Il “ponte” delle religioni

In Turchia incontro con Bartolomeo I e il vice-muftì di Istanbul

Il "viaggio dell’amicizia" organizzato dall’associazione "Rondine – Cittadella della pace", cominciato il 15 luglio in Azerbaijan, finisce a Istanbul, in Turchia, dove la delegazione è arrivata il 28 luglio da Yerevan, capitale dell’Armenia (Reportage SIR sul viaggio: clicca qui). Già dal pullman il gruppo, nonostante l’ora tarda e la stanchezza, accumulate per la fatica e le tante emozioni di questo lungo percorso, ha ammirato una delle città più belle del mondo, e dalle montagne armene si è ritrovato catapultato nell’antica Costantinopoli, che brillava sul mar di Marmara. La Turchia confina con il Caucaso e con tutti i Paesi, Azerbaijan, Georgia e Armenia, che sono stati visitati dalla delegazione, ma è completamente diversa: a Istanbul tra i richiami dei muezzin per la preghiera e le sirene delle navi, in un brulicare costante di persone, turisti e un traffico infernale, l’impressione di trovarsi "nel mezzo" tra Europa, Asia e Medio Oriente, è fortissima. E forse non ci poteva essere luogo migliore dove diffondere ancora una volta i "14 punti per la pace nel Caucaso", il documento che l’associazione ha consegnato in tutti gli incontri avuti in questi giorni, elaborato all’indomani del conflitto tra Russia e Georgia del 2008, per volontà dei giovani ospitati nello Studentato internazionale di "Rondine". E dato che il dialogo interreligioso è un pilastro fondamentale nella costruzione della pace, come è scritto nell’ultimo punto del documento stesso, gli appuntamenti principali in Turchia sono stati con Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli, e con Sabri Demir, vice muftì di Istanbul.

Bisogna fermare il fanatismo. Il primo ha lanciato un appello contro il fanatismo religioso, che va fermato, "perché purtroppo si fanno ancora delle guerre in nome della religione e questa è una grande contraddizione". Bartolomeo I ha ricordato che "noi lavoriamo e preghiamo sempre per la pace" e ha sottolineato che "il nostro patriarcato cerca di essere un ponte di dialogo tra Grecia e Turchia e tra le Chiese ortodosse dei Balcani". "Sentiamo – ha aggiunto – la responsabilità dell’unità interortodossa e abbiamo avviato dialoghi con tutte le Chiese a denominazione cristiana: con il cattolicesimo abbiamo prima avuto il ‘dialogo di carità’ sotto il pontificato di Giovanni XXIII e poi, dal 1980, abbiamo iniziato il ‘dialogo di verità’". Bartolomeo I ha anche richiamato l’importanza del "dialogo accademico" con l’islam e l’ebraismo e ha sottolineato come "l’amore", il "rispetto" e la "comprensione reciproca" siano i valori comuni di cui il mondo di oggi ha più bisogno. Il patriarca ha ricambiato i saluti di Benedetto XVI, portati dal presidente di "Rondine", Franco Vaccari, e ascoltando l’esperienza di convivenza dello Studentato ha commentato che "è molto più preziosa delle università, degli studi e della sapienza del mondo". Rivolgendosi poi agli studenti presenti ha detto "voi preparate il mondo di domani". Al termine dell’incontro il patriarca ha regalato a Vaccari il francobollo emesso dalle poste vaticane per la visita del Papa in Turchia, nel 2006, dove sono raffigurati Bartolomeo I e Benedetto XVI. Il patriarca ha anche augurato "buon Ramadan" ai due studenti musulmani presenti e ha invitato uno dei due, il ceceno Magomed Aleroev, nello studio privato, dove gli ha mostrato il proprio corano in greco e arabo, posato accanto alla Bibbia.

Non ci conosciamo abbastanza. Per Sabri Demir, incontrato nello stesso giorno, "se oggi ci sono dei conflitti è perché non ci conosciamo abbastanza". Il religioso ha indicato nella Turchia e nella città di Istanbul una sorta di "ponti" naturali tra culture e religioni, perché "qui siamo esattamente a metà tra Asia ed Europa e abbiamo sviluppato una cultura della tolleranza con tutti i Paesi con cui abbiamo una vicinanza geografica e con cui siamo venuti in contatto nella nostra storia". Demir ha ricordato che, "in tutta la Turchia, moschee, chiese e sinagoghe convivono senza problemi le une accanto alle altre ed è così da mille anni"; il vice muftì ha indicato nel prossimo Ramadan, che comincerà l’11 agosto, uno degli esempi di buona armonia tra le religioni, "perché in quel periodo i musulmani devono osservare l’astinenza dal cibo, durante il giorno, e i fedeli delle chiese cristiane e delle sinagoghe turche preparano per loro da mangiare, la sera". Nel suo incontro con il gruppo di "Rondine", Demir ha sottolineato che in effetti, nei Paesi musulmani, "negli ultimi cento anni, sono sorti molti conflitti", ma questi eventi non sono legati, secondo il suo parere, alla religione, ma a questioni di interessi geopolitici internazionali. Il vice muftì ha spiegato che la Turchia è "un Paese laico" dove esiste un ministero per gli Affari religiosi statale, da cui dipendono i muftì delle province e dei sobborghi, ma c’è una totale divisione tra le sfere dei due poteri e la libertà di culto è garantita, "perché noi non partecipiamo alla vita politica e lo Stato non interviene nelle faccende religiose". Ascoltando le esperienze di convivenza tra giovani ebrei, musulmani e ortodossi dello Studentato di "Rondine", Demir ha paragonato i giovani a un "giardino di rose, dove ognuna ha un diverso colore e profumo, ma nessuna è più bella di altre" ed ha augurato che l’associazione "che ha degli obiettivi così nobili, si diffonda in altri Paesi del mondo".

(da Istanbul)

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