Perché cresca la parità

Tra uomini e donne in tutti i Paesi d'Europa

“Un tocco femminile all’Europa”: Viviane Reding, vice presidente della Commissione con deleghe alla giustizia e alla cittadinanza, al centro del dibattito europeo per il braccio di ferro ingaggiato con la Francia sulla questione dei rom, sposta l’attenzione su tutt’altro versante, annunciando l’adozione della nuova “strategia quinquennale per la promozione della parità fra uomini e donne in Europa”.Valorizzare le potenzialità. Reding lavorava da tempo a questo argomento, che insiste a definire con il termine “parità di genere”. Ma nelle sedi Ue e in quasi tutti gli Stati membri ha raccolto consensi la proposta dell’Esecutivo, intesa a tutelare le donne a livello sociale ed economico, “valorizzandone le potenzialità” che rimangono ancora troppe volte inespresse. Già alcuni mesi fa, alla vigilia della Giornata internazionale dell’8 marzo, la Commissione aveva varato la “Carta europea delle donne”, a suo tempo definita dal presidente José Manuel Barroso “l’impegno della Commissione per rendere la parità tra uomini e donne una realtà nell’Unione”. Questa nuova iniziativa viene dunque illustrata dalla commissaria lussemburghese con alcune osservazioni preliminari: “Nel campo della parità di genere l’Europa ha dato un esempio al mondo intero inserendo il principio della parità salariale per uno stesso lavoro nel trattato” costitutivo della Cee, risalente al 1957. “Oggi possiamo fare la stessa cosa per quanto riguarda la partecipazione delle donne al processo decisionale e la lotta contro la violenza”. Con questa “strategia” (per i particolari www.ec.europa.eu/social), si delinea la possibilità di fare un “passo avanti”: “Essa mira – secondo Reding – a valorizzare il potenziale delle donne, contribuendo a realizzare gli obiettivi socioeconomici generali dell’Ue”, e “traduce i principi della Carta delle donne”. Violenze e disparità. A supporto delle tesi che stanno alla base dell’iniziativa della Commissione, Reding cita un’indagine di Eurobarometro, secondo cui “l’87% dei cittadini europei sostiene l’azione comunitaria contro la violenza domestica”, mentre “una persona su quattro conosce qualcuno che ne è stato vittima”. I molteplici dati proposti dall’istituto demoscopico pongono in evidenza una situazione ancora allarmante su diversi piani: dalle più diffuse disparità professionali e salariali alle ancora numerose situazioni di inferiorità cui sono relegate molte giovani ragazze e donne, a partire proprio dall’ambiente familiare. Per tutte queste ragioni, l’Esecutivo prevede una serie di azioni basate su cinque priorità: economia e mercato del lavoro, parità salariale, parità nei posti di responsabilità, lotta contro la violenza di genere e promozione della parità all’esterno dell’Ue27. Maternità e lavoro domestico. L’Esecutivo osserva: “Le iniziative dell’Ue a favore della parità tra uomini e donne hanno contribuito a migliorare la vita di molti cittadini europei. Alcune tendenze recenti si rivelano incoraggianti: aumenta la presenza delle donne sul mercato del lavoro (quasi il 60% in media nell’Unione, rispetto al 52% del 1998) e sono migliorate la formazione e l’istruzione”. Nell’Ue27 il 59% dei giovani laureati è rappresentato da donne. Ma allo stesso tempo “le disparità sussistono in molti settori. Nel mercato del lavoro le donne sono ancora presenti soprattutto nei settori meno remunerati mentre sono sotto rappresentate nei posti di responsabilità. La maternità fa abbassare i tassi di occupazione femminile. Le donne imprenditrici rappresentano soltanto il 33,2% dei lavoratori autonomi. Inoltre, anche a casa le donne continuano a lavorare, senza essere remunerate, più degli uomini”.A quando la parità salariale? Tra i punti resi espliciti nel documento della Commissione figura la volontà di “attirare più donne nel mercato del lavoro”, contribuendo a realizzare l’obiettivo di un tasso di occupazione complessivo del 75% per uomini e donne fissato nella strategia Europa 2020″ per la crescita e l’occupazione. L’Ue dovrebbe poi operare affinché in tutti gli Stati membri sia promossa l’imprenditorialità femminile. Si vorrebbe poi “istituire una Giornata per la parità salariale, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che in Europa le donne continuano a guadagnare in media circa il 18% in meno degli uomini” (nonostante il principio stabilito nel trattato del ’57). Un altro campo d’azione riguarda il rispetto dei diritti fondamentali: “Dobbiamo collaborare con tutti gli Stati membri per combattere la violenza contro le donne, e specialmente per eradicare le pratiche di mutilazione genitale femminile in Europa e nel mondo”. La Commissione annuncia che “si impegnerà in un dialogo annuale sulla parità di genere ad alto livello, a cui parteciperanno il Parlamento europeo, le presidenze del Consiglio Ue, i partner sociali e la società civile per valutare i progressi compiuti nell’attuazione della strategia”.

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