I tre volti del coraggio

Ventidipacesucaucaso

La parola “fratelli” è risuonata più volte nel corso di questo “viaggio dell’amicizia” sia in Azerbaijan sia in Georgia, il Paese dove la delegazione di “Rondine – Cittadella della pace” è arrivata nella serata del 18 luglio e dove ha avuto tre giorni di intensi incontri. Il riconoscersi fratelli perché accomunati dalla paternità di Dio, e quindi ancora più chiamati alla responsabilità della pace, è un valore a cui hanno fatto riferimento tutti i rappresentanti delle religioni e delle confessioni, incontrati in questi giorni: è successo con Salman Musayev, dell’Istituto islamico del Caucaso, in Azerbaijan, è successo a Tiblisi negli incontri con mons. Giuseppe Pasotto, amministratore apostolico del Caucaso per i latini, e con i vescovi Gherasme, responsabile delle relazioni estere, e Daniele, pastore della diocesi dell’Abkhazia, nell’appuntamento al patriarcato ortodosso.Una Chiesa in aiuto di un popolo colpito. Anche il microcosmo della delegazione di “Rondine” che sta compiendo questo itinerario, è composto da ragazzi che sono ortodossi, musulmani ed ebrei: il confronto interreligioso è il pane quotidiano e tutto il gruppo si è recato in visita alla moschea di Baku, alla sinagoga di Tiblisi e ha partecipato attivamente agli incontri con il vescovo Pasotto e i vescovi ortodossi. Oltretutto provenire dall’Italia, Paese a maggioranza cattolica, e trovarsi in nazioni dove i cattolici sono un’esigua minoranza è un’esperienza significativa che rovescia un po’ le prospettive. Mons. Giuseppe Pasotto ha raccontato, per esempio, che “la presenza della Chiesa cattolica in Georgia è stata salvata dal rosario”. Il vescovo ha ricordato che nel periodo comunista solo questa preghiera, che era recitata in casa dalle persone più anziane, ha mantenuto viva una fede che rischiava di perdersi. Attualmente la comunità cattolica georgiana è una piccola minoranza, rappresenta poco più dell’uno per cento della popolazione del Paese, a maggioranza ortodossa, ed ha circa 50.000 fedeli di tre riti: latino, assiro-caldeo e armeno. Le comunità sono in totale 25, ci sono 20 sacerdoti, quattro seminaristi e religiosi di varie famiglie e sono in formazione anche i primi 9 diaconi sposati.La guerra, un “grande colpo”. Passaggio fondamentale della Chiesa cattolica georgiana è stato il primo Sinodo, che si è svolto nel 2006, “durante il quale, anche con fatica – ha ricordato mons. Pasotto – abbiamo scelto tre direzioni: il coraggio della comunione, il coraggio della formazione, il coraggio dell’attività e dell’impegno”. La Chiesa cattolica, che gode di grande stima per il suo impegno caritativo, non è però ancora riconosciuta giuridicamente dallo Stato. La Caritas, nata nel 1994, si è subito occupata di organizzare mense per i poveri ed è stata molto attiva durante il conflitto del 2008 tra Russia e Georgia: è intervenuta direttamente nelle zone più difficili con attività a favore degli sfollati e ha in piedi vari progetti per il dopo-guerra, alcuni anche nella parrocchia cattolica che è in Abkhazia, zona al centro del conflitto. Mons. Pasotto ha rilevato che per i georgiani “la guerra è stata un grande colpo alle speranze e alla fiducia per il futuro, perché si sono ritrovati più impoveriti, più soli e con meno territorio sotto controllo. Si è capito che l’intervento militare non risolve mai i problemi: se non si accetta il vicino e non si cercano punti di collaborazione non si uscirà mai da questa situazione”.Il difficile cammino ecumenico. La comunità cattolica della Georgia, oltre al seminario, ha le facoltà di teologia e giurisprudenza dove studiano e insegnano insieme ortodossi, cattolici e protestanti. “Come Chiesa – ha raccontato mons. Pasotto – siamo molto impegnati sul fronte dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso: periodicamente ci ritroviamo con altri vescovi e le guide religiose di ebrei e musulmani. A questi incontri non partecipano gli ortodossi, né riusciamo a organizzare con loro momenti di preghiera comune”. Insomma le difficoltà ci sono ma “occorre avere pazienza e credere che la comunione è il sogno che Gesù ha per questa umanità”.La Chiesa, unica via di dialogo. L’importanza del fattore religioso nella risoluzione dei conflitti è stata ricordata, nel corso dell’incontro al Patriarcato ortodosso del 21 luglio, dai vescovi Gherasme e Daniele. “In questo momento – ha infatti ricordato il primo – non ci sono rapporti diplomatici tra Russia e Georgia e le uniche relazioni che ancora funzionano sono quelle tra le Chiese, che garantiscono la sola via di dialogo”. Dopo la guerra del 2008, che ha visto protagonisti i due Stati e la regione autoproclamatasi autonoma dell’Abkhazia, i sacerdoti e i religiosi sono dovuti scappare e “al vescovo e ai suoi preti è proibito entrare nel territorio abkhaso. E ciò, nonostante lo stesso patriarcato di Mosca abbia riconosciuto che la Chiesa ortodossa della regione fa parte della Chiesa georgiana”. “Certo – ha aggiunto – la Chiesa da sola non riuscirà a far ritornare la pace, perché i veri passi avanti vanno fatti dai politici”. Il vescovo Daniele ha poi sottolineato che “mai la Chiesa è stata cacciata dal proprio Paese” e si è dichiarato molto preoccupato per il suo popolo, al quale, senza sacerdoti né vescovo, “manca la forza spirituale”.(23 luglio 2010)

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