Tutelare i diritti

Terzo giorno di lavori


Diritti umani, tutela della vita e dei più deboli e piccoli, sono stati alcuni dei temi dibattuti nel corso della terza giornata di lavoro (24 agosto) del Meeting di Rimini, "Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore".

Una sostituzione pericolosa. Marta Cartabia, docente di Diritto costituzionale all’università degli studi di Milano-Bicocca, ha cercato di rispondere alla domanda "I diritti umani sono ancora un diritto?", soffermandosi ad analizzare casi concreti in cui la Corte Europea si sovrappone alle decisioni dei parlamenti nazionali regolarmente eletti dai cittadini, come ad esempio nel caso delle leggi austriache e tedesche sulla fecondazione assistita che avevano vietato la fecondazione eterologa. "La Corte di Strasburgo in questo caso – ha ricordato la giurista – ha affermato che la distinzione fra fecondazione omologa ed eterologa provoca discriminazione fra coppie che soffrono di problemi di sterilità e una violazione del loro diritto alla vita privata e familiare, che comporterebbe anche il diritto ad avere un figlio. Questo sostituirsi ai legittimi parlamenti da parte di Istituzioni soprannazionali rivela una concezione astratta e individualistica dei diritti, i quali, quando vengono tradotti nelle carte e quindi diventano positivi, subiscono delle limitazioni per proteggere altri beni che si ritengono ugualmente importanti". Esemplare anche il caso Lautsi del 2009 contro l’Italia, sull’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche. Pure in questo caso la Corte Europea ha condannato l’Italia per il fatto di prevedere l’esposizione del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche, anche se il Governo ha proposto ricorso in appello. "La domanda che ci si pone – ha continuato la studiosa – è evidente: perché su un problema di questa natura debbono intervenire le istituzioni europee anziché quelle nazionali? Questo significa distruggere la storia e le radici culturali dei popoli che compongono l’Europa". Sulla stessa linea anche David Kretzmer, dello Straus Institute for the Advanced Study of Law and Justice della New York University School of Law, per il quale "occorre molta attenzione nel non dar corso alle decisioni delle istituzioni internazionali, quando queste interferiscono su questioni interne ai Paesi, perché toglieremmo loro l’autorità di intervenire anche in quelli come Russia e Turchia dove i poteri pubblici violano i diritti umani e coprono crimini efferati".

La vita vale più della morte. Di tutela del diritto alla vita ha parlato Andrea Simoncini, docente di diritto costituzionale all’università di Firenze, partendo dal caso di Eluana Englaro. Un caso suscitato "per affermare un principio, per stabilire un diritto, quello di morire quando la vita non merita più di essere vissuta". "Questa vicenda – ha detto Simoncini – sfida uno dei dogmi centrali del pensiero contemporaneo: la libertà come capacità autonoma di scegliere, di autodeterminazione. In ballo c’è l’idea per cui si è liberi solo se si è in grado di scegliere. In base a questa se una persona è libera e qualcosa ostacola la sua scelta, lo scopo del diritto è eliminare questo ostacolo". In altre parole "eliminare il bisogno, anche visivamente, non facendolo vedere". "Mentre un tempo, (Aristotele, Platone, Tommaso e Agostino), la libertà è sempre stata la capacità di soddisfare il bisogno, di realizzare ciò per cui siamo nati, – ha spiegato il docente – per i moderni la libertà è capacità di non avere bisogni. Eluana era in una condizione di profondo bisogno ed occorreva affermare la sua libertà, non prendendosi cura di lei ma liberandola dal bisogno. Per ottenere questo occorreva prendere una decisione che eliminasse il suo bisogno di vivere". La decisione della Cassazione "ha accettato questa nuova idea di libertà" ovvero che "libertà di vivere sia la possibilità di interrompere la vita". Per Simoncini "il diritto è sempre più utilizzato per conseguire artificialmente quello che la natura non consente: liberare l’uomo dal bisogno che lo caratterizza. Con il diritto si può realizzare la più grande utopia, togliere all’uomo la sua umanità". Occorre, invece, "riconoscere la positività che vince ogni solitudine e violenza solo grazie all’incontro con persone che testimoniano che la vita vale più della malattia e della morte".

Lo scandalo abusi. Al Meeting riminese è intervenuto anche mons. Diarmuid Martin, arcivescovo di Dublino e primate d’Irlanda, con una relazione sul card. John Henry Newman (1801-1890), e sul cattolicesimo irlandese di allora e di oggi. Non è mancato un cenno agli abusi sessuali nel Paese. "Le vittime sono state derubate del Dio che cercano, ma i fedeli si sentono spesso derubati della loro Chiesa e si sentono traditi da essa. Lo scandalo degli abusi sessuali di bambini da parte di sacerdoti e religiosi in Irlanda è veramente uno scandalo. I fedeli sono scandalizzati dagli abusi e dalla maniera in cui questi furono trattati dalle autorità ecclesiastiche". Il presule ha, poi, ricordato che "l’Irlanda sta subendo una vera rivoluzione della sua cultura religiosa" e non è più "un baluardo del cattolicesimo tradizionale" come testimoniano le percentuali di presenza alla messa domenicale (dal 2 al 5%) e dall’aumento del numero dei matrimoni civili. a cura di Daniele Rocchi

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