I conflitti e i “14 punti”

La tappa in Turchia ha chiuso il "viaggio di amicizia" nel Caucaso

L’incontro a Istanbul con mons. Antonio Lucibello, nunzio apostolico in Turchia e Turkmenistan, ha concluso il "viaggio di amicizia" organizzato dall’associazione "Rondine – Cittadella della pace", che in quindici giorni (15 luglio – 1° agosto 2010) ha toccato Paesi e regioni del Caucaso, come Azerbaijan, Georgia, Abkhazia e Armenia, attraversate, dopo la dissoluzione dell’Unione sovietica, da vari conflitti. In questo lungo itinerario l’associazione ha portato i "14 punti per la pace nel Caucaso" elaborati, per iniziativa dei giovani ospitati nello Studentato internazionale, all’indomani della guerra tra Russia e Georgia, nel 2008, per stabilire nuovi contatti a tutti i livelli – istituzionale, civile, culturale e religioso – utili per portare avanti il progetto di "Rondine" di convivenza ed educazione alla pace tra studenti provenienti da aree di conflitto.

Una Chiesa ferita ma viva. La nunziatura, dove risiede abitualmente mons. Lucibello, si trova attualmente ad Ankara, capitale del Paese, ma in precedenza Istanbul era la sede della "delegazione apostolica", il cui titolare fu negli anni 1935-1944 mons. Angelo Giuseppe Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII, di cui vengono conservati l’inginocchiatoio e il pastorale. La Turchia è considerata dalla Chiesa un Paese che merita particolari attenzioni ed è stata visitata, dopo il Concilio Vaticano II, da Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che nel 2006 ha soggiornato proprio nella sede della nunziatura di Istanbul. I cristiani in Turchia, Paese a maggioranza musulmana, sono 100.000 e appena 30.000 i cattolici, su una popolazione totale di 70 milioni di persone: nel territorio turco non si costruiscono chiese dalla fine dell’Impero ottomano (1923), e la chiesa di san Paolo, a Tarso, è un museo in cui non è permesso celebrare la messa senza un debito preavviso di alcuni giorni. La Chiesa cattolica in Turchia è stata colpita negli ultimi anni dalla morte violenta di don Andrea Santoro e di mons. Luigi Padovese, evento su cui sono ancora in corso le indagini, ma ha avuto anche la gioia, alla fine di giugno, dell’ordinazione di padre Antuan Ilgit, primo gesuita di nazionalità turca, convertitosi dall’Islam circa tredici anni fa.

Nuovi gesti di dialogo. Positivo il bilancio di quest’ultima tappa turca per la delegazione di "Rondine", che ha ottenuto la disponibilità "per progetti volti a promuovere una cultura di pace e di tolleranza" da parte del capo del dipartimento del Caucaso del Sud presso il ministero degli Esteri, Nurdan Bayraktar Golder, e di Omer Vural, vicesindaco di Ankara. Commentando l’esperienza del viaggio il presidente dell’associazione, Franco Vaccari, ha sottolineato che "emozioni e azioni concrete hanno caratterizzato, questo itinerario che rafforza la credibilità di ‘Rondine’ in tutto il Caucaso, ponendo all’attenzione della pubblica opinione il documento ’14 punti per la pace nel Caucaso’ come strumento praticabile fin da subito, per nuovi gesti di dialogo e di convivenza pacifica".

Studenti protagonisti. "Questo non è stato un viaggio come gli altri – ha affermato Mauro D’Andrea, responsabile delle relazioni internazionali di ‘Rondine’ –. In quindici giorni siamo riusciti ad avere incontri con tutte le principali istituzioni dei Paesi in cui siamo stati, consegnando i ’14 punti per la pace’ e ponendo le basi per l’accoglienza nello Studentato internazionale di giovani provenienti da due nuovi Paesi, l’Azerbaijan e la Turchia. Ma la cosa forse più importante è che ci siamo mossi in maniera chiara, trasparente e siamo riusciti ad andare anche in zone delicate, come l’Abkhazia, regione autoproclamatasi autonoma dalla Georgia, con il consenso di tutte le parti in causa". Gli otto ragazzi di "Rondine" che facevano parte della delegazione, ma anche le "Rondini d’oro", cioè studenti che hanno finito il loro percorso, sono stati i promotori del progetto "Ventidipacesucaucaso" e i protagonisti del viaggio, e "questo – ha sottolineato D’Andrea – è stato ben capito da tutte le persone che abbiamo incontrato". L’esperto di "Rondine" ha infine ricordato che "grazie anche al supporto del nostro ministero degli Esteri e dei nostri partner sul territorio, con cui negli anni si è costruito un rapporto di fiducia, si sono potuti svolgere tanti incontri che aprono le prospettive per progetti di cooperazione, accordi tra università italiane e del Caucaso del sud e Turchia, campi a ‘Rondine’ per giovani provenienti da Paesi in conflitto, disponibilità a iniziative culturali, come una mostra sui tesori dell’area caucasica".

Tornare a casa. "I momenti più belli del viaggio – commenta Tanja Ashkapova, giovane macedone, ospite dello Studentato internazionale – sono stati, per me, due. Il primo è stato vedere Dato, un ex studente di ‘Rondine’, tornare in Abkhazia, in cui viveva quando era bambino e da cui è dovuto andare via per la guerra; il secondo l’incontro con il patriarca Bartolomeo I, una figura che ho trovato carismatica e spirituale. Quando sono arrivata a ‘Rondine’ mi aspettavo d’impegnarmi, ma non in questo modo: mi è piaciuto fare questa esperienza di democrazia di base, che voglio proseguire, quando tornerò nel mio Paese, inserendomi in qualche associazione o in una Ong".   (da Istanbul)

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