L’identità comune

Seconda giornata: l'intervento del card. Péter Erdö, presidente del Ccee


"La specificità dell’identità culturale europea" è "sicuramente l’eredità giudeo-cristiana, ma anche quella greco-romana con influssi significativi egiziani, persiani, babilonesi. Certo che non mancano neppure le tradizioni dei popoli celtici, germanici, slavi, ugro-finnici, tracce di influssi turchi, arabi, ecc. L’elemento più connesso con la visione del mondo è comunque il cristianesimo". A ribadirlo il 23 agosto dal palco del Meeting di Rimini è stato il card. Péter Erdö, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), intervenendo alla tavola rotonda "Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni, può credere, credere proprio, alla divinità del Figlio di Dio Gesù Cristo?".

Agnosticismo volgare. "Gli intellettuali del nostro continente – ha affermato – sono stanchi ed inclini ad un certo agnosticismo volgare che direbbe: cose sottili e sofisticate come la nozione della materia e dello spirito, o persino quella della totalità dell’universo, malgrado le conoscenze scientifiche, o proprio per il progresso scientifico, non sono riconoscibili per il pensiero umano. Quindi, non vale la pena passare troppo tempo con tali ragionamenti". Per il cardinale "anche il concetto di materia è diventato sempre più incerto. E se la nozione di materia non è chiara, non può neanche esserlo il concetto di spirito. E soprattutto: come possiamo tracciare il confine tra il mondo materiale e quello spirituale? Come possiamo distinguere questo mondo che noi cristiani possiamo chiamare anche mondo creato, dalla realtà di Dio stesso, dalla trascendenza? È grande, quindi, la tentazione del panteismo. Diverse forme di un atteggiamento più o meno panteistico sembrano essere di moda". Da questo sfondo emerge il problema della divinità di Cristo. "Non sembra quindi, troppo difficile per alcuni accettare ‘una certa divinità’ di Gesù, ma anche di tutti noi, anche di tutte le cose che esistono. Come spiegare quindi, la differenza essenziale tra Dio creatore e il mondo creato? É solo in base a questa distinzione che possiamo formarci un’idea sulla vera, piena e specifica divinità di Gesù Cristo".

Presenza intellettuale cristiana indebolita. Il porporato, pur riconoscendo che "in molte parti del continente, in vari ceti della società la presenza intellettuale cristiana si è indebolita fortemente", ha sottolineato che "non c’è altro fondamento comune che fosse tipico per il continente" come il cristianesimo. "L’ideologia illuminista – ha spiegato il presidente del Ccee – da una parte non ha ovunque penetrato tutta la società, dall’altra parte essa stessa era pure connessa in qualche modo con l’eredità cristiana. Questo lo vediamo oggi quando alcune legislazioni cominciano a cercare di staccarsi dal senso classico dei diritti umani, e dalla visione di un certo diritto naturale, dando più spazio a degli elementi soggettivistici". Ma il soggettivismo, ha ricordato il card. Erdö, "non è europeo. Esso può presentarsi anche in altri contesti, e non ha, proprio per sua natura, un contenuto tipico, ma è diverso secondo i singoli individui. Così non può essere base comune positiva di una cultura specifica".

Alla ricerca di senso e valori. "L’intellettuale europeo di oggi – ha aggiunto – è una persona interessata per le grandi questioni della vita e del mondo, una persona che cerca senso e valori per i singoli e per la società, uno che conosce contenuti notevoli dell’eredità cristiana e greco-romana, e che tiene presente tutto ciò almeno come elementi possibili della risposta alle sue questioni fondamentali". L’intellettuale europeo di oggi può quindi, "porre la domanda sull’esistenza e sulla nozione di Dio, può trovare una risposta positiva nel riconoscimento della sua esistenza. E una volta riconosciuto Dio come trascendente e assoluto, può e deve riflettere anche sulla possibilità della comunicazione con Dio". L’intellettuale europeo, ha concluso il card. Erdö, su questo punto "non può rifiutare sin dall’inizio l’idea poco immaginabile per la nostra fantasia umana che è proprio la persona di Gesù Cristo, in cui possiamo incontrare Dio nel modo più adatto alle capacità stesse dell’essere umano. Tutto sommato, l’intellettuale europeo non è necessariamente un credente. Ma non lo è necessariamente nessuno! La fede in Cristo non è una semplice conclusione di un ragionamento umano, ma è un regalo di Dio, è una grazia. Di questo dobbiamo essere messaggeri e missionari nella nuova evangelizzazione dell’Europa. In questa convinzione dobbiamo essere uniti con i nostri altri fratelli cristiani, perché l’unità possa rinforzare la nostra testimonianza".

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