Non è la soluzione

Le reazioni delle Chiese di Francia e Romania

Il 24 agosto, il ministro dell’Immigrazione francese Eric Besson ha detto che il governo ha già rimpatriato 635 Rom in Romania e Bulgaria a partire dall’inizio della nuova politica sulla sicurezza decisa in luglio dal presidente Sarkozy, e che questa cifra salirebbe a 950 entro la fine del mese di agosto. Quasi 15 mila Rom vivono in Francia. Provengono dall’Europa dell’Est, soprattutto dalla Romania. Questi i primi dati sugli “effetti” delle espulsioni Rom che ha generato in Francia un dibattito serrato e intenso al quale ha partecipato anche la Chiesa cattolica francese. Domenica 22 agosto, all’Angelus, il Papa – richiamandosi alla liturgia del giorno – ha parlato dell’accoglienza dello straniero. Parole che hanno avuto un forte impatto sul “Paese della laicità”, aprendo un dibattito anche riguardo alla legittimità degli interventi della Chiesa sulle questioni politiche.Le parole del Papa. Un invito alla “fraternità universale”, all’accoglienza di persone “di tutte le nazioni e di tutte le lingue” e all’accettazione delle “legittime diversità umane”. Parlando in francese all’Angelus, nel cortile della residenza estiva di Castel Gandolfo, gremito da 4 mila fedeli, Benedetto XVI avverte che la chiamata di tutti gli uomini “alla salvezza” è “anche un invito a saper accogliere le legittime diversità umane”, sulle orme “di Gesù venuto a riunire gli uomini di tutte le nazioni e di tutte le lingue”. “Cari genitori – ha aggiunto il Papa sempre in francese – possiate educare i vostri figli alla fraternità universale”.Posizione legittima. “È normale che la Chiesa si schieri dalla parte delle popolazioni fragili”. Risponde così mons. Hippolyte Simon, vicepresidente della Conferenza episcopale di Francia, a chi nel “Paese della laicità” si sta chiedendo se è legittimo che la Chiesa intervenga nel dibattito pubblico e, in particolare, sulla politica del presidente Sarkozy riguardo alla popolazione Rom. Gli interventi di questi giorni – spiega mons. Simon – si rifanno “alla dottrina sociale della Chiesa e al Vangelo, nel quale è scritto: ‘Ero straniero e mi avete accolto'” per cui la Chiesa “svolge il suo ruolo quando attira l’attenzione dei poteri pubblici sulla necessità di accogliere e proteggere le persone che spesso vivono in situazione di forte precarietà”. “Sia chiaro – aggiunge il vescovo – la Chiesa non si sostituisce ai poteri politici quando si fa eco di persone che hanno difficoltà a farsi sentire. Pertanto, non ci deve essere confusione di ruoli, solamente la volontà di farsi portavoce di persone che nessuno ascolta”. Riguardo al timore di perdere una parte dei cattolici, il vescovo risponde: “La dignità umana non può dividere”.Rasserenare il clima del dibattito politico. Nel dibattito interviene anche il card. Andrè Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e presidente della Conferenza episcopale francese, il quale dai microfoni dell’emittente francese “Europe1” denuncia che nel Paese si è sviluppato un “clima malsano”, una sorta di “escalation verbale tra differenti posizioni”, una vera e propria “opposizione tra chi appare più schierato verso la sicurezza e chi invece su questo tema ha un approccio più morale”. E aggiunge: “Ritengo che in una società civile e pacificata, questa opposizione debba svilupparsi in maniera serena e senza colpi di mano”. L’arcivescovo assicura quindi che non c’è alcuna rottura tra il mondo cattolico francese e il governo. La Chiesa ha semplicemente indicato “i grandi orientamenti della morale cristiana che è poi morale profondamente umana” e che richiama l’Europa ad “una più grande solidarietà” verso popoli che “se arrivano da noi, è perché hanno bisogno di qualcosa”. Si tratta di “una esortazione – prosegue l’arcivescovo – che si rivolge a tutti” e che “è segno distintivo della speranza che l’uomo è capace di superare il suo egoismo”. Una voce della Romania. Dalla Romania, un allarme. A lanciarlo è il vescovo di Iasi, mons. Petru Gherghel, responsabile per la pastorale dei migranti della Conferenza episcopale romena. “L’espulsione dei Rom – dice – non è una soluzione. Si corre il rischio di non riconoscere più ai Rom alcuna cittadinanza e che vengano emarginati e cacciati via da una parte all’altra”. La dichiarazione del vescovo romeno arriva dopo il ritorno in Romania dei primi romeni di etnia Rom espulsi dalla Francia. In una nota pubblicata dalla diocesi di Iasi, mons. Gherghel ricorda che i problemi collegati all’immigrazione appartengono a tutti e invita le autorità a cercare e attuare dei programmi che aiutino i Rom ad integrarsi. “L’accoglienza – aggiunge il vescovo, richiamando le recenti parole del Papa – deve mobilitare tutti, non solo i cattolici”. Mons. Gherghel ricorda le iniziative pastorali che la Caritas e le varie associazioni svolgono per promuovere la solidarietà cristiana e umana. “Nella Chiesa e nella società – conclude – tutti devono avere un posto. Ogni uomo gode della stessa dignità e degli stessi diritti e nessuno può essere escluso”.

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