Sotto la tenda

47ª Settimana Sae: tre religioni in dialogo

Un confronto tra le tre religioni monoteiste, ebraismo, cristianesimo e islam, per poi tornare a "Sognare la comunione, costruire il dialogo". Gli ultimi due giorni della 47ª sessione estiva del Sae – Segretariato attività ecumeniche (Chianciano Terme, 25-31 luglio) sono stati dedicati ad uno sguardo allargato oltre il cammino ecumenico e uno all’interno di esso per riprendere slancio e guardare al futuro con speranza.

L’ospitalità come "regalo". Venerdì 30 luglio si è tenuta la tavola rotonda "Sotto la tenda di Abramo", con Paolo Naso, docente all’Università "La Sapienza" di Roma, Amos Luzzatto, saggista e già presidente Ucei, ed Ezzedin Elzir, imam a Firenze e presidente dell’Ucoii. Facendo riferimento alla tenda di Abramo, Luzzatto ha parlato dell’ospitalità come "regalo all’ospitante da parte di colui che è stato ospitato". Ismaele e Isacco come primo atto comune seppelliscono il padre: "Questo dovrebbe rappresentare un destino comune. Parlarci, saper colloquiare, è possibile se a monte ci sono tradizioni molto simili", ha osservato il saggista, per il quale "occorre sempre sviluppare le cose comuni, come al Sae". Inoltre, ha ricordato Luzzatto, "tra ebrei e musulmani ci sono analogie, anche in campo religioso, ad esempio riguardo le norme sull’alimentazione e la circoncisione. Infine, l’ospitalità è una tradizione molto diffusa in Medio Oriente".

Fare da ponte. Elzir, nativo di Hebron, in Italia dal 1991, da tre mesi presidente dell’Unione delle Comunità islamiche d’Italia, ha aperto il suo intervento con un saluto di pace. A Firenze, ha detto, "abbiamo rapporti ottimi con la comunità cristiana e altrettanto con la comunità ebraica". "I credenti – ha aggiunto – hanno tutti lo stesso Dio. Molto importante è il rapporto tra la fede e la ragione e la libertà. L’uomo, creato da Dio, deve rispondere solo a Dio, ma ciò non vuol dire che non deve rispettare la Costituzione e la legislazione del Paese che lo ospita. Il nostro Paese oggi è l’Italia". Libertà vuol dire anche responsabilità: "La mia libertà finisce dove inizia la libertà dell’altro; Dio ha voluto che gli uomini vivano non solo in pace ma in armonia, con tutto ciò che sta attorno a lui". "Noi dell’Ucoii – ha affermato – dobbiamo fare da ponte tra mondo islamico e Italia, e tra Italia e mondo islamico. Con tutta la nostra forza dobbiamo fare questo sforzo di camminare insieme verso la tenda di Abramo".

Promuovere il dialogo. La tenda come "una sorta di circolo della fraternità, luogo primario di ciò che poi sarà definito dialogo interreligioso". Ne è convinto Naso, che ha sottolineato come "il dialogo abbia miracolosamente retto, anche dopo l’11 settembre. Obama dicendo che l’Islam è parte integrante dell’America ha superato lo scontro di civiltà. È un cambiamento di paradigma, una potenzialità di dialogo impensabile". Per Naso, "il dialogo sotto la tenda non si è mai fermato. È nata la giornata del dialogo islamo-cristiano, cui spesso hanno partecipato anche gli ebrei". Comunque, "il dialogo resta un fatto di nicchia, quasi un club degli ingenui, una compagnia di viaggio che si sposta da un luogo all’altro". Il problema è che "non c’è il senso di urgenza della necessità del dialogo, che ha una valenza sociale, teologica, culturale. La tenda di Abramo c’è, ma è poco frequentata; è aperta, ma pochi desiderano entrarci". "Il dialogo – ha sostenuto – nasce e cresce anche imparando ad amare ciò che non ci appartiene".

Due compiti. Sabato 31 luglio a discutere sul tema della sessione, "Sognare la comunione, costruire il dialogo", sono intervenuti Fulvio Ferrario, docente alla Facoltà Teologica Valdese, e Brunetto Salvarani, teologo e saggista, direttore di Cem-Mondialità. Ferrario ha parlato di "due epoche": da Edimburgo al Vaticano II (che segna l’ingresso della Chiesa cattolica nel movimento ecumenico), e dal Concilio ad oggi. La verità, ha detto Ferrario, "è una sola: Cristo. Però la verità è inesauribile ed è prospettica. Gli sguardi sono sempre parziali". Tre cose fondamentali sono cambiate, secondo il valdese: "Il modo di rapportarsi alla verità; l’ecumenismo spirituale; l’unità fa rima con diversità (koinonia)". Oggi, per Ferrario, due appaiono i compiti più urgenti: da un lato, "mantenere e approfondire gli spazi di ecumenismo spirituale"; dall’altro, "avviare un confronto sui temi etici che, nella situazione italiana, appare particolarmente necessario".

Senza paura. Per Salvarani, "il Vaticano II è un punto di non ritorno e tempo, per la Chiesa, di apprendistato e di tirocinio: essa vive un nuovo modello, quello di Chiesa a dimensione mondiale". "Dio ha cambiato indirizzo – ha affermato –, il baricentro della Chiesa si è spostato a Sud, e questo costringe a rivedere analisi, sguardi e prospettive, si può parlare di ‘cristianesimo globale’". Secondo Salvarani, "c’è bisogno di una Chiesa glo-cale, cosmopolita, culturalmente e teologicamente policentrica. Ciò passa attraverso il riscoprire la Chiesa locale, scoprire la Chiesa globale e adottare uno sguardo glo-cale. In una società globale, plurale, liquida, meticcia e sempre più complessa, possiamo essere preda della paura, eppure deve vincere la speranza cristiana". "Ciò che si salverà non sarà mai quel che abbiamo tenuto al riparo dai tempi, ma ciò che abbiamo lasciato mutare, perché ridiventasse se stesso in un tempo nuovo", ha concluso.

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