Custodire il dono

CCEE

Si è aperto con il "beneaugurante saluto" di Benedetto XVI il terzo giorno (venerdì 3 settembre) del pellegrinaggio "verde" di vescovi e delegati per la salvaguardia del creato delle Conferenze episcopali europee, organizzato dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee). In un telegramma a firma del segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone, il Papa si rivolge ai pellegrini in cammino "per riflettere sull’importante tema della custodia del creato", auspicando che il "significativo evento" susciti un "rinnovato impegno per la tutela dell’ambiente", riaffermando l’"imprescindibile rispetto del dono divino della creazione". Nel percorso da Esztergom (Ungheria) fino al santuario di Mariazell (Austria), stamattina la sessione di lavoro ha visto gli interventi del presidente del Pontificio Consiglio per la giustizia e la pace, card. Peter Kodwo Appiah Turkson, e del ministro slovacco Ján Figel’. Nel pomeriggio, infine, il trasferimento a St Pölten (Austria) e un momento di preghiera ecumenica con rappresentanti di diverse Chiese cristiane.Le minacce alla pace. "Il rispetto della vita di ogni persona non può esser messo da parte per questioni che riguardano la produzione economica, industriale o agricola", ha affermato il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, ripercorrendo l’ultimo messaggio di Benedetto XVI per la giornata mondiale della pace – da cui prende il titolo il pellegrinaggio – "Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato". Il cardinale ha ricordato che "ci sono diverse minacce alla pace nel mondo oggi: lo testimoniano ogni giorno guerre, conflitti, tensioni internazionali e locali, e le ingiustizie che molte persone sono costrette a sopportare". Ma vi sono pure "le minacce alla pace che l’umanità realizza nei confronti della terra in cui viviamo e dei doni che Dio Padre ha promesso agli uomini". Il messaggio del Papa, ha proseguito, non affronta "una problematica particolare nel contesto del creato", "ma piuttosto focalizza tutti gli aspetti di questo grande dono dato all’umanità da Dio". E che "la questione della creazione abbia implicazioni morali non può essere negato. È una questione di rispetto della vita umana e delle condizioni nelle quali ci troviamo".La cura dell’ambiente non ha confini. Ognuno deve dare il suo contributo, ha aggiunto il card. Turkson, perché "la protezione e la cura dell’ambiente sono responsabilità di ciascuno" e non conoscono "confini". Mettendo a fuoco l’esigenza di una "solidarietà globale rinnovata" verso le questioni ambientali, l’esponente vaticano ha però ricordato che essa "non diminuisce la responsabilità di una regione, di un paese o dell’individuo", proprio perché "la cura dell’ambiente non può più essere vista come responsabilità di qualcun altro". Piuttosto, "è necessario stabilire standard ambientali che siano realistici per essere soddisfatti e mantenuti", poiché "quelli che vanno al di là di un livello ragionevole saranno facilmente liquidati". Ma per definire degli standard, ha precisato, è necessario che i leader mondiali riconoscano "che la protezione della creazione è un mezzo non solo per evitare catastrofi ambientali ed ecologiche, ma un mezzo essenziale per la pace".Dalla collaborazione un contributo significativo. Il ministro slovacco dei trasporti, poste e telecomunicazioni, nonché ex commissario europeo, Ján Figel’, ha invece ripreso il motto dell’Unione europea, "unità nella diversità". "Quando parliamo di famiglia, di società o di umanità, l’espressione più adatta che possiamo usare è unità nella diversità". "Nella diversità – ha sottolineato Figel’ – ognuno deve sentirsi uguale all’altro e, soprattutto, ognuno di noi ha bisogno dell’altro". In questa visione "comunitaria" del mondo l’ex eurocommissario ha rimarcato l’importanza del dialogo inteso come un "percorso di cooperazione tra famiglia, chiese ed istituzioni da condurre necessariamente nel rispetto e nell’armonia, poiché – ha concluso – solo insieme possiamo dare un contributo significativo per la salvaguardia del creato".L’incontro ecumenico e la "preghiera ponte". Nel pomeriggio, la preghiera ecumenica nella cattedrale austriaca di St. Pölten, alla quale erano presenti il vescovo cattolico della diocesi, mons. Klaus Küng, il metropolita ortodosso d’Austria ed esarca d’Ungheria, Michael Staikos, e il rappresentante evangelico di Lower (Austria), Paul Weiland, oltre a rappresentanti della Rete europea cristiani per l’ambiente. Durante la celebrazione e stata recitata anche la "preghiera ponte" in contemporanea con i partecipanti al 14° Congresso internazionale di Renovabis, in corso a Monaco di Baviera (Germania) sul tema "Essere responsabili per il creato – sfide ecologiche nell’Europa Centro-orientale". "In questo sistema di mercato, Signore, dove tutto ha un prezzo ma nulla ha valore, dove si svende il futuro in cambio del guadagno immediato, aiutaci – riporta un passaggio della preghiera – a formare in noi un’adeguata coscienza etica, che veda nella creazione una ricchezza di doni per tutta l’umanità e per le generazioni future. Aprici a una nuova cultura che ci faccia sentire amministratori e non possessori della terra, che ci faccia responsabili e pronti a risanare quelle situazioni concrete presenti ovunque, per le nostre strade, nelle fabbriche e nelle nostre case". (3 settembre 2010)St PöltenLocalità di circa 50.000 abitanti, è la capitale dello Stato federato della Bassa Austria, nonché la città austriaca più antica. Il suo nome attuale deriva dal latino Hippolytus: sotto l’impero romano era chiamata Sankt Hippolyt, poi Sankt Polyt e infine nel 1159 divenne ufficialmente città con il nome di Sankt Pölten. Nel 1785, all’interno di una struttura che precedentemente era stata un monastero benedettino, venne costruita la cattedrale in stile barocco, che oggi è una delle più grandi attrazioni turistiche. Dal 1997 St. Pölten è anche la sede del parlamento della Bassa Austria.

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