Le cinque sfide

Ai primi posti la crisi economica e l'occupazione

In una settimana europea contrassegnata dalle discussioni sui nodi finanziari (vigilanza internazionale, bilanci pubblici, patto di stabilità, tassa sulle banche, eurobond) e dalle reazioni alle espulsioni di cittadini rom, José Manuel Barroso, presidente della Commissione, si è presentato a Strasburgo per illustrare il primo “Stato dell’Unione”. Il politico portoghese è giunto in emiciclo il 7 settembre, nel corso della sessione plenaria dell’Europarlamento (6-9 settembre), per delineare la situazione attuale e per progettare gli interventi dei prossimi dodici mesi al fine di far progredire l’Ue27. Quasi per convincersi delle posizioni sostenute, l’oratore ha chiuso il discorso con un lungo elenco di propositi, che ora devono essere concretizzati.Procedere insieme. Sono “essenzialmente cinque” le “sfide principali” che i 27 dovranno prossimamente affrontare, secondo Barroso: “Gestire la crisi economica e la governance; far ripartire la crescita per l’occupazione accelerando il programma di riforme Europa 2020; costruire uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia; aprire i negoziati per un moderno bilancio dell’Unione; avere il giusto peso sulla scena mondiale”. Soffermandosi su ciascuno di questi capitoli, il capo dell’Esecutivo ha però dato l’impressione di ritenere prioritarie le questioni economiche, sia per il loro peso oggettivo, sia quale banco di prova della “tenuta politica” dell’Unione e della sua capacità di “reagire insieme”. “Abbiamo imparato la dura lezione e ora stiamo facendo notevoli progressi nel settore della governance economica”, ha spiegato, elencando i provvedimenti assunti sinora e quelli in itinere, compreso il lavoro svolto dall’Eurogruppo e dall’Ecofin all’inizio di questa settimana. “Per non perdere lo slancio presenteremo le proposte legislative più urgenti il 29 settembre”, ha puntualizzato, per poi proseguire: “L’insostenibilità dei bilanci ci rende vulnerabili. Il debito e il disavanzo provocano andamenti altalenanti e scardinano la rete di sicurezza sociale. Il denaro speso per coprire i costi del debito è denaro sottratto al bene pubblico, denaro che non può essere impiegato per affrontare i costi di una popolazione che invecchia”. Gli spettri del passato. Occorre poi, per Barroso, “affrontare gravi squilibri macroeconomici, specialmente nella zona euro. Per questo abbiamo elaborato proposte per individuare sul nascere bolle speculative, carenze di competitività e altre fonti di squilibrio”. La Commissione rafforzerà “il suo ruolo di arbitro ed esecutore indipendente delle nuove regole. Faremo in modo che l’unione monetaria coincida con una vera unione economica”. Lo stesso Barroso puntualizza: “Non facciamoci illusioni”; se alcuni passi in avanti si sono compiuti, “il lavoro non è finito”. Le ricadute della crisi sull’occupazione, sui redditi familiari, sui consumi sono sotto gli occhi di tutti. Per questo è necessario rilanciare la locomotiva europea, per creare posti di lavoro, sicurezza sociale, opportunità per i giovani. “Ho illustrato come modernizzare la nostra economia sociale di mercato – riepiloga – per favorire crescita e occupazione attraverso le iniziative di Europa 2020. Ho spiegato come arrivare a una politica energetica comune per l’Europa”. Quindi passa ad altri punti: revisione del bilancio dell’Unione; project bond Ue per finanziare i grandi progetti comunitari; sostegni alle imprese e mercato unico; rafforzamento dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia; impegni più consistenti a favore degli Obiettivi di sviluppo del millennio; politica estera e difesa comuni. Senza citare esplicitamente il caso francese, a proposito dei diritti fondamentali, della sicurezza e delle migrazioni, ribadisce: “Non c’è posto in Europa per il razzismo e la xenofobia. Di fronte a questioni così delicate, quando c’è un problema dobbiamo agire tutti in modo responsabile. Sono qui per lanciare un appello forte: evitiamo di ridestare gli spettri del passato”.Favorevoli e contrari. Barroso è cosciente che si tratta di un programma “ambizioso” e per questo chiama a raccolta istituzioni Ue, Stati membri, forze politiche e sociali. Ma in aula le reazioni sono contrastanti. Il leader popolare Joseph Daul loda l’operato della Commissione, mette in guardia da un’Europa divisa e invita a “spezzare il taboo di una tassa europea” allo scopo di “finanziare meglio le politiche comunitarie”. Critico il leader dei socialisti e democratici, Martin Schultz: a suo avviso la Commissione è inadempiente, lenta nel reagire ai problemi economici e sociali, mancando così di svolgere il compito di “motore” dell’Ue assegnatole dai Trattati. Guy Verhofstadt, alfiere dei liberaldemocratici, afferma: “Nell’ultimo anno i problemi economici sono stati molto grandi e la solidarietà europea molto piccola”. Il verde Daniel Cohn-Bendit è invece convinto che nell’Ue contino sempre di più i governi dei Paesi membri piuttosto che la solidarietà europea.

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