra i giovani è aumentata drammaticamente e minaccia il futuro di una intera generazione. L’impatto della crisi non è stato ancora visto, né si sono visti ancora i suoi effetti strutturali, culturali e spirituali a lungo termine”. Quale risposta? “Miliardi di euro sono stati spesi per il salvataggio di banche in fallimento e per sostenere il sistema della finanza. Si tratta di denaro che le future generazioni di contribuenti dovranno ri-pagare nei prossimi decenni. Miliardi di euro sono stati spesi per salvare la credibilità di Stati debitori, membri della zona euro, agli occhi dei mercati finanziari. Ciò è in palese contrasto con la piccola somma che è stata spesa per la protezione delle persone dalle conseguenze sociali devastanti della crisi. I governi stanno tagliando sui servizi sociali e sanitari e sulle reti di sicurezza sociale che in tempo di crisi dovrebbero invece garantire l’accesso alle persone ai loro diritti. Da una prospettiva puramente economica, i costi sociali della crisi possono essere visti come le conseguenze tragiche ma inevitabili delle forze di mercato. Se accettiamo questa spiegazione, tradiamo il bene comune e non apprendiamo nulla dalla crisi”. La crisi è “non solo frutto di decisioni sbagliate e crepe economiche, ma anche crisi della legittimità morale del sistema e dei suoi valori”. Secondo le Chiese, sarebbe quindi necessario riformare la finanza, nel senso di sottometterla alla regolamentazione da parte degli Stati affinché serva i bisogni sociali e l’economia reale. Il rapporto tra stato e mercato deve essere riequilibrato; i governi devono esercitare la loro responsabilità quando il mercato non rispetta diritti umani e bene comune. “Se il mercato non considera in maniera confacente diritti umani e bene comune, i governi sono chiamati ad esercitare le proprie responsabilità”.

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