Una gioiosa testimonianza

Secondo giorno: pensieri e incontri

L’incontro con il mondo dell’educazione cattolica, quello con i leader di altre religioni, la visita di cortesia all’arcivescovo di Canterbury, l’incontro con esponenti della società civile, del mondo accademico, culturale e imprenditoriale, con il corpo diplomatico e con leader religiosi, la celebrazione ecumenica a Westminster Abbey. Sono questi i momenti principali della seconda giornata di Benedetto XVI nel Regno Unito, vissuta oggi (17 settembre) a Londra.

Formare la persona. "Il compito dell’insegnante non è solo quello di impartire informazioni o di provvedere ad una preparazione tecnica per portare benefici economici alla società; l’educazione non è e non deve essere mai considerata come puramente utilitaristica. Riguarda piuttosto formare la persona umana, preparare lui o lei a vivere la vita in pienezza – in poche parole riguarda educare alla saggezza. E la vera saggezza è inseparabile dalla conoscenza del Creatore": così il Papa nell’incontro con insegnanti e religiosi presenti al S. Mary’s University College di Twickenham. "Questa dimensione trascendente dello studio e dell’insegnamento – ha proseguito il Pontefice – era chiaramente compresa dai monaci che hanno così tanto contribuito alla evangelizzazione di queste isole".

Santi del XXI secolo. Rivolgendosi a migliaia di studenti convenuti alla "Saint Mary’s University" dalle scuole e dai collegi cattolici del Regno Unito, per l’incontro con il mondo dell’educazione cattolica, Benedetto XVI ha affermato: "Ho la speranza che fra voi che oggi siete qui ad ascoltarmi vi siano alcuni dei futuri santi del ventunesimo secolo. La cosa che Dio desidera maggiormente per ciascuno di voi è che diventiate santi". Parlando della felicità, il Santo Padre ha osservato: "La felicità è qualcosa che tutti desideriamo, ma una delle grandi tragedie di questo mondo è che così tanti non riescono mai a trovarla, perché la cercano nei posti sbagliati. La soluzione è molto semplice: la vera felicità va cercata in Dio. Abbiamo bisogno del coraggio di porre le nostre speranze più profonde solo in Dio: non nel denaro, in una carriera, nel successo mondano, o nelle nostre relazioni con gli altri, ma in Dio. Lui solo può soddisfare il bisogno più profondo del nostro cuore".

Ricerca del sacro. "A livello spirituale tutti noi, in modi diversi, siamo personalmente impegnati in un viaggio che offre una risposta importante alla questione più importante di tutte, quella riguardante il significato ultimo dell’esistenza umana. La ricerca del sacro è la ricerca dell’unica cosa necessaria, l’unica a soddisfare le aspettative del cuore umano". Lo ha sostenuto Benedetto XVI incontrando al St. Mary’s University College di Londra i leader di altre religioni in rappresentanza delle varie comunità di fede che compongono la multietnica Gran Bretagna. Ai leader delle grandi religioni, il Papa ha anche parlato della importanza di collaborare insieme per dare una testimonianza di pace nel mondo. "Penso in particolare – ha detto – a situazioni in alcune parti del mondo, in cui la collaborazione e il dialogo fra religioni richiede il rispetto reciproco, la libertà di praticare la propria religione e di compiere atti di culto pubblico, come pure la libertà di seguire la propria coscienza senza soffrire ostracismo o persecuzione, anche dopo la conversione da una religione ad un’altra".

Profonda amicizia. L’amicizia tra cattolici e anglicani è stata al centro della visita di Benedetto XVI all’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, a Lambeth Palace. "Non è mia intenzione parlare oggi delle difficoltà che il cammino ecumenico ha incontrato e continua ad incontrare. Tali difficoltà sono ben note – ha ammesso il Pontefice –, vorrei piuttosto rendere grazie per la profonda amicizia che è cresciuta fra noi e per il ragguardevole progresso fatto in moltissime aree del dialogo in questi 40 anni trascorsi da quando la Commissione internazionale anglo-cattolica ha cominciato i propri lavori". Il Papa ha, poi, parlato del mutato contesto nel quale ha luogo il dialogo fra anglicani e cattolici, evolutosi "in maniera impressionante" dall’incontro privato fra Giovanni XXIII e l’arcivescovo Geoffrey Fisher nel 1960, evidenziando come "da una parte la cultura che ci circonda si sviluppa in modo sempre più distante dalle sue radici cristiane, nonostante una profonda e diffusa fame di nutrimento spirituale. Dall’altra, la crescente dimensione multiculturale della società, particolarmente accentuata in questo Paese, reca con sé l’opportunità di incontrare altre religioni".

Dialogo tra ragione e fede. Il ruolo della religione nel dibattito politico è quello di "aiutare nel purificare e gettare luce sull’applicazione della ragione nella scoperta dei principi morali oggettivi". Lo ha chiarito Benedetto XVI, incontrando gli esponenti della società civile, del mondo accademico, culturale e imprenditoriale, con il corpo diplomatico e con leader religiosi nel Westminster Hall. Secondo il Papa, "il mondo della ragione ed il mondo della fede – il mondo della secolarità razionale e il mondo del credo religioso – hanno bisogno l’uno dell’altro e non dovrebbero avere timore di entrare in un profondo e continuo dialogo, per il bene della nostra civiltà". In realtà, la religione "per i legislatori non è un problema da risolvere, ma un fattore che contribuisce in modo vitale al dibattito pubblico nella nazione". In tale contesto, il Pontefice ha espresso "preoccupazione di fronte alla crescente marginalizzazione della religione, in particolare del cristianesimo, che sta prendendo piede in alcuni ambienti, anche in nazioni che attribuiscono alla tolleranza un grande valore".

Dare testimonianza. "Pellegrino da Roma" per "implorare il dono dell’unità tra i cristiani". Così il Pontefice si è definito presentandosi alla Abbazia di Westminster per la celebrazione ecumenica dei vespri, al termine dei quali ha espresso gratitudine a Dio per i "notevoli progressi compiuti" nel dialogo tra le Chiese cristiane in questi ultimi cento anni del movimento ecumenico ma anche la consapevolezza che "molto ancora rimane da fare". "In un mondo segnato da una crescente interdipendenza e solidarietà – ha proseguito il Papa – siamo sfidati a proclamare con rinnovata convinzione la realtà della nostra riconciliazione e liberazione in Cristo e a proporre la verità del Vangelo come la chiave di un autentico ed integrale sviluppo umano. In una società che è divenuta sempre più indifferente e persino ostile al messaggio cristiano, noi tutti siamo ancor più chiamati a dare una gioiosa e convincente testimonianza della speranza che è in noi, e a presentare il Signore Risorto come la risposta alle più profonde domande e aspirazioni spirituali degli uomini e delle donne del nostro tempo".

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