La storia e l’anima

Il card. Husar nel 20° della proclamazione della sovranità statale

“La nostra speranza di un futuro migliore potrà realizzarsi solo quando saremo capaci di proteggere la libertà di ciascuno come dono di Dio, aderendo alla Legge del Signore” ha detto il patriarca Lubomyr Husar, primate della Chiesa greco-cattolica d’Ucraina (Uccc), nel suo discorso ai fedeli in occasione del 20° anniversario della proclamazione della sovranità statale del Paese, celebrato lo scorso 17 luglio. Nello stesso giorno il vescovo ausiliare dell’archieparchia di Kiev , Joseph Milyan, ha celebrato nella chiesa cittadina della Santa Madre di Dio, con la benedizione del patriarca Husar, una liturgia solenne “per il popolo ucraino nell’Ucraina unita e indipendente” in risposta ad una precisa richiesta del Comitato statale per le nazionalità e le religioni di “celebrare la ricorrenza con un momento di preghiera”.Responsabilità verso la propria patria. Rammentando che secondo le Sacre Scritture “il Signore ci ha elargito benedizioni nella misura in cui ci siamo sforzati di fare la sua volontà”, il card. Husar ha affermato: “Godremo di autentica libertà” se “saremo adamantini nella nostra lealtà alla legge di Dio. Pertanto solo noi siamo responsabili del nostro futuro”. “Siamo abituati – ha proseguito il patriarca – a percepire il concetto di sovranità unicamente come attributo politico di uno Stato indipendente. Tuttavia, analizzando la storia del nostro popolo e il suo tormentato percorso, possiamo approfondirne il significato”. Nella sua essenza, “la sovranità indica una condizione dell’anima che manifesta se stessa nella consapevolezza della propria dignità, nella comprensione e nella valorizzazione della propria storia, cultura e lingua, nella responsabilità verso la propria patria” e nella “disponibilità a proteggerla”.Guardare con speranza al futuro. Con riferimento alla richiesta del Comitato statale per le nazionalità e le religioni, rivolta per iniziativa del Gabinetto dei ministri alle Chiese e alle organizzazioni religiose, di celebrare l’anniversario del 17 luglio con un momento di preghiera, il card. Husar la ha definita “molto importante perché questo avvenimento statale si è allargato dalla sfera secolare a quella religiosa e, da un lato si collega al lungo processo storico di formazione di identità spirituale del nostro popolo, dall’altro ci consente di guardare con speranza al futuro”. Il primate dell’Ugcc ha quindi rammentato le altre “importanti feste nazionali” dell’estate: in luglio le commemorazioni dei santi Volodymyr e Olha, e in agosto quelle dei santi Boris e Hlib “e, secondo l’antica tradizione, quella del battesimo dei nostri antenati”. Eventi che “ci riportano alla grande era della Rus’ di Kiev (Stato medievale monarchico sorto verso la fine del IX secolo della dinastia dei Rjurik in parte del territorio della odierna Ucraina, Russia occidentale, Bielorussi,; Polonia, Lituania, Latvia e Estonia orientali, del quale Kiev fu a lungo la capitale (ndr)” o “a quando venti secoli fa il santo martire papa Clemente I predicava nella nostra terra l’annuncio evangelico”. Questa “lunga catena ha formato la nostra identità spirituale, della quale ancora oggi viviamo”. Per questo, ha concluso il patriarca, anche ricorrenze come le Giornate della Costituzione e dell’Indipendenza, che si celebrano anch’esse nei mesi estivi, “non devono essere considerate esclusivamente eventi politici, ma possono costituire anche momenti di riflessione spirituale e autentica preghiera”.Inginocchiarsi davanti a Dio. “La fedeltà agli ideali più alti inizia dalla lealtà verso noi stessi, verso il matrimonio, i propri genitori e la propria patria, ma la base di tutto è la lealtà verso Dio senza la quale i grandi ideali rischiano di rimanere solo dichiarazioni altisonanti” ha ammonito da parte sua il vescovo Joseph Milyan nell’omelia della solenne celebrazione del 17 luglio a Kiev. “In diverse occasioni abbiamo affermato che l’Ucraina non si alzerà in piedi se prima non ci inginocchieremo davanti a Dio – ha rammentato il presule -, ma eravamo davvero pronti a farlo, o si trattava solo di una dichiarazione?”. Intanto il 20 luglio si è conclusa la visita in Ucraina del cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, durante la quale ha incontrato, fra gli altri, il card. Husar e l’arcivescovo di Lviv dei Latini, Mieczyslaw Mokrzycki. Tra le tappe del viaggio, Pochaev (che lega il suo nome all’icona miracolosa della Madre di Dio), Ternopil’ e Zarvanytsia, sede di un famoso santuario mariano dove il card. Bagnasco ha incontrato il vescovo di Ternopil-Zboriv, Vasyl Semeniuk, e partecipato a una processione assieme a ottantamila pellegrini venuti da tutto il Paese. Il presidente della Cei ha concluso il suo viaggio visitando Kiev dove ha avuto un colloquio con il metropolita Vladimir. Il 21 luglio è invece iniziato il viaggio in Ucraina del patriarca ortodosso di Mosca e di tutta la Russia, Kirill, che si concluderà il 28 luglio, giorno nel quale si commemora il battesimo del principe Vladimir, avvenuto nel 988, e la conseguente conversione al cristianesimo della Rus’ di Kiev.

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy