Il pellegrinaggio interiore

La riflessione all'Angelus e l'accenno al viaggio apostolico nel Regno Unito

Quando Gesù "parla del pastore che va dietro alla pecorella smarrita, della donna che cerca la dracma, del padre che va incontro al figliol prodigo e lo abbraccia, queste non sono soltanto parole, ma costituiscono la spiegazione del suo stesso essere ed operare". Lo ha detto, oggi, domenica 12 settembre, Benedetto XVI, prima di guidare la recita dell’Angelus da Castel Gandolfo, commentando le tre "parabole della misericordia", presentate dal Vangelo della domenica.

Le parabole della misericordia. "Il pastore che ritrova la pecora perduta – ha spiegato il Papa – è il Signore stesso che prende su di sé, con la Croce, l’umanità peccatrice per redimerla". Parlando, poi, del figlio prodigo, il Pontefice ha ricordato come il giovane, dopo aver sperperato il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto, "fu costretto a lavorare come uno schiavo, accettando persino di sfamarsi con cibo destinato agli animali". Allora – dice il Vangelo – ritornò in sé. Le parole che il giovane "si prepara per il ritorno ci permettono di conoscere la portata del pellegrinaggio interiore che egli ora compie, ritorna ‘a casa’, a se stesso e al padre". A proposito il Santo Padre ha ricordato le parole di sant’Agostino: "È il Verbo stesso che ti grida di tornare; il luogo della quiete imperturbabile è dove l’amore non conosce abbandoni". Quando il figlio giunge, il padre lo accoglie con amore e con gioia.

Riannodare giusti rapporti. Perciò, "come non aprire il nostro cuore alla certezza che, pur essendo peccatori, siamo amati da Dio?", si è chiesto Benedetto XVI. "Egli non si stanca mai di venirci incontro – ha aggiunto – percorre sempre per primo la strada che ci separa da Lui. Il libro dell’Esodo ci mostra come Mosè, con fiduciosa e audace supplica, riuscì, per così dire, a spostare Dio dal trono del giudizio al trono della misericordia. Il pentimento è la misura della fede e grazie ad esso si ritorna alla Verità". Ritornando alla parabola del figlio prodigo, il Papa ha sottolineato che "quando compare il figlio maggiore indignato per l’accoglienza festosa riservata al fratello, è sempre il padre che gli va incontro ed esce a supplicarlo: ‘Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo’". In realtà, ha osservato il Pontefice, "solo la fede può trasformare l’egoismo in gioia e riannodare giusti rapporti con il prossimo e con Dio". Infine, prima di recitare l’Angelus, il Santo Padre ha ricordato che giovedì prossimo si recherà nel Regno Unito, dove proclamerà beato il cardinale John Henry Newman. Benedetto XVI ha chiesto, poi, a tutti di accompagnarlo "con la preghiera in questo viaggio apostolico. Alla Vergine Maria, il cui Nome santissimo è oggi celebrato nella Chiesa, affidiamo il nostro cammino di conversione a Dio".

Servire Dio con cuore sincero. "Mi rallegro con la Famiglia francescana, che vede associato questo fratello alla lunga schiera dei suoi Santi e Beati". Lo ha detto Benedetto XVI, dopo la recita dell’Angelus, ricordando la beatificazione, a Granada, in Spagna, del frate cappuccino Leopoldo de Alpandeire, al secolo Francisco Sánchez Márquez. Rivolgendosi ai pellegrini francesi, il Papa ha fatto riferimento al suo imminente viaggio nel Regno Unito e alla beatificazione del card. Newman. "La sua personalità e il suo insegnamento – ha auspicato il Pontefice – possano essere per la nostra epoca e per l’ecumenismo una fonte d’ispirazione dove tutti noi potremo attingere". In inglese ha dato il benvenuto a tutti i pellegrini e, in particolare, ai vescovi che prendono parte all’incontro ecumenico promosso dal Movimento dei Focolari. Ai pellegrini di lingua spagnola il Pontefice ha detto di "unirsi specialmente alla gioia dei fedeli dell’arcidiocesi di Granada e di altre parti di Spagna" per la beatificazione di fra Leopoldo de Alpandeire. "La vita di questo semplice e austero religioso cappuccino – ha affermato il Santo Padre – è un canto all’umiltà e alla fiducia in Dio e un modello luminoso di devozione alla Madonna". Benedetto XVI ha, quindi, invitato tutti, "seguendo l’esempio del nuovo beato, a servire il Signore con cuore sincero, affinché possiamo sperimentare l’immenso amore che Egli ha per noi e che rende possibile amare tutti gli uomini senza eccezione".

A braccia aperte. Rivolgendosi ai pellegrini slovacchi, ha saluto particolarmente gli studenti e i cappellani del Centro pastorale universitario di Košice. Ai polacchi ha rammentato che la liturgia della domenica "ricorda che la conversione dell’uomo sempre si incontra con la misericordia di Dio. Come il padre aspettava con ansia il figlio prodigo, così Dio attende a braccia aperte un peccatore che sinceramente vuole convertirsi e vivere nella luce del suo amore. La fiducia colmi quindi i cuori, nei quali nasce la decisione: ‘Mi leverò e andrò da mio Padre’". Infine, nei saluti in italiano, ha rivolto un pensiero in particolare ai fedeli di Aprilia, al Rotary Club Castelli Romani, ai membri della Polizia municipale di Brescia che hanno effettuato il pellegrinaggio in bicicletta, e ai motociclisti romagnoli.

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