Teresa e Caterina

Quarant'anni fa "Dottori della Chiesa"

Quaranta anni fa, domenica 27 settembre 1970, Paolo VI proclamava santa Teresa d’Avila “Dottore della Chiesa”. La riformatrice del Carmelo era la prima donna a ricevere questo titolo prestigioso che la Chiesa riserva a personaggi eminenti per dottrina e santità. A una settimana di distanza, il 4 ottobre, un’altra donna, santa Caterina da Siena, era insignita da Paolo VI della stessa dignità. Due donne venivano così ad aggiungersi – nello spirito innovatore del Concilio e del profetico “Messaggio alle donne” che lo stesso Paolo VI aveva voluto inviare all’universo femminile in conclusione della grande assemblea ecumenica – alla serie dei trenta Dottori della Chiesa fino ad allora riconosciuti. Un elenco che si apre, considerando l’epoca in cui vissero, con il più antico, sant’Ilario di Poitiers, fino al più recente (allora) sant’Alfonso de Liguori. L’elenco si è poi aggiornato al 1997 quando un’altra donna, santa Teresa di Lisieux , fu proclamata Dottore della Chiesa da Giovanni Paolo II, portando il totale a 33. Le due cerimonie di proclamazione del 1970 si svolsero entrambe nella basilica di San Pietro. A quella per santa Teresa parteciparono l’allora vescovo di Avila e il preposto generale dei Carmelitani, insieme a una folta rappresentanza spagnola. Paolo VI, dopo aver pronunciato la formula di proclamazione, seguita dalla preghiera in onore della “Santa doctora”, nell’omelia, ripetuta in lingua castigliana, sottolineò i “segreti” della dottrina di santa Teresa, in particolare dell’orazione, soprattutto mentale. “Ella ha avuto il privilegio e il merito – osservò il Papa – di conoscerli questi segreti per via di esperienza, vissuta nella santità d’una vita consacrata alla contemplazione e simultaneamente impegnata nell’azione, e di esperienza insieme patita e goduta nell’effusione di grandi carismi spirituali. Teresa ha avuto l’arte di esporli questi medesimi segreti, tanto da classificarsi tra i sommi maestri della vita spirituale”. La domenica seguente, 4 ottobre, l’altra solenne cerimonia, nella ricorrenza della festa di san Francesco, compatrono d’Italia insieme a santa Caterina. Ovviamente numerosa la rappresentanza di Siena, con l’allora vescovo mons. Mario Ismaele Castellano, nonché bande e sbandieratori che ricrearono in via della Conciliazione la festosa atmosfera del Palio. Per i domenicani era presente il maestro generale padre Aniceto Fernandez, la missione del governo italiano era guidata dal ministro Carlo Russo. Paolo VI nell’omelia tratteggiò le linee caratteristiche e i temi dominanti del magistero ascetico e mistico del nuovo Dottore della Chiesa. “A noi sembra – disse il Papa – che ad imitazione del glorioso Paolo, di cui riflette talvolta anche lo stile gagliardo e impetuoso, Caterina sia la mistica del Verbo Incarnato, e soprattutto di Cristo Crocifisso”. Dopo aver ricordato l’opera intensa, svolta dalla Santa per la riforma della Chiesa, il Papa si chiedeva: “Fu anche impegnata politicamente la nostra devotissima Vergine? Sì, senza dubbio, ed in forma eccezionale, ma in un senso tutto spirituale della parola”, concludendo che “la lezione di questa donna politica sui generis conserva tuttora il suo significato e valore”. Infine, ricordò il Papa, “non contenta di avere svolto un intenso e vastissimo magistero di verità e di bontà con la parola e gli scritti, Caterina volle suggellarlo con l’offerta finale della sua vita, per il Corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa, nell’ancor giovane età di 33 anni”.

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy