Non c’è futuro senza famiglia

Una prova che Dio continua ad amare il mondo

Pubblichiamo il testo integrale dell’omelia che, sul tema "La Famiglia, grembo della vita", il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente Cei, ha tenuto questa mattina al Santuario della Madonna della Guardia.

Carissimi Fratelli e Sorelle nel Signore
1. La Madonna rende questa solenne Basilica come la nostra casa: qui ci si sente in famiglia perché c’è Colei che da oltre quattrocento anni veglia su Genova. Grati per questa materna presenza, siamo qui come ogni anno per celebrare la divina Eucaristia – il bene più grande della nostra fede – e per guardare Lei che ci guarda.
Lo scorso anno avevamo fermato il nostro sguardo sul piccolo Gesù che la Santa Vergine porta in braccio ed avevamo visto che in quel Bambino risplendono la dignità piena di ogni persona, il criterio e l’unità di misura della grandezza umana.
Quest’anno, sempre a partire dalla sacra immagine, il pensiero corre a Nazaret dove la santa Famiglia ha vissuto come ogni altra famiglia sulla terra: il lavoro, le faccende domestiche, le cose quotidiane, la preghiera comune. Il fatto che il Figlio eterno di Dio abbia scelto di vivere nella dimensione della famiglia e di una casa, è motivo in più per non perdere mai di vista questo tesoro, incomparabile bene dell’umanità.

2. Il mondo potrà continuare a guardare con fiducia al futuro finché un uomo e una donna uniranno le loro vite per sempre nel vincolo del matrimonio. Essi formano, nel grembo dell’umanità, una realtà nuova che dovrebbe far vibrare di riconoscenza e di commozione l’universo intero. La famiglia fondata sul matrimonio, e in modo del tutto speciale nel sacramento, è una prova che Dio continua ad amare il mondo, che ha fiducia nell’uomo, che esiste il futuro, che l’amore e la speranza sono più forti del male.
Che cosa, infatti, avviene nel decisivo momento del "sì"? Avviene che gli sposi prendono la propria vita e la depongono nelle mani dell’altro: ognuno si consegna per sempre non in forza di un sentimento passeggero ma di una decisione definitiva; non solo nella buona salute o nella fortuna, ma anche nelle situazioni malferme e difficili, fino alla morte. Per sempre. Tale prospettiva forse intimorisce e spaventa, ma qui si inserisce la potenza di Cristo; qui s’ innesta quella forza che non è semplicemente umana ma divina. Sì, perché la fedeltà vera, quella dell’amore fino al sacrificio di sé, è qualcosa che sta sul confine tra l’umano e il divino. Possiamo dire che è la traccia di Dio nel mondo. Quando facciamo l’esperienza della fedeltà donata o ricevuta siamo vicini a Dio che è il "per sempre" dell’amore e del dono. E quanto grande sia il bisogno di testimoniare che la fedeltà è possibile tutti lo vediamo: la fedeltà responsabile all’amore, all’amicizia, al proprio dovere, agli impegni assunti, alla parola data, alla Chiesa, alla società in cui si vive e che siamo tutti chiamati a servire. La fedeltà non solo è possibile con l’aiuto della grazia, ma ha anche un fascino e una bellezza tutta speciale che vediamo sul volto di chi – giovane o vecchio – la vive giorno per giorno, fiero di essere fedele anche se una certa cultura irride a questi valori ritenuti antiquati. Spesso, infatti, s’ intende la fedeltà come qualcosa di ripetitivo, noioso, privo di brivido; mentre, al contrario, è la condizione della crescita.
Nella vita di coppia e di famiglia, infatti, l’amore si trasforma col tempo: dall’effervescenza iniziale si muta in qualcosa di più profondo e radicato, fortificato dalle gioie e dalle fatiche. In questa crescita, la ripetizione quotidiana di tanti piccoli o grandi doveri, di tante azioni che sembrano grigie, è come la pioggia tranquilla e continua che bagna la terra e la feconda. Non sono le tempeste delle grandi passioni e dei trasporti impetuosi che fanno crescere o misurano la sostanza dell’amore, ma la fedeltà quotidiana e umile nel segno dell’amore.

Come sappiamo, la famiglia è il grembo della vita e la prima scuola di umanità e di fede.
Oggi pomeriggio, dirò una parola su questi ultimi aspetti: scuola di umanità e di fede. Ora – richiamata la bellezza della fedeltà dell’amore – vorrei sottolineare che essa è il grembo della vita.

