Un’Ue più vigile

Rischi del sistema finanziario e tutela dei diritti dei cittadini

Dopo la recente finalizzazione dell’atteso accordo tra il Consiglio ed il Parlamento Europeo sulle nuove autorità ed i meccanismi di vigilanza dei mercati finanziari europei, il dibattito è aperto. La nascita del Consiglio Europeo per il Rischio Sistemico, la nuova Istituzione Ue incaricata – sotto la guida della Banca centrale europea – di valutare permanentemente la stabilità del sistema finanziario dei singoli Paesi e della Ue, pone all’attenzione del grande pubblico un tema all’apparenza tecnico, ma in realtà di diretta attinenza con le “tasche” dei cittadini. Vigila l’Europa sui mercati finanziari (nazionali, comunitari, internazionali)? Come lo fa? E con quali risultati e conseguenze? Se sulla carta – cioè nei Trattati e nei regolamenti delle Istituzioni – alla politica monetaria comune si accompagna un sistema di controllo delle attività che a vario livello comportano una decisione e/o una partecipazione di natura finanziaria di attori europei sui mercati, in realtà chi cercava un meccanismo di vigilanza non era in grado di trovarlo. I più se ne sono accorti, e l’Europa è doverosamente corsa ai ripari.Il concetto di vigilanza implica la possibile messa in atto di pratiche non ortodosse in quanto non conformi alle regole vigenti. Pratiche e comportamenti finanziari ora lesivi della concorrenza, ora degli interessi del consumatore, ora dei legittimi interessi nazionali e/o settoriali. Casi di cui sono pieni gli annali comunitari. Le regole, non serve ricordarlo, esistono e sono financo sovrabbondanti: in materia di commercio internazionale; in materia di investimenti, pubblici e privati; in materia borsistica. Ma altro le regole, altro il controllo sulla loro corretta applicazione.Anche perché – sarebbe inutile negarlo – i margini di manovra nazionale all’interno del quadro legislativo per il mercato comune e la moneta unica esistono eccome, e sono più ampi di quanto si potrebbe pensare. Non è necessariamente un aspetto negativo: spesso si tratta di un’esigenza, date per scontate le peculiarità dei singoli Stati membri (politica industriale, relazioni con partner esteri, forza del settore bancario) che richiedono misure, tutele e garanzie diversificate che sarebbe tanto teoricamente quanto tecnicamente inappropriato unificare ed uniformare ad ogni costo. A patto sempre e comunque di non infrangere le regole del gioco condivise. Ad esempio, la vigilanza politica dell’Eurogruppo sulla moneta unica e sul Patto di Stabilità “detta legge” per i 16 Paesi che hanno adottato l’Euro e che ne fanno parte: ma non per questo i Patti di Stabilità hanno contenuti e modalità applicative uguali. E cosa accade per gli altri 11, dei quali fa parte il gigante finanziario britannico?Con la riforma della vigilanza europea sui mercati finanziari e bancari – invocata a gran voce sia dal G20 che dall’Organizzazione mondiale del commercio – il controllo ricade finalmente sotto un autorevole ombrello comunitario dotato di veri e riconosciuti poteri di supervisione ed intervento, anche in materia fiscale. Tante sono le questioni calde da affrontare immediatamente: la capacità di individuare per tempo i rischi finanziari; le speculazioni di borsa; il “misterioso” mondo del rating internazionale, che dando punteggi all’affidabilità/solidità/sostenibilità economica e politica di un Paese sono oggi in grado di cambiarne letteralmente le sorti nel giro di poche ore; la piaga dei prestiti al consumo incontrollati e dei prodotti finanziari ad alto rischio posti sul mercato dalle banche e dal sistema creditizio in generale; il controllo delle posizioni dominanti mascherate da fusioni.Come d’abitudine, per valutare correttamente l’impatto della riforma occorrerà tempo. Fa comunque ben sperare, e la prendiamo per buona, l’affermazione del presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, secondo il quale il Consiglio Europeo per il Rischio Sistemico “aiuterà i contribuenti europei a risparmiare tanti soldi”.

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