Le giuste energie” “

I 150 anni di Unità e una nuova stagione

"Dobbiamo tornare a parlare nella piazza". È il messaggio che emerge dalla riflessione del presidente delle Acli, Andrea Olivero, nel tracciare il bilancio dell’incontro nazionale di studi a Perugia dedicato ai 150 anni dall’Unità d’Italia sul tema "Italiani si diventa. Unità, federalismo, solidarietà" (9-11 settembre).

Che cosa vi ha lasciato in eredità il convegno sui 150 anni dall’Unità d’Italia?
"Abbiamo capito che è necessario superare quegli steccati che ancora esistono, cercando di cooperare con tutti mettendo in risalto i punti che ci uniscono. Crediamo che, in un momento come quello che stiamo attraversando, ci possa essere una concreta possibilità per le nostre organizzazioni sociali di dire la loro, soprattutto nel momento in cui scelgono la strada del lavoro in rete. Certamente ci vuole un po’ più d’impegno e anche la capacità di prendere la parola. È nostro compito parlare nell’agorà con la capacità di dire parole forti. Questa è una grande possibilità che ci è data, a patto di essere soggetti credibili. Per farlo, tuttavia, ci vuole una forte determinazione nell’andare a ripensare la nostra appartenenza di fede. Noi crediamo di avere le carte in regola da questo punto di vista e, quindi, proveremo con determinazione a superare questa afasia che schiaccia l’Italia. Proveremo ancor di più di quanto non abbiamo fatto fino ad oggi a far sì che il mondo cattolico organizzato possa dare un contributo reale per superare la difficile stagione del Paese, come ha fatto in altri momenti ugualmente problematici".

Alla luce del dibattito che c’è stato, quale può essere il contributo che le Acli intendono portare alla prossima Settimana Sociale dei cattolici?
"In primo luogo, la memoria di questi 150 anni. Memoria che deve essere integrale, cosciente, da un lato, di quelle che sono le pagine oscure, ma soprattutto consapevole delle tante luci e speranze che in qualche modo abbiamo accantonato in questi ultimi decenni e che invece possono aiutarci nella comprensione di quella che è la vocazione del nostro Paese. In secondo luogo, la speranza. Credo che usciamo da queste giornate d’inteso confronto sicuri del fatto che in Italia ci siano le giuste energie per ripartire".

Da chi sono rappresentate queste energie positive?
"Da tutte quelle persone disponibili a scegliere il bene e a stare dalla parte pur faticosa dell’impegno personale e collettivo. Il nostro Paese ha moltissime risorse sia dal punto di vista storico, naturale e artistico sia dal punto di vista intellettuale, sociale e di relazioni. In questo momento così difficile a livello interno e internazionale, tutto ciò può diventare una grande opportunità di crescita".

A proposito di energie positive: durante il convegno si è parlato spesso di giovani. Le Acli cosa intendono fare per ridare cittadinanza a questa parte di popolazione che rappresenta il futuro del Paese?
"Innanzitutto impegnarsi affinché il tema del lavoro torni al centro dell’agenda della politica. Purtroppo nelle ultime settimane, pur discutendo tanto di nuovi programmi, non si è messo questo tema al primo posto. Poi è importante costruire dei percorsi di socializzazione delle esperienze. Dobbiamo fare in modo che ciascuno insieme agli altri legga la propria esperienza, anche quella più faticosa, perché soltanto risocializzando il lavoro, cioè facendolo diventare una parte importante della vita di ciascuno ma anche della vita collettiva, noi possiamo sperare di far comprendere a tutto il Paese che deve dare delle opportunità ai suoi giovani e non lasciare che siano frustrati i loro sforzi per entrare a pieno titolo nella collettività. Le opportunità che ciascuno ha, lo abbiamo detto nel corso del convegno, non sono soltanto per gli individui. Sono invece un grande tesoro comune".

Che cosa intendete fare per il prossimo futuro?
"Crediamo sia doveroso confrontarsi su grandi questioni. Lo faremo a partire dalla Settimana Sociale del prossimo ottobre. Lo faremo come organizzazione rispetto a quelle grandi scelte strategiche che in questi anni ci hanno caratterizzato, ad esempio la cittadinanza. Lo faremo per i figli degli stranieri nati in Italia e lo faremo per garantire piena cittadinanza ai nostri concittadini all’estero, dato che in questi mesi sono state messe in discussione le forme di partecipazione degli italiani nel mondo. Lo faremo sul grande e importante tema dell’educazione, chiedendo che si vada a rimettere al centro questa questione. Sarebbe bello se per i 150 anni dell’Unità d’Italia la politica facesse un dono agli italiani, dando la possibilità a tutti i giovani di fare il servizio civile per sperimentare la bellezza di sostenere e far crescere un’Italia solidale".

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