Le regole e le persone

Nuovi criteri per il Fondo per le politiche sociali

Cambiano le regole per la spartizione del Fondo regionale per le politiche sociali: i contributi da cui attingono i Comuni per pagare i servizi sociali, dall’assistenza a disabili e anziani, passando per il sostegno economico agli indigenti, fino all’accoglienza dei minori in affido. I nuovi criteri di assegnazione del Fondo regolato dalla legge regionale 1 del 2004 saranno approvati dalla Giunta entro la prossima settimana. Con il provvedimento si cercherà, in un “quadro di graduale riduzione della spesa pubblica regionale e locale”, di “risparmiare sulle spese per il personale, l’amministrazione e l’acquisizione di servizi e prestazioni sociali dirette alla persona”. E le difficoltà economiche si sono già fatte sentire: nel 2010 il bilancio regionale taglia dal capitolo dedicato alle politiche sociali 12 milioni di euro. La nuova ripartizione amplia alcuni parametri già in uso, come quello della dispersione territoriale, che favorisce i comuni più isolati e meno abitati. Ma la vera novità sta nel fatto che non verrà più conteggiato il numero di persone effettivamente assistite dai Comuni (uno dei parametri più importanti tra quelli sinora presi in considerazione); d’ora in avanti la ripartizione dei finanziamenti sarà effettuata in base a criteri demografici generali, come il numero della popolazione residente (per il 35%), la dispersione territoriale (15%), il numero della popolazione ultrasettacinquenne (25%), la quota di minori residenti (25%). Si favorisce, poi, il passaggio dal “costo storico” al “costo standard”: saranno riconosciuti soltanto i costi realmente sostenuti a seconda delle tariffe in vigore, e non l’ammontare dei costi che storicamente si sono consolidati nei singoli Comuni.I tagli. Nel 2010, soltanto dal Fondo regionale per le politiche sociali sono stati tagliati 2 milioni di euro. A questi bisogna aggiungere la diminuzione del Fondo nazionale, che per il Piemonte è stata di 10 milioni di euro. In totale si tratta di circa 12 milioni di euro in meno. Si è passati complessivamente, rispetto all’anno scorso, da una disponibilità economica di 118 milioni a uno stanziamento, per l’anno in corso, di 106 milioni di euro. Di fronte a questa riduzione di risorse economiche, molti Comuni dovranno rivedere i loro bilanci sulle politiche sociali. La città di Torino (che nel 2010 conta di spendere per il Sociale 25 milioni di euro) si ritroverà con quasi 8 milioni in meno; e con la prospettiva – fanno sapere dal Comune – di diminuire alcuni servizi, prevedendo una riduzione parziale delle prestazioni che cerchi di mantenere nel complesso le prestazioni sinora erogate. Questo comporterà una spesa ulteriore per il Comune di 3 milioni di euro nel 2010.Torino svantaggiata. Secondo alcuni osservatori la ripartizione dei Fondi regionali fatta in base ai nuovi criteri ha un limite: non tiene conto della diversa presenza dei bisogni sociali sui singoli territori. Questo vale soprattutto per le aree urbane più grandi, dove il disagio e i problemi sociali sono più diffusi. “Gli anziani non autosufficienti sono più soli, e quindi più bisognosi di assistenza, nelle grandi città – fa notare Francesco Santanera, presidente del Coordinamento sanità e assistenza di Torino – così i minori in difficoltà, che sono più concentrati nelle aree dove la deprivazione sociale ed economica è più forte. Lo stesso discorso vale per le famiglie con persone disabili. Con queste nuove regole tutta l’area metropolitana di Torino resterà svantaggiata, con una riduzione delle risorse che si aggira attorno al 10% rispetto agli attuali trasferimenti. I Comuni saranno così costretti a tagliare alcuni servizi di assistenza. Il rischio è che le associazioni di volontariato si trovino costrette a sopperire alle mancanze dell’amministrazione pubblica”.Più volontariato. La progressiva riduzione della spesa pubblica per i servizi sociali interpella in modo particolare le associazioni di volontariato. Secondo Maria Paola Tripoli, presidente del Servizio emergenza anziani di Torino, “siamo in un momento di transizione e nella difficile situazione in cui ci troviamo è prioritario fare delle scelte su cosa tagliare della spesa pubblica, individuando delle priorità. Bisogna rinunciare ai servizi sociali oppure ad altre attività, più redditizie ma non indispensabili? Ci auguriamo che in questo momento si discuta con il mondo del volontariato per verificare l’apporto che può dare. Solo la nostra associazione gestisce ogni anno a Torino 40 mila accompagnamenti per gli anziani: cosa succederebbe se non ci fosse questo servizio? Occorre un riconoscimento più ampio da parte degli enti pubblici di questo lavoro gratuito al servizio degli altri, che rispetti il principio di sussidiarietà. In questo senso, la riduzione dei trasferimenti pubblici possono essere l’occasione per razionalizzare gli sprechi, che innegabilmente ci sono, e per mettere a punto una maggiore collaborazione tra pubblico e privato sociale, giungendo a trovare delle nuove soluzioni a fronte di una situazione di difficoltà economica e sociale drammatica”.a cura di Gabriele Guccione(22 settembre 2010)

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy