Spagna, Turchia, Portogallo

Spagna: la Chiesa e i carcerati”Chiesa, gruppi vulnerabili e la giustizia riparatoria”. È stato il tema dell’VIII congresso di pastorale penitenziaria che si è celebrato nella Fondazione Paolo VI di Madrid. L’ha organizzato il Dipartimento della Pastorale penitenziaria della Commissione episcopale per il sociale della Conferenza episcopale spagnola, dal 10 al 12 settembre. All’incontro hanno partecipato più di 400 membri della Pastorale carceraria delle diocesi spagnole, per riflettere sulla realtà dei sistemi penali e carcerari in Spagna, ma dal punto di vista del credente. “è in gioco il destino dei più poveri”, si legge nel comunicato finale del congresso. La pastorale della Giustizia e libertà annuncia “il suo impegno per le persone private della libertà per qualsiasi motivo. Nessuna di esse sono irrimediabilmente perse. Tutte vivono un mondo di possibilità senza precedenti che richiedono impegno dei poteri pubblici, della società e della Chiesa per far sì che uguaglianza e la giustizia siano effettive”. In particolare “alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, abbiamo optato per un modello di giustizia che protegga efficacemente la vittima, che responsabilizzi l’autore del reato e che garantisca la pace sociale, riducendo al minimo l’uso dei mezzi coercitivi o violenti. Ci concentriamo su tutte le forme di mediazione penale comunitaria come un modo per affrontare efficacemente i bisogni reali delle persone colpite dalla criminalità”. Infatti, “la prigione non è sempre la risposta più adeguata a queste situazioni”, che si possono trattare anche in altri ambiti più idonei ed efficaci. Non si dovrebbe applicare, poi, “la privazione di un valore sacro come la libertà per violazioni amministrative in materia di immigrazione”. “Chiediamo e ci aspettiamo dalle nostre autorità che promuovano in modo efficace le politiche di prevenzione della criminalità che riguardano la salute mentale, la sua diagnosi e il trattamento precoce, la cura completa per i tossicodipendenti e che sviluppino politiche per l’immigrazione compatibili con i diritti umani, la mobilità e la destinazione universale dei beni terreni”, prosegue la nota.Turchia: referendum, un “passo importante””Un passo importante che potrebbe essere preludio a successive riforme di cui ha bisogno il Paese”. Con queste parole il nunzio apostolico in Turchia, mons. Antonio Lucibello, commenta a SIR Europa, il ‘si’ del 58% dei turchi al referendum, proposto dal partito islamico del premier turco Erdogan, sulla riforma costituzionale che andrà a toccare alcuni diritti fondamentali. “Potrebbe essere l’inizio di ulteriori riforme che potranno riguardare anche il rispetto, la libertà e l’apertura alle minoranze”. Il commento di mons. Lucibello va ad aggiungersi a quelli del Consiglio d’Europa, che ha salutato il voto “come un notevole passo avanti sulla via dello sviluppo democratico del Paese” e da Bruxelles, di Stefan Fule responsabile per l’allargamento della Ue che ha incoraggiato il governo turco alla “massima trasparenza. Seguiremo da vicino la preparazione delle nuove leggi, la nuova costituzione civile dovrebbe provvedere alla solida base per uno sviluppo della democrazia in Turchia, in linea con gli standard europei e con i criteri di adesione alla Ue”.Portogallo: sondaggio organismi ecclesialiLa Chiesa portoghese ha commissionato all’Università Cattolica un sondaggio per conoscere le attese, le problematiche, ed ascoltare le critiche della società nei confronti della sua azione evangelica. Il portavoce della Conferenza episcopale portoghese (Cep), padre Manuel Morujão ha dichiarato che “l’intenzione è quella di rendersi meglio conto della realtà sociale, per tentare di porsi al servizio di essa nel miglior modo possibile”. “Ci sono molte persone di buona volontà che, pur non aderendo pienamente alla fede, condividono però grandi valori umanitari. Dall’inchiesta ci aspettiamo suggerimenti per le necessarie alterazioni organizzative e pastorali di una Chiesa che si deve sempre considerare in stato di conversione, e dimostrare di non temere i cambiamenti”. La ricerca è uno dei cardini del progetto “Ripensare la Pastorale della Chiesa in Portogallo”, che, al tempo stesso, deve passare attraverso la collaborazione delle diocesi, alle quali il presidente della Cep, mons. Jorge Ortiga ha inviato una lettera programmatica: “l’evoluzione del processo dipende ora anche da ciascun vescovo, il quale dovrà consultare le congregazioni, le istituzioni ecclesiastiche e parrocchiali, che rappresentano chierici e laici, affinché i risultati esprimano una reale riflessione della base dei fedeli” ha affermato il gesuita: “Nella misura del possibile, l’obiettivo è quello di rendere uniformi pratiche e piani pastorali, criteri, usi e costumi, per creare sinergie tra tutti gli organismi ecclesiali. Si spera in una Chiesa che si presenti e si mostri come unico corpo, non diviso in parti, pur nel rispetto dell’individualità di ciascun organo”. “Tutti abbiamo qualcosa da imparare da chiunque. Io ritengo che in tal modo potremo servire in modo migliore coloro che si attendono aiuto e sostegno da una Chiesa più agile, e aggiungo un desiderio” ha concluso padre Morujão: “mi auguro che potremo vivere un ritmo maggiormente comune”.

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