San Benedetto e il crocifisso

La responsabilità dei cristiani per il futuro dell'Europa

"Non nisi in obscura sidera nocte micant", le stelle brillano di più, quanto più fonda è la notte. Così sta scritto sullo stipite della porta del monastero di Subiaco. Mentre si celebra la festa di san Benedetto (11 luglio), non facciamo fatica a riconoscere che la notte fonda dell’impero romano a cavallo tra il quinto e il sesto secolo assomiglia assai alla notte fonda dell’Europa, che sulle ceneri di quell’impero ha cominciato a prendere forma, e di cui l’abate nato a Norcia nel 480 è stato un lucido precursore. Finiva il mondo antico e all’orizzonte non si intuiva ancora l’alba di un mondo nuovo, e quindi Benedetto visse in una notte, punteggiata però di luminose stelle.Tre stelle, in una sintesi di luce tra fede, cultura e lavoro: la croce, il libro e l’aratro sono, infatti, insieme, i simboli e gli strumenti della ricostruzione benedettina, che non si limitò a bonificare le terre abbandonate ma s’ingegnò a impiantare la "città cristiana" nel cuore dell’uomo. La croce fu il fondamento di tutto, perché "nulla deve essere preposto all’amore di Cristo", come dice la "Regola". Sotto lo sguardo del crocifisso gli uomini tornano a scoprirsi figli e fratelli, imparano a convivere con le loro mentalità diverse, a leggere, a scrivere, a copiare e a tramandare il mondo che si va disfacendo, come mattone di una cultura nuova. Il 30 giugno scorso – non sembra vero, ma è così – in un’atmosfera solenne e composta, alla Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo i giudici si sono radunati per una nuova tappa del procedimento sull’esposizione del crocifisso nelle scuole pubbliche italiane. Millecinquecento anni dopo Benedetto c’è chi la croce vuole espungerla dall’Europa, considerandola lesiva della libertà di educazione dei ragazzi. Come è noto, l’Italia ha presentato ricorso contro la sentenza del 3 novembre 2009, e Nicola Lettieri, prendendo la parola per conto del Governo italiano, ha dichiarato che "sembra piuttosto che si voglia imporre a tutti i Paesi europei l’estraneità della religione" nella vita nazionale. "Il crocifisso – ha aggiunto – è un simbolo passivo e muto e non influisce sull’educazione scolastica degli studenti ed è presente nella scuola pubblica non per convertire qualcuno, ma quale elemento della cultura e della tradizione" italiana. Ad appoggiare il ricorso del nostro Governo ha preso la parola anche Joseph Weiler, docente di diritto all’Università di New York. Egli rappresenta alcuni Stati che hanno dato il loro sostegno all’Italia, e precisamente: Armenia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Malta, Russia e San Marino. Weiler ha affermato: "Gli Stati che rappresento concordano sul fatto che la Convenzione dei diritti dell’uomo tuteli la libertà di religione e la libertà dalla religione", ovvero la libera scelta di non avere un credo religioso. Otto Stati sui 47 aderenti del Consiglio d’Europa. Un po’ pochi: e gli altri Stati dove sono? "Le stelle brillano di più, quanto più fonda è la notte". La frase incisa sullo stipite della porta del monastero del sesto secolo continua ad essere vera in questa Europa d’inizio del terzo millennio investita dalla crisi economica, ma ancor più affetta da una profonda crisi culturale che le fa dimenticare dove affondano le sue radici. L’abate Benedetto continua a ripetere inalterato il suo messaggio, in cui la croce getta luce sul libro e sull’aratro. Un altro Benedetto, il papa di Roma, non perde occasione per richiamarci alla responsabilità che i cristiani hanno sul futuro dell’umanità. Lo ha fatto domenica 4 luglio da Sulmona, ricordando la croce di un suo illustre predecessore, quel Celestino V che, rinunciando al papato, paradossalmente riaffermò proprio il primato della radicalità e-vangelica.

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