Tempo di rinascere

Lettera pastorale sui sacramenti

Una lettera pastorale sui sacramenti per “alimentare la riflessione sul tema e suscitare la revisione delle pratiche pastorali”. A proporla, intitolandola “Ri-nascere. Vivere di sacramenti”, sono i vescovi del Belgio. Il documento prosegue il percorso scandito dalle precedenti pubblicazioni: “Divenire adulti nella fede” (2006) corredato dalla Nota di lavoro “Crescere nella fede” del 2007, “Incontrare Dio nella sua Parola” (2008), e “La bella professione di fede – Il credo” del 2009. Il testo, annuncia Paul De Clerck, responsabile del Servizio “Annuncio e celebrazione”, verrà presentato ufficialmente il prossimo 18 settembre a Bruxelles dall’arcivescovo e primate del Belgio mons. André-Joseph Léonard.Ritornare alle sorgenti. Nel capitolo introduttivo, intitolato “Tesori insospettati”, i vescovi sottolineano che “l’incontro con il Signore è il cuore della fede cristiana, ma non dipende da noi”. Esso si realizza soprattutto attraverso “questi meravigliosi insiemi di parole e gesti che sono i sacramenti”; ben “più vitali di quanto si possa pensare; addirittura indispensabili”. Da questi “sette segni dell’amore divino” deriva “una forza meravigliosa di cui i primi cristiani avevano viva consapevolezza”. Secondo i presuli belgi, la Chiesa “non vive grazie a mezzi propri” o al dinamismo dei piani pastorali, ma “deve la sua esistenza allo Spirito che non cessa di rinnovare il popolo nei sacramenti”. Eppure oggi questi ultimi “pongono problemi” ai quali “è difficile, nella pratica, trovare soluzioni”. Di qui l’importanza di “ritornare alle sorgenti” per “riscoprire la logica interna e la bellezza dei sacramenti” e poter “crescere nella fede”.Segno dell’amore di Dio. “Gesù, il volto di Dio” è il titolo del capitolo successivo che, “in un tempo di relazioni fragili” come l’attuale, invita ad “accogliere l’amore di Dio attraverso le nostre colpe e ferite” perché esso “è più forte della morte”, “spezza le catene dell’odio” e diffonde “pace e riconciliazione”. A seguire “Rinati dall’acqua e dallo spirito” nel quale, dopo essersi brevemente soffermati su battesimo, cresima ed eucaristia, i vescovi invitano la comunità cristiana ad avere coscienza di essere “corpo di Cristo” e a “vivere nella società in modo tale da divenire segno visibile ed efficace dell’amore gratuito di Dio”. La riconciliazione e l’unzione degli infermi – quest’ultima definita “il sacramento dei deboli” – sono al centro di “Guariscimi, Signore”. Nel capitolo vengono affrontati, tra l’altro, il tema del rapporto fra giovani, peccato e penitenza, e la questione dei progressi della medicina in relazione agli anziani, ai malati e ai portatori di handicap. Questi ultimi, afferma il testo, “ci insegnano che il valore della persona non dipende dalle sue prestazioni”, e “diventano sacramento e segno della sollecitudine divina”.Custodire il Vangelo. “Per l’edificazione della Chiesa” è il capitolo dedicato al matrimonio e al ministero sacerdotale. Sul primo i vescovi affermano: “È l’amore di Cristo a svelarci con chiarezza il mistero dell’unione tra un uomo e una donna. Per questo il matrimonio è veramente i sacramento dell’amore divino”. Quanto al sacerdozio, i presuli distinguono tra “sacerdozio comune”, che come ha rammentato il Concilio Vaticano II riguarda “tutti i battezzati” e può essere per noi, “come per i primi cristiani, “motivo di fierezza e riconoscenza”, e “sacerdozio ministeriale”, che riguarda vescovi, preti e diaconi ai quali è affidato il compito di “custodire il Vangelo vivo nelle comunità”. “Occorre sempre riscoprire e prendere a cuore la nostra vocazione primaria: quella di cristiani. Si tratta di lasciarsi toccare dall’amore divino in parole e in gesti, e di viverlo nelle nostre comunità” si legge nelle Conclusioni. Solo così Dio “può fare di noi il suo ‘sacramento’ per il mondo. La nostra società conosce profondi mutamenti e molte persone sono in ricerca”. Di qui l’esortazione dei vescovi: “Diveniamo il loro prossimo, senza arroganza e senza complessi. Talvolta una buona parola restituirà loro la speranza. Talvolta il nostro modo di fare, senza parole, li toccherà. In ogni caso Dio ci assicura il suo amore. La comunità ecclesiale ne è un segno vivente”. Per questo “non dobbiamo né rincorrere le mode del mondo, né tenerci ai margini in modo compulsivo. I discepoli di Gesù non sono né conformisti, né aggressivi”; solo “tuffandosi” nel Vangelo possono divenire per tutti “segni di speranza”.Un percorso biennale. La lettera, spiega De Clerck, intende avviare un percorso biennale. Quest’autunno, i vescovi invitano a riflettere sui “sacramenti dell’iniziazione cristiana: battesimo, cresima ed eucaristia”. L’anno successivo sarà invece dedicato ai due sacramenti “legati a determinate circostanze: il male morale (riconciliazione) e fisico (unzione degli infermi)”, e a quelli del matrimonio e del ministero sacerdotale. Alla presentazione del 18 settembre seguiranno due incontri di approfondimento il 16 ottobre e il 27 novembre.

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