Urgono risposte comuni

La "questione rom" tra i segni della debolezza Ue

Come sempre accade nei giorni della sessione plenaria dell’Europarlamento (20-23 settembre), la sede di Strasburgo diventa il “cuore” dell’Ue. Attorno all’emiciclo, negli uffici dei deputati e dei gruppi politici, in sala stampa, nei corridoi o ai tavolini dei caffè, si discute di supervisione finanziaria, della presenza rom nei vari Paesi membri, degli esiti dell’ultimo Consiglio europeo, dei provvedimenti legislativi in itinere. Raccogliere i pareri dei parlamentari può aiutare a comprendere quali siano i temi al centro dell’attenzione.Diritti e regole europee. “Finché non saremo in grado di trovare risposte comuni ai problemi comuni, succederanno queste cose e il populismo andrà crescendo”: Joseph Daul, francese, è il capogruppo del Partito popolare al Parlamento Ue. Al SIR Europa, che gli chiede un commento sulle elezioni svedesi, risponde solo a metà: “Non spetta a me commentare i risultati delle elezioni di questo o quello Stato. Ma certo vediamo che ci sono delle difficoltà e dei problemi uguali per tutti e noi insistiamo ad affrontarli separatamente. In Europa – aggiunge – ci sono dieci o dodici milioni di rom, persone a rischio”, spesso lasciate ai margini della società; “ebbene, si tratta di essere seri e di gestire una simile tematica a livello di Unione”. Daul non cita espressamente Sarkozy, presidente del suo Paese, cui è vicino politicamente, eppure fa affermazioni inequivocabili. “Ogni Paese dell’Ue deve rispettarne i Trattati. Allo stesso tempo la Commissione deve vigilare affinché” le regole europee siano “effettivamente applicate”. Il riferimento va alla libertà di movimento dei cittadini all’interno dell’Unione. Poi precisa: la situazione dei rom richiama valori “emblematici dell’Ue”, e per questo “va affrontata insieme”, così “come insieme dobbiamo occuparci dell’integrazione” delle popolazioni nomadi. Il Ppe, precisa Daul, ha costituito un gruppo di lavoro, presieduto dalla deputata Livia Jaroka, ungherese di origine rom, il quale “formulerà delle proposte entro un paio di mesi”.Supervisione finanziaria. Daul non si tira indietro nemmeno quando si parla di bilancio dei 27: “Dobbiamo programmare sin da ora le principali linee di investimento e gli interventi per il futuro. I Paesi aderenti non vogliono aumentare gli stanziamenti per il bilancio comunitario, dunque si dovrà prendere in considerazione l’istituzione di una tassa che vada ad accrescere le risorse di Bruxelles”. Sui temi economici e finanziari i Liberaldemocratici sono sempre in prima linea. Il belga Guy Verhofstadt, che ne è il leader a Strasburgo, afferma: “È urgente definire un pacchetto di interventi legislativi sulla governance finanziaria. Il presidente Barroso ha promesso che renderà note le proposte della Commissione il 29 settembre e noi le stiamo aspettando. Perché una cosa è chiara: i problemi che avevamo indicato mesi fa”, sin dall’inizio della crisi mondiale, “rimangono”. “Non è vero – prosegue – che l’eurozona potrebbe presto implodere, come sostiene qualche economista, ma è verissimo che i nostri sistemi sono esposti a instabilità”. Poi Verhofstadt allarga il discorso: “Occorre realizzare una governance che faccia dell’unione monetaria una vera unione economica e politica”.Scetticismo verso l’Unione. “La commissaria Viviane Reding avrà sbagliato la forma, ma la sostanza è giusta”: Martin Schulz, tedesco, guida il gruppo dei Socialisti e democratici. Ritiene eccessive certe forzature verbali della rappresentante lussemburghese sul problema del rimpatrio dei rom, ma al contempo dà pienamente ragione alla Commissione sul fatto che essa debba “far rispettare il diritto comunitario” e i diritti di cittadinanza delle popolazioni rom. “E per una volta – scandisce Schulz – devo dare atto a Barroso di aver agito bene, difendendo la sostanza di quanto affermava la Reding, la richiesta di procedura di infrazione contro Parigi e, più complessivamente, le regole Ue che tutti gli Stati, grandi e piccoli, devono rispettare”. Quindi precisa: “Nessun problema economico, sociale o politico di levatura europea può essere risolto se spezzettiamo l’Ue in 27 parti. Dobbiamo muoverci in maniera congiunta e il Parlamento, con la Commissione, devono essere al centro di questa azione”. Prima di congedarsi, Schulz afferma: “Siamo d’accordo sulla istituzione di una tassa sulle transazioni finanziarie. Stiamo, come socialisti e democratici, definendo una proposta che speriamo possa ottenere la maggioranza all’Europarlamento così che la Commissione debba procedere a una iniziativa legislativa in quella direzione”. Torna su altri temi Rebecca Harms, tedesca, co-presidente dei Verdi: “Ci sono dei politici nazionali che agitano lo spettro dello straniero, contribuendo a generare sentimenti xenofobi. Invece dobbiamo muoverci concretamente per affrontare il difficile nodo dell’immigrazione, tutelando tutti i cittadini”. Quindi sottolinea: “Vediamo crescere lo scetticismo dei cittadini europei nei confronti dell’Ue e questa è una debolezza che ci deve preoccupare”.

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