Voler bene alla persona

Il primo dei "fondamentali" dell'educazione

"La vera sfida educativa, oggi, sta proprio nell’inserire" nell’educazione alcuni "fondamentali" che "possono apparire fuori dal nostro tempo". Occorre inoltre "non lasciar crescere" la frattura tra umanesimo e mondo scientifico. Ne è convinto il card. Camillo Ruini, presidente del Comitato per il progetto culturale della Cei, intervenuto questa sera alla XXXVI edizione del Forum Ambrosetti "Lo scenario di oggi e di domani per le strategie competitive", che fino a domenica vede riuniti a Cernobbio (Como) esperti di economia e finanza, politici, sindacalisti e imprenditori.

La sfida educativa. Prendendo la parola al panel "La sfida educativa", tema corrispondente al titolo del Rapporto-proposta pubblicato l’anno scorso dal Comitato da lui presieduto, il card. Ruini sottolinea che "questa sfida" vuole indicare "una crisi di lungo periodo, profonda e sempre più acuta" che investe "il concetto stesso e la possibilità dell’educazione" . Tra i "fattori prossimi" di tale emergenza "forse il più importante" è "la crisi della famiglia, primo e decisivo ambito dell’educazione". Con riferimento alla scuola il card. Ruini sottolinea la necessità di "convincere intellettualmente" e "motivare esistenzialmente e concretamente gli insegnanti" che il loro ruolo "riguarda l’educazione nel senso pregnante di formazione della persona". Il presidente del Comitato Cei non si nasconde, inoltre, la fine del tempo in cui "era forte la speranza, per non dire la certezza, che le generazioni successive avrebbero avuto maggiori e migliori opportunità delle precedenti". E ancora, la velocità con la quale, a causa dei progressi scientifici e tecnologici, "si verificano oggi i cambiamenti delle condizioni concrete entro cui si svolge la nostra vita" e che suscita il problema "della sostenibilità antropologica, cioè umana, di una tale accelerazione". Come "’metabolizzare’ e padroneggiare, culturalmente e moralmente prima ancora che socialmente" questo cambiamento, si chiede il card. Ruini, "sapendo che le nostre risorse di consapevolezza critica e di impegno morale non sono suscettibili di analoga accelerazione?".

Crisi della cultura e dell’antropologia. Secondo il porporato, è tuttavia, la "crisi della cultura e in particolare dell’antropologia, della concezione e interpretazione dell’uomo" il fattore "più profondo e determinante dell’attuale emergenza educativa". A partire dalla scissione tra il mondo "oggettivo" della razionalità e il mondo "soggettivo" ed emotivo dei sentimenti e degli affetti. "Solo la prima sfera – fa notare Ruini – sarebbe di pertinenza dell’educazione", al di fuori della quale "resterebbe invece il mondo degli affetti". La seconda tappa, "che sta sviluppandosi proprio in questi anni sulla spinta degli straordinari progressi delle neuroscienze e delle biotecnologie, supera quella scissione riducendo tutte le espressioni della sfera emotiva, affettiva e morale, compresa la nostra libertà, a pure attività e processi cerebrali che, in prospettiva, potrebbero forse essere riprodotti anche artificialmente. Così il soggetto umano viene ridotto alla razionalità scientifica e strumentale". "Se cambia però in modo tanto radicale il nostro concetto di uomo – avverte il relatore – entrano necessariamente in crisi" tutti "i nostri parametri educativi dato che l’educazione è essenzialmente" formazione della persona umana, "intesa come libera e responsabile, aperta alla realtà e capace di perseguire la verità". Richiamando la "diagnosi sostanzialmente simile delle origini dell’emergenza educativa" formulata da Benedetto XVI nei discorsi e nella lettera sull’educazione alla diocesi di Roma nel 2007-2008, "tale origine – fa notare il card. Ruini – è individuata" nella "dittatura del relativismo". Secondo il porporato allora, per uscire dall’emergenza educativa, "la terapia decisiva deve porsi al medesimo livello di profondità, cioè a livello culturale e antropologico".

I "fondamentali". Occorre, è il monito del cardinale, "non lasciar crescere" la frattura tra umanesimo e mondo scientifico e tecnologico, "più apparente che reale" ma "largamente propagandata" e in grado di condurre "a ritenere obsoleta la sostanza stessa dell’umanesimo, ossia la convinzione che il soggetto umano" debba continuare anche oggi "ad avere sempre ragione di fine, e mai di mero strumento". Di qui la proposta di alcuni "fondamentali" dell’educazione. Il primo "è voler bene alla persona da educare e testimoniare questo bene con il nostro comportamento". Quindi "non evitare le domande che gli educandi ci pongono" anche quando esse "non possono avere una risposta ‘neutrale’ e puramente informativa, ma chiamano in causa l’orientamento da dare alla propria vita e quindi le nostre scelte". Un terzo "fondamentale" consiste nel "cercare di tenere insieme, nel processo educativo, la disciplina" con "l’accettazione del rischio della libertà". Infine "l’esperienza delle difficoltà e anche della sofferenza" da cui oggi si tenta di proteggere i più giovani rischiando di "far crescere persone fragili" e "poco generose". Senza inserire questi "fondamentali" nel "nostro tempo", conclude il card. Ruini, "rischiamo un diffuso impoverimento e ‘infragilimento’ della nostra qualità umana".

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