3. Che l’Italia non goda di buona salute sul piano della natalità è sotto gli occhi del mondo intero. Che gli altri Paesi non se ne preoccupino è scontato, ma che non ce ne preoccupiamo e non ce ne occupiamo noi è stolto. La Liguria, poi, si trova nelle primissime posizioni in quella che è una vera corsa verso la morte. Per la verità, i segni di una ripresa esistono anche da noi, e non solo grazie agli immigrati. Ma l’inversione di tendenza non è ancora decisa. Quali siano gli effetti negativi a tutti i livelli di questo inverno demografico sono noti a chi riflette e s’informa: sul piano economico, politico, sociale, psicologico, culturale, ecclesiale.
Sembra strano parlare di rapporto tra demografia e democrazia, ma bisogna tuttavia riconoscere che l’equilibrio demografico non solo è necessario alla sopravvivenza fisica di una comunità – che senza bambini non ha futuro! – ma è anche condizione per quella alleanza tra generazioni che è essenziale per una normale dialettica democratica. Anche per questo la Chiesa da molto tempo va dicendo che, in Occidente, dietro ad una bassa demografia sta una catastrofe culturale grave. Ne metto in evidenza un aspetto.
La scarsità di bambini significa non solo un futuro autunnale, ma già ora crea squilibri tra le generazioni, causa una povertà educativa non solo perché noi adulti siamo sottratti al compito di educare, ma anche perché non siamo più educati noi stessi. I ragazzi e i giovani, infatti, ci costringono a metterci in discussione; ci provocano a uscire da noi che, per età e acciacchi, tendiamo a ripiegarci sui nostri bisogni immediati. Non sono solamente i genitori che, avendo dei figli, devono cambiare prospettive e stili, devono pensare e organizzarsi in rapporto ai figli nelle diverse età. E’ la società nel suo insieme che deve pensarsi e organizzarsi in tal senso. Per assurdo, una società senza bambini e ragazzi, così come una società senza anziani, sarebbe gravemente mutilata, non potrebbe funzionare.

4. Subito si penserà che la colpa della scarsa natalità è quella economica: i figli sono un impegno economico non indifferente. E’ vero! Per questo la società deve considerare seriamente questa realtà che è la base, il suo fondamento naturale: deve innanzitutto difenderla da ogni deformazione. Ma deve anche promuoverla in tutti i modi. Trascurare la famiglia, ad esempio nelle sue esigenze economiche, significa sgretolare la società stessa. Per contro, mettere in atto delle politiche adeguate ai reali bisogni della famiglia perché possa avere dei figli, significa guardare lontano, assicurare un corpo sociale equilibrato. Non si finirà mai di insistere perché le misure siano sempre più aderenti ed efficaci alla realtà della famiglia grembo della vita.

5. Ma la questione dei figli non ha solo delle implicazioni di tipo economico. Richiede anche un cambiamento culturale. Se guardiamo alla sacra immagine della Madonna con il Bambino non facciamo fatica a immaginare la vita di Nazaret: essi vivono nella assoluta semplicità delle cose, nella gioiosa fatica del lavoro quotidiano, in casa e nella bottega del falegname; vivono la vita del villaggio, i rapporti con i vicini di casa, la partecipazione al culto, la presenza di Dio…Tutto fa pensare ad una adesione profonda e positiva alla vita come un dono che ci è dato e che non è una nostra proprietà assoluta. Fa intravvedere la consapevolezza di essere dentro ad una storia di generazioni, ad una tradizione che non coarta ma aiuta. Sentiamo, in una parola, il soffio della speranza. Siamo lontani da un certo modo di pensare di oggi, che non è maggioritario come si vorrebbe far credere, ma è invadente e subdolo: "la vita è solo tua; dopo la morte non c’è nulla; godi il più possibile e approfitta di tutto senza scrupoli; fai quello che ti senti di fare; lasciati guidare dalle sensazioni". Non è forse questa la musica che ci viene suonata in tutti i modi? In questo clima suadente, anche la coppia e la famiglia – non pensiamo i doveri e le responsabilità! – acquistano una leggerezza particolare, una inconsistenza che frana davanti agli urti della vita e dei rapporti.
Le fatiche di ogni giorno sembrano noiose e senza senso, quindi insopportabili. Il futuro perde valore e smalto, il presente si enfatizza per ciò che promette di soddisfazione immediata. In una visione così piatta sembra esserci poco spazio per il dono di sé. Possiamo dire che viene a mancare la speranza, la capacità di credere al futuro; e porre al mondo dei figli ha sempre a che fare col futuro! E’ vero che ognuno deve ragionare con la propria testa, ma è anche vero che l’aria che si respira, alla lunga, non è indifferente al nostro modo di pensare. Bisogna esserne coscienti e lottare per ragionare secondo le categorie del Vangelo. Ma lottare – con la testimonianza e le ragioni – anche per cambiare certi modi di pensare che in nome di una liberazione dell’individuo, lo confinano solo con se stesso, privandolo della gioia del dono di sé e del sacrificio per amore.
La Madonna della Guardia continua a presentarci il piccolo Gesù: è un continuo invito alla speranza e alla vita, che di speranza si alimenta: non smettiamo di guardarlo.

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy