La forza necessaria

Ue e "metodo comunitario"

Anche le istituzioni dell’Unione europea si prendono una vacanza. L’appuntamento con la ripresa dei lavori di Parlamento, Commissione e Consiglio, tra la fine d’agosto e i primi di settembre, segnala già un’agenda fitta, caratterizzata soprattutto da tante “questioni aperte”, pari, per numero e per importanza, ai temi sollevati nella prima metà dell’anno e agli impegni che le stesse istituzioni hanno esplicitamente assunto verso i cittadini.Basterà, in tal senso, ricordare alcuni passaggi delle “Conclusioni” del Consiglio europeo di giugno. “L’Ue ha affrontato la crisi finanziaria mondiale guidata da una determinazione comune e ha fatto il necessario per salvaguardare la stabilità dell’Unione economica e monetaria – vi si legge -. In particolare, in maggio è stato raggiunto un accordo su un pacchetto di sostegno alla Grecia e un meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria e un fondo di stabilità finanziaria. Abbiamo gettato le fondamenta per una governance economica molto più forte”. “Restiamo determinati – scrivono i Ventisette – ad adottare tutte le misure necessarie per riportare le nostre economie sui binari della crescita sostenibile e creatrice di posti di lavoro”. A tale scopo il summit ha adottato la strategia Europa 2020: “Essa promuoverà la realizzazione di riforme strutturali… Nei prossimi mesi valuteremo più approfonditamente in che modo sia possibile mobilitare specifiche politiche per sbloccare il potenziale di crescita Ue, a partire dalle politiche di innovazione ed energetiche”. Nello stesso testo si legge della “comune determinazione ad assicurare la sostenibilità dei bilanci” e “la stabilità finanziaria, ovviando alle lacune nella regolamentazione e nella vigilanza dei mercati”, nonché l'”urgente necessità di rafforzare il coordinamento delle nostre politiche economiche… Attendiamo con interesse la relazione finale che la task force presenterà in ottobre”. E poi altre promesse e impegni sul versante degli Obiettivi del millennio (conferenza Onu di New York), della lotta ai cambiamenti climatici (vertice di Cancun), della collaborazione in sede di G20.I “fronti interni” (occupazione, previdenza, inclusione sociale, sicurezza, migrazioni, riforma del bilancio, revisione della politica agricola, coesione e sostegno alle regioni in ritardo…), procedono parallelamente con quelli “esterni”: i rapporti con Usa, Russia e Cina; l’istituzione del servizio diplomatico comunitario; i negoziati con Turchia, Croazia, Islanda, Macedonia e gli altri Paesi balcanici; le relazioni con gli Stati del Mediterraneo e i vicini orientali; i grandi rebus di Afghanistan, Iran e Iraq; l’Africa e la cooperazione con i Paesi poveri. Per tener testa a tutti questi “fronti” servirebbe una Ue salda, coesa, convinta che l’azione comune (pur nel doveroso rispetto delle specificità nazionali e del principio di sussidiarietà) moltiplica le forze. Non a caso gli europeisti più convinti – che tra Bruxelles e Strasburgo sono pur sempre in gran numero – insistono per rinsaldare i legami e le politiche Ue, adottando con maggior decisione il “metodo comunitario” e chiedendo ai governi nazionali di moderare i tatticismi, gli interessi particolari, le diffidenze reciproche. Una leadership politica riconosciuta, in grado di decidere, costituirebbe un elemento favorevole in più, specie se accompagnata da un diffuso rispetto delle regole comunitarie (un tema dibattuto in Italia nelle ultime settimane a partire dal “caso Sky” e da quello delle “quote latte”). La pausa estiva può allentare le tensioni accumulatesi negli ultimi tempi e magari suggerire un ritorno, dopo le ferie, in chiave pro-europeo, inteso – al di là di ogni verbosità – a dare risposte efficaci alle attese e ai bisogni dei cittadini dell’Unione.

